E’ in corso ad Alba Vinum (fino al 2 maggio)


Fino al prossimo 2 maggio ad Alba è di scena “Vinum”, evento cult dedicata all’enologia d’autore delle Langhe e Roero (che nasce dalla collaborazione fra la città di Alba, l’Ente Turismo Alba, Bra, Langhe e Roero e l’associazione Go Wine che ne cura l’organizzazione), diventata grazie ai numeri, aziende e pubblico, il più importante evento dell’anno in Piemonte per gli “enoturisti”.


Alba, con le Langhe ed il Roero, con cinque enoteche regionali e molte botteghe del vino, rappresenta una meta abituale per gli enoturisti; un luogo dove tutto l’anno andare per colline, visitare castelli e cantine, percorrere centri storici ricchi di fascino e cultura. E Vinum vuole rappresentare il momento-top di questa proposta con un programma di eventi pensati per dare al turista del vino qualcosa di unico e irripetibile.



Un sondaggio “Gli eno-weekend-appassionati sono sempre di più,

ma anche più esigenti”



Anche le ricerche più recenti confermano che gli enoappassionati per un weekend all’insegna del buon bere sono sempre di più ma ora abbiamo anche un loro identikit. Le impressioni degli enoturisti italiani sono stati raccolti in un sondaggio realizzato da www.winenews.it e promosso dall’associazione Go wine in occasione di Vinum.


Il sondaggio condotto su 8.850 enonauti, ovvero appassionati già fidelizzato al mondo del vino e di Internet hanno dato, in sintesi, questo risultato: scelgono il Chianti, le Langhe e Montalcino per un weekend all’insegna del buon bere; sono disposti a spendere, in media, per questa mini-vacanza, dai 150 ai 250 euro, senza rinunciare all’acquisto di qualche buona bottiglia; sanno riconoscere i buoni produttori di vino e anche la qualità dell’accoglienza: non gradiscono l’improvvisazione e sono convinti che molto ancora resti da fare nel nostro bel Paese. Insomma si è ben lontani dai programmi enogastronomici francesi o made in Usa.


Ma, in particolare, nel sondaggio condotto da “winenews” non mancano le sorprese, purtroppo anche negative. A cominciare dai prezzi, che sono letteralmente “saltati”.

Ma c’è di peggio: secondo il 60% degli intervistati, l’offerta del turismo del vino è attualmente in Italia caratterizzata da improvvisazione, individualismo ed episodicità. E l’accoglienza nelle cantine (in termini di accessibilità, orari, servizi e cura del turista) è definita scarsa dal 27% degli enonauti e appena sufficiente dal 40% (è buona, invece, per il 31%; eccellente solo per il 2%). Un bilancio sconfortante che da corpo a non pochi problemi ed a tutta una serie di considerazioni, che gli enoappassionati “sondati” così spiegano: “manca per il turismo del vino una logica di sistema, un’offerta di territorio e spesso la concorrenza fra vicini prende il sopravvento sulle necessarie sinergie e sull’esigenza di valorizzare l’intera filiera agroalimentare”; “manca, ancora, troppo spesso la necessaria sincronia fra aziende, operatori turistici, istituzioni ed enti locali; e le stesse aziende, soprattutto di piccole dimensioni, non capiscono la necessità di investire e di impegnarsi anche sul fronte della qualità del servizio e dell’ospitalità, limitandosi spesso al loro interesse di vendita di qualche bottiglia di vino”; e, su questo stesso versante delle carenze gravi, c’è da registrare “una scarsa comunicazione, per di più episodica e legata ad eventi stagionali, quando la promozione di un territorio, delle sue tipicità, dei suoi prodotti, richiede invece un impegno a tutto campo e continuo per determinare ricadute omogenee e durature nel tempo”.

 

 

 

 

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