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L'addio ad Antonio Amato, “portatore di pace e cultura gastronomica nel Mondo”
Una Chiesa piena di gente e di dolore ha dato l'addio, sabato 5 giugno 2004, ad Antonio Amato ucciso dai terroristi di Al Qaida in Arabia Saudita a migliaia di chilometri di distanza dal suo Paese.
Tantissima era la gente, insieme alle autorità, presente, ma su tutti spiccavano i cappelloni bianchi degli chef, schierati lungo le navate della Chiesa di San Luca a Varcaturo, frazione di Giugliano, a Napoli, per dare l'ultimo saluto al loro collega e conferirgli alla memoria il diploma di “maestro di cucina”.
Ci sono stati momenti di intensa commozione specie quando è stata recitata la preghiera dei cuochi al loro protettore San Francesco Caracciolo e quando dal microfono Ylenia, la sorella di Antonio, ha declamato che “la violenza è l'arma dei più deboli, la non violenza l'arma dei più forti. Chi segue il cammino della verità -ha aggiunto- non inciampa, l'uomo deve dire dove abita la sua anima, ma non il suo corpo”. Dal canto suo Fabio, il fratello e amico: “Ricorderemo la tua passione per il lavoro, il tuo coraggio di cittadino del mondo e anche quel piatto di spaghetti alla carbonara che ci preparavi con latte, panna e tanta gioia”.
Tutti erano presenti con “il cuore ferito” come aveva, in precedenza, sottolineato Davide Cananzi, chef allo Hyatt Regent Kolkata in India, che con Antonio si era scambiato il posto di lavoro, perché “abbiamo perso uno dei nostri Ambasciatori della tradizione culinaria italiana, portatore di pace e cultura gastronomica”.
Vogliamo pensare per sempre ad Antonio come l'interprete di quella cultura gastronomica che esce dall'ambito ristretto del semplice folklore per assurgere a scienza degna di attenzione, di studio e di approfondimento scientifico. Quella gastronomia attenta all'evolversi della società e dei suoi cambiamenti sociali.
Anche questo aspetto veniva forse sottolineato dalla tanta gente che si è stretta alla famiglia Amato “con calorosa e sentita commozione” come ci ha scritto Tommaso, uno degli chef che ha partecipato ai funerali a nome del Forum GVCI.
Noi di INformaCIBO lo vogliamo ricordare per sempre come artigiano del cibo e portabandiera del Made in Italy nel Mondo.
dt
Ciao Antonio,
Oggi è una giornata di lutto
anche per noi di INformaCIBO.
Antonio Amato “era uno di noi”, è
morto “per lavorare”; il sogno di una vita affogato nel sangue.
Eppure
svolgeva una missione di pace nel
mondo: quello di cucinare italiano.
Antonio Amato era entrato a far parte
della nostra “comunità” da quando abbiamo stretto un
legame e una forte
amicizia con il Gruppo degli Chef
italiani all’estero e il Forum di Mario Caramella, Mario Musoni,
Marisa Avalis,
Giacomo Gallina, Rosario Scarpato,
Alberto Gianati e tantissimi altri amici sparsi per tutto il Mondo.
Una fine orribile quella di Antonio, di
uno che “era fuori da questa orribile guerra” e che amava solo la
vita, il suo
lavoro e i suoi cari.
Noi non lo dimenticheremo e non lo
dimenticheranno mai gli chef italiani all’estero che come lui
girano il mondo
con la speranza di una vita serena e
pacifica, come dimostrano le loro e-mail scritte con rabbia e dolore.
Ciao Antonio, da INformaCIBO e da
quella ventunesima Regione gastronomica d’Italia rappresentata
dagli amici
del GVCI.
I forti legami affettivi di tutti noi
si legano oggi al dolore della tua famiglia, a Ylenia, a Fabio e a
mamma
Pompea e papà Benedetto.
Ciao Antonio, che la terra ti sia
lieve.
Parma, 30 maggio 2004
La redazione di INformaCIBO
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Andreotti,
Veronesi e Quilici
i
vincitori del Sirmione Catullo 2004
Raddoppia
quest'anno il Premio Sirmione Catullo alla carriera: la giuria
lo ha assegnato a Giulio Andreotti, per la sua intensa
attività editoriale, ed a Umberto Veronesi, per
il suo ragguardevole impegno nella ricerca scientifica. Al regista
Folco Quilici e' andato il Premio giornalistico per
l'attività televisiva, a riconoscimento dell’importanza e
del valore dei suoi numerosi reportage sul mare italiano. Andrà
invece ad un format sportivo il premio per la miglior trasmissione
dell’anno, che sarà votato da una giuria popolare di utenti
della biblioteca civica di Sirmione e che sarà reso noto solo
durante la serata delle premiazioni che si attende nella
cittadina gardesana per il prossimo 6 luglio.
Come
ogni anno, la cerimonia si svolgerà nella suggestiva cornice
della splendida Sirmione, dove il castello Scaligero illuminato per
l’occasione e il caratteristico porticciolo sul lago, faranno da
sfondo ad un galà-evento ripreso dalle
telecamere di RaiUno per una prima serata di cultura e
spettacolo. Sarà Carlo Conti a fare gli onori
di casa affiancato dalla bellissima Serena Autieri. Tra
gli ospiti, oltre ai giurati ed ai vincitori, una folta schiera di
artisti e cantanti tra cui Lucio Dalla.
La
trasmissione sarà trasmessa da RaiUno alle 20,55 del 7 luglio.
Arrivato
alla sua ventitreesima edizione, il Premio Sirmione Catullo è
un appuntamento ormai consolidato nel panorama culturale italiano.
Titolo prestigioso e ambìto, vanta una giuria di primo piano
presieduta da Bruno Vespa e composta da Antonio Caprarica,
Fabrizio Del Noce, Carmen Lasorella, Corradino Mineo,
Carlo Rossella e Mario Pasi.
Nato
nel 1980 come premio letterario, ha da sempre contato su una giuria
composta da scrittori e critici tra i più famosi in Italia,
nonché opere dalle firme prestigiose come Piero Chiara,
Alberto Moravia, Primo Levi e Mario Rigoni Stern, per citarne alcuni.
Dall’edizione
2000, la formula della manifestazione ha esteso il proprio ambito
rivolgendo l’attenzione ai giornali e alla televisione.
Con
la ventesima edizione è stato istituito anche il Premio alla
Carriera destinato a giornalisti, ad autori, conduttori, o a
personalità della cultura e dello spettacolo, che abbiano
meritato particolare considerazione a livello nazionale.
Del
2002, infine, l’istituzione di un premio giornalistico dedicato a
quel tipo di giornalismo capace di rendere tangibili, con la
testimonianza diretta e appassionata dei fatti e dei problemi
nazionali e internazionali, le pagine che segnano la vita civile e
sociale del nostro Paese.
COMUNE
DI SIRMIONE: 25010 SIRMIONE - Piazza Virgilio, 52 - tel. 030
99091 - fax 030 9909112
e-mail:
cultura@sirmionebs.it
www.premiosirmionecatullo.it
Segreteria
Organizzativa: 37121 Verona - Corso Cavour, 41 - tel.
045 8033664 - fax 045 8069629
Consigli
letterari di Rosario Scarpato
sulla cucina afrodisiaca; link
sulle ricette
"Vi offriro' un filtro senza pozioni,
senza erbe, senza alcuna magia o
stregoneria: se desiderate essere
amati, amate!"
[Seneca, filosofo romano, II sec. d.C.]
La Cucina afrodisiaca
San Valentino è alle porte e
così abbiamo chiesto a quel grande giornalista
eno-gastronomico che risponde al nome di Rosario Scarpato di darci
qualche “notizia” sulla cucina afrodisiaca.
InformaCIBO ve lo propone qui sotto.
"Per quante ricerche
bibliografiche abbia effettuate nei decenni in cui mi sono
interessato di gastronomia, ho sempre riscontrata l'esistenza di
questa cucina esaltante, ma essa non e' mai stata confortata da
alcuna relazione medico-scientifica o farmacologica in cui si potesse
accertare la presenza di una qualsiasi sostanza ad azione endogena.
Questi vantati benefici effetti vanno
intesi piu' come una diceria, come un particolare stato d'animo, un
piacevole senso di soddisfazione, un attimo di beatitudine che viene
a crearsi quando ci si accompagna ad un elettrizzante compagna/o,
giovane, allegra e piacente"
[Nello Oliviero buonanima, medico,
vicepresidente nazionale dell'Accademia Italiana della Cucina, nel
suo libro "La gastronomia di Napoli nell'arte e nella fantasia"]
Ecco un link in inglese, segnalatoci
sempre da Rosario, utile per chi e' alla ricerca di ricette
afrodisiache:
http://www.starchefs.com/features/aphrodisiacs/volume_01/html/index.shtml

PREMIO
GIORNALISTICO
Luigi
Barzini all'inviato speciale, quindicesima
edizione:
vince
MONICA MAGGIONI
O
R V I E T O Palazzo del Popolo sabato 24 aprile 2004 ore 16,00
E'
Monica Maggioni, inviata del TG1, la vincitrice del Premio
LUIGI BARZINI all'Inviato Speciale 2004, uno dei riconoscimenti più
ambiti e prestigiosi nel panorama nazionale che viene assegnato oggi,
sabato 24 aprile, nel Palazzo del Popolo ad Orvieto dove Luigi
Barzini era nato. Un appuntamento che ormai da quattordici anni
richiama nella splendida città d¹arte umbra i nomi più
prestigiosi del giornalismo, puntando l'attenzione su una
professionalità storica la cui attualità viene
fortemente riproposta dalle trasformazioni in corso nel sistema
dell¹informazione, e soprattutto da un accavallarsi drammatico e
convulso di grandi eventi che stanno segnando il mondo.
Dopo
Enzo Biagi, Mimmo Càndito, Arrigo Levi, Stefano Malatesta,
Igor Man, Ettore Mo, Indro Montanelli, Alberto Ronchey, Paolo Rumiz,
Barbara Spinelli, Gian Antonio Stella, Tiziano Terzani, Bernardo
Valli, Demetrio Volcic, il premio a Monica Maggioni è il
riconoscimento di una continuità e di un impegno coerente
giocati là dove nascono le notizie. Monica Maggioni, nata a
Milano il 20 maggio 1964, con le sue testimonianze lucidissime e al
tempo stesso coinvolgenti come inviato “embedded” al seguito
delle truppe in Iraq, a distanza di un secolo sembra idealmente
riallacciarsi proprio ai resoconti e alle cronache dai remoti campi
di battaglia. Di seguito la motivazione del Premio
assegnato dalla Giuria composta da: Gaetano Afeltra, Erik
Amfitheatrof, Giulio Anselmi, Enzo Biagi, Rodolfo Brancoli, Mimmo
Càndito, Paolo Granzotto, Alberto La Volpe, Arrigo Levi,
Miriam Mafai, Stefano Malatesta, Igor Man, Ettore Mo, Piero
Ostellino, Alberto Ronchey, Paolo Rumiz, Barbara Spinelli, Gian
Antonio Stella, Tiziano Terzani, Bernardo Valli, Demetrio Volcic.
Ha
cominciato con un master in giornalismo radio-televisivo un cammino
professionale che l'ha portata a raccontare per la tv alcuni degli
accadimenti che con più drammaticità hanno segnato
questi anni. Ha consolidato via via un¹esperienza professionale
che è passata da un canale dedicato all'informazione come
Euronews alla testata generalista, il Tg1, che da sempre rappresenta
un punto di riferimento per il serviziopubblico e per il Paese. E'
qui che ha cominciato a viaggiare e a documentare con servizi,
reportage e speciali. Dal colera in Mozambico alla seconda Intifada,
dalle elezioni presidenziali americane, dalla minaccia terroristica
dell'anthrax alla guerriglia al confine tra Birmania e Thailandia,
Monica Maggioni ha portato nel mestiere dell'inviato una personale
sintesi di competenza e misura, di partecipazione ed equilibrio. Con
questo bagaglio ha saputo restituire una testimonianza fortemente
vissuta e di estremo coinvolgimento emotivo da uno dei fronti della
guerra dell'Iraq. Giorno dopo giorno, come reporter “embedded”,
ha condiviso con i soldati il rischio e la tensione di una guerra in
diretta. E ha aggiunto, nell¹epoca della televisione e dei nuovi
media, un altro capitolo ad un percorso che proprio un secolo fa
cominciava con i resoconti da remoti campi di battaglia. Consegnadole
il Premio Barzini, la Giuria riconosce in Monica Maggioni il segno di
una continuità e di un impegno coerente e ancora una volta
giocato là dove nascono le notizie.
La
consegna del Premio intitolato al grande inviato speciale del
Corriere della Sera, tra i più famosi giornalisti italiani
dell'inizio del secolo, è anche l'occasione per approfondire
il tema della professione dell¹inviato speciale e dei
cambiamenti ai quali è andata incontro questa figura. Molte
le sollecitazioni e gli spunti dalla tavola rotonda sul tema
Alle fonti dell¹informazione: da dove e da chi vengono le
notizie? Riempiono giornali e telegiornali: le notizie
alimentano un'instancabile macchina dell¹informazione ed il loro
flusso ininterrotto entra nella vita di ogni giorno. Ma da dove
provengono? Per quali canali vengono raccolte e messe in
circolazione? Chi soprintende al lungo cammino che trasforma un
accadimento in una news? Come se ne fonda l'autorevolezza e
l'attendibilità? Sono molti i casi che testimoniano di quanto
su questo processo possano gravare ombre e ambiguità che
rischiano di mettere a repentaglio uno dei cardini della stessa
democrazia. Alle fonti dell'informazione prova a ripercorrere a
ritroso un filo nel labirinto. Partecipano alla tavola rotonda:
Rodolfo Brancoli, Paolo Franchi, John Hooper, Alberto La Volpe,
Miriam Mafai, Monica Maggioni, Pier Luigi Magnaschi, , Giancarlo
Santalmassi, Gian Antonio Stella. Conduce Paolo Gambescia. Sarà
un¹occasione per riflettere su un problema di cui anche i
recenti eventi nazionali ed internazionali hanno documentato la
particolare importanza. Quello delle fonti è, infatti, uno
snodo essenziale attraverso cui si gioca non solo l¹attendibilità
dell'informazione, ma un fondamento della stessa vita democratica di
un paese.
Curriculum
vitae Monica Maggioni:
Nata
a Milano il 20 maggio 1964 Laureata in lingue e letterature
moderne con la specializzazione in critica letteraria francese il 31
ottobre 1989.
Dopo l¹università comincia a
collaborare con giornali e tv locali. Viene poi ammessa al master in
giornalismo radiotelevisivo organizzato dalla RAI in collaborazione
con l'Università di Perugia. Nel 1994 si trasferisce a
Lione (Francia) dove viene assunta presso Euronews, canale televisivo
via satellite. Ad Euronews si occupa dapprima del
telegiornale poi degli approfondimenti. Realizza una serie di
documentari sull'Europa e un reportage dalla Cina nell'ottobre 1995.
Nel 1996 torna in Italia dove collabora con TV7, settimanale
di approfondimento del TG1. Realizza une serie di servizi dall¹estero
(l'epidemia di colera in Mozambico, il rientro in autobus dei
marocchini che lavorano in Italia, Tangeri e Tahar Ben Jelloun).
Nel
1998 conduce la serie estiva del programma Unomattina di raiuno.
Nel
1999 conduce il tg del mattino e realizza una serie di reportage
dall¹estero.
Nel 2000 conduce nuovamente Unomattina poi
in settembre parte per il Medio Oriente dove segue le vicende legate
allo scoppio della seconda intifada.
In ottobre segue le elezioni
presidenziali americane.
Nel 2001 conduce TV7 settimanale di
approfondimento del TG1, in giugno realizza un documentario in Iran e
dopo l'11 settembre parte per il Medioriente e successivamente per
gli Usa, dove realizza reportage sull¹eversione interna
americana, la minaccia dell¹anthrax, il dopo attentati...
Nel
2002 realizza un documentario con i guerriglieri Karen sul confine
tra Birmania e Thailandia. In marzo e aprile è in
Israele e nei Territori palestinesi nel momento più drammatico
del conflitto tra i due popoli. Realizza una serie di reportages.
Nel 2003 segue dagli Usa le diverse fasi di preparazione
della guerra in Iraq e subito dopo parte per il conflitto al seguito
delle truppe americane come reporter “embedded”. Dopo la
dichiarazione della fine ufficiale del conflitto rimane in Iraq a
documentare le difficili fasi del dopoguerra.
Da tre anni
insegna all'Università Cattolica di Milano Teoria e Tecnica
del linguaggio televisivo.
Raspelli
premiato al “Grinzane Cavour”
Premiati
anche gli studenti delle Scuole Medie
Edoardo
Raspelli, giornalista, critico gastronomico e conduttore di
“Melaverde”, è risultato vincitore della prima edizione
del concorso “Scrivi il paesaggio dell’olio”, istituito dal
Premio Grinzane Cavour, con il sostegno della Regione Liguria e in
collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e
Imperia, la Banca Carige SpA, Il Secolo XIX, la Camera di Commercio
di Genova e la Camera di Commercio di Imperia. Raspelli ha vinto il
premio dedicato al personaggio del mondo della comunicazione che ha
contribuito alla cultura dell’olio e dell’alimentazione di
qualità in Italia e all’estero.
Sono
stati anche premiati gli studenti delle scuole medie superiori.
“Scrivi il paesaggio dell’olio” è infatti un concorso
che propone ai giovani di descrivere il paesaggio tipico degli
uliveti, di raccontare storie e leggende ad esso collegate e di
rievocarne le tradizioni; in tal modo si intende promuovere l’idea
del paesaggio e del territorio intesi non solo come espressioni della
natura, ma anche come deposito di storia, cultura e costume delle
comunità che vi risiedono.
La
premiazione è stata preceduta da un incontro sul tema “Cultura
dell’alimentazione: immaginari e comportamenti giovanili”. Il
dibattito si pone l¹obiettivo di approfondire, anche con il
confronto con i numerosi giovani studenti presenti all¹iniziativa,
le motivazioni alla base dei più comuni comportamenti
giovanili nel mondo dell¹alimentazione tra il “modello fast
food” e quello della dieta mediterranea. L’incontro è
stato moderato da Corrado Augias (Scrittore) e ha visto gli
interventi di Donatella Bianchi (Conduttrice di “Linea Blu” - Rai
Uno), Pietro Isnardi (Rappresentante dei produttori oleari), Romana
Petri (Scrittrice), Giovanni Rebora (Professore di Storia Economica
presso l’Università di Genova - Cultore di storia
dell¹alimentazione) e Giuliano Soria (Presidente del Premio
Grinzane Cavour).
La
giuria era composta da Boris Biancheri (scrittore), Giuseppe Conte
(scrittore), Davide Paolini (critico enogastronomico), Antonio Di
Rosa (Direttore de Il Secolo XIX), Gianni Plinio, Piero Gilardino,
Giuliano Soria, Rita Testa (Consigliere per le Attività
Culturali della Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia) ed
Emilio Molinari (Direttore Relazioni Esterne della Banca Carige SpA)
ed ha decretato Silvia Roncone (Sestri Levante - Genova) e
Laura Beccari (Genova) vincitrici per la sezione riservata
agli studenti delle scuole medie superiori della Liguria, Cecilia
Anesi (Città della Pieve - Perugia) e Francesca Noemi
Drogo (Beinasco - Torino) per la sezione nazionale riservata agli
studenti delle scuole medie superiori italiane.
Premio
Grinzane Cavour
011/81.00.111
info@grinzane.it
- www.grinzane.it
INFORMACIBO RICORDA BALDASSARRE
MOLOSSI,
UN GRANDE GIORNALISTA E “GASTRONOMO
DI RAZZA”
di Donato Troiano
“E’ la notizia che nessuno di noi
avrebbe mai voluto scrivere”, così ha commentato la
“Gazzetta di Parma” la morte di Baldassare Molossi che di quel
giornale, il più antico d’Italia, fu direttore per ben 35
anni. Non è stato però un semplice direttore ma il
vero artefice della costruzione di un “giornale nuovo”,
attentissimo alla cronaca locale tanto da portarlo da 10.000 a 50mila
copie vendute.
Anche noi di INFORMACIBO lo vogliamo
ricordare, a due settimane dalla sua scomparsa, con affetto e acuto
dolore per una mancanza che peserà per sempre nella città
di Parma, sede anche della nostra redazione centrale.
Fu un polemista eccelso e un
protagonista sui generis, che diceva “pane al pane e vino al
vino”. E questo suo atteggiamento, anche nei momenti di
dissenso aperto con le idee politiche maggioritarie della sua città,
lo portava ad avere un rapporto vivo con i lettori.
Parma ha perso un personaggio centrale
che aveva seguito con fiuto giornalistico tutte le vicissitudini
della città.
INFORMACIBO lo aveva contattato il
giorno prima che si sentisse male per chiedergli un commento ad un
“succoso” pezzo scritto da Camillo Langone su “Il Domenicale”
dal titolo “Anolini”. Non l’aveva letto ma ci aveva gentilmente
promesso un suo commento. Un commento che però non ha mai
potuto scrivere.
Lo ringraziamo ancora.
E lo ringraziamo anche perché,
oltre alla sua figura di grande giornalista, ha operato per far
crescere la cultura gastronomica della cucina italiana in qualità
di vice-presidente nazionale dell’Accademia Italiana della Cucina.
Lo ricordiamo con uno scritto del
professor Giovanni Ballarini, suo amico e autorevole membro
dell’Accademia Italiana della Cucina.
Senza Molossi la cultura gastronomica
italiana sarà più povera e il cammino si fa più
impervio per “chi ama il buon gusto”.
RICORDO
DI BALDASSARRE MOLOSSI
CRITICO
DELLA GASTRONOMIA ITALIANA
del
Prof. GIOVANNI BALLARINI dell’Università di Parma
e
del Centro Studi dell’Accademia Italiana della Cucina
La
scomparsa del giornalista Baldassarre Molossi, avvenuta a Parma il 2
ottobre 2003, è stata una grave perdita della cultura
gastronomica italiana.
Intellettuale
acuto ed illuminato, liberale nell’animo e nelle scelte, si era
appassionato a tutte le manifestazioni artistiche, in modo
particolare al cinema, alle tradizioni culturali ed in modo
particolare di quelle gastronomiche. In quest’ultima linea, per
molti anni aveva retto la Delegazione di Parma dell’Accademia
Italiana della Cucina, di cui era poi divenuto Segretario Generale e
poi Vice-Presidente.
Molti
sono i giornalisti “gastronomi di razza”: basterà citare
Orio Vergani e Massimo Alberini. Baldassarre Molossi era uno di
questi. Nella sua lunga vita di giornalista, sia nel “suo”
giornale – la Gazzetta di Parma – sia in una gran varietà
di riviste, nel corso di oltre cinquanta anni Molossi è stato
un attento osservatore e soprattutto profondo critico della cucina
parmigiana e nazionale, in tutti i suoi valori culturali. Una piccola
parte del suo lavoro di critico gastronomico è raccolto in un
volume sulla Cucina Parmigiana e nelle voci di gastronomia
dell’Enciclopedia Parmigiana. Gran parte del suo lavoro di critico
della cucina e della gastronomia rimane ancora sparso
nell’innumerevole serie d’articoli, di diverse dimensioni, che
andrebbero raccolti, per la loro attualità e, soprattutto, per
il valore educativo e formativo, ottenuto con una gran conoscenza e
cultura, accompagnate sempre da una grande ironia.
IL
GIUSTO RICONOSCIMENTO A DUE BRAVI ARTISTI: DE GREGORI E MARINI
Al grande concerto organizzato dai sindacati per il primo maggio a
Roma c’è stata l’applauditissima esibizione di Francesco
De Gregari e Giovanna Marini. Insieme hanno chiuso la
manifestazione con la versione di Bella ciao in chiave
mondine, quella che nella prima strofa dice: “Stamattina mi sono
alzata / laggiù in risaia mi tocca andar”, per proseguire
con le parole: “ E fra gli insetti e le zanzare / un duro lavoro ci
tocca far”.
Ma
questo duetto insolito, una vedette del rock nazionale e una figura
mitica (ma semisconosciuta) dell'Italia dell'opposizione, oltre alla
manifestazione del primo maggio 2003, hanno spopolato negli ultimi
mesi con un bel disco.
Insieme
hanno fatto un disco "Il fischio del vapore"
che contiene quattordici canzoni popolari di protesta riarrangiate e
interpretate insieme. Michele Serra ha scritto su "La
Repubblica": "pareva dovessero occuparsene solo gli
intellettuali tristi, invece se ne sono occupati (entusiasti) anche
le trasmissioni televisive di Fiorello e di Gianni Morandi".
Perche' quello che ha maggiormente sorpreso e' stato il boom di
vendite del disco: e' uscito a meta' novembre dell'anno scorso e ha
gia' venduto oltre 200mila copie ed e' stato, in questi ultimi tempi,
sempre ai primi posti nelle classifiche dei dischi venduti. Anche il
quotidiano francese "Le Monde" ha dedicato a questo disco
un'intera pagina. L'album contiene, tra le altre, le canzoni "Bella
ciao", "Sacco e Vanzetti", "I treni
per Reggio Calabria", "L'abbigliamento di un
fuochista", "Sirio", nonche' i due brani
"Il cuoco di Salo'", per il quale ha collaborato
Franco Battiato, e "Natale di seconda mano" a cui ha
contribuito Nicola Piovani.
Un bel (e tardivo) riconoscimento per la brava Marini. Ha ragione
Serra quando scrive "la Marini, che da noi non viene neanche
invitata in terza serata (i nostri grandi timonieri televisivi
neanche sanno chi è), in Francia è una star, sia pure
per il pubblico colto".
Ma le alte vendite di questo disco hanno dimostrato che
l'autore di "Rimmel" e l'instancabile cantautrice del '68
piacciono ancora a tanta gente. Per fortuna, aggiungiamo noi, e ne
siamo contenti.
L'ULTIMO
CANTO DI GABER: AMORE, IL RESTO E' NIENTE
Un sito che vuole essere qualcosa di più di
un portale per l'alimentazione sana non poteva, al debutto della sua
rubrica "varia umanità", non ricordare Giorgio Gaber che ci ha
lasciato il primo giorno di quest'anno. Vogliamo farlo trascrivendo
il resto della canzone ai bambini che è stata la conclusione
struggente dei suoi funerali: "Date fiducia all'amore, il resto è
niente...".
Sugli scaffali delle librerie l'album "Io non
mi sento italiano", che contiene questa canzone, è arrivato il 24
gennaio scorso, un giorno prima di quel che sarebbe stato il suo
compleanno. E' una canzone bella e dolce e solo apparentemente
diversa dalle altre. Da quella sua "libertà" che "non è uno spazio
libero" ma "libertà di partecipazione" a quella che rispondeva al
facile ecologismo di Celentano che si scagliava contro chi aveva
distrutto i prati di via Gluck per narrare la storia di una coppia
che voleva sposarsi, ma non aveva una casa dove andare ad abitare e
se la prendeva con chi lasciava i prati al loro posto e non
costruiva appartamenti per le giovani coppie. Gaber non stava dalla
parte degli imprenditori speculatori, ma non gli andava il facile
romanticismo di Celentano; e per finire a quel tipo che "passava la
sera scolando Barbera" e tante altre.Al funerale, hanno
scritto i giornali, c'erano moltissimi Cerruti Gino.
d.
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Non insegnate ai
bambini |
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Non
insegnate ai bambini
non
insegnate la vostra morale
è così stanca e
malata
potrebbe far
male
forse
è una grave imprudenza
è lasciarsi in
balia
di
una falsa coscienza.
Non
elogiate il pensiero
che è
sempre più raro
non
indicate per loro
una
via conosciuta
ma se
proprio volete
insegnate soltanto. È la magia della
vita.
Giro
giro tondo cambia il mondo.

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Non
insegnate ai bambini
Non
divulgate illusioni sociali
Non
gli riempite il futuro
Di
vecchi ideali
L'unica cosa
sicura
È
tenerli lontano
Dalla
nostra cultura.
Non
esaltate il talento
che è
sempre più spento
non
li avviate al bel canto,
al
teatro alla danza
ma se
proprio volete
raccontategli il sogno di
un'antica
speranza.
Non
insegnate ai bambini
ma
coltivate voi stessi
il
cuore e la mente
stategli sempre
vicini
date
fiducia all'amore
il
resto è niente.
Giro
giro tondo cambia il mondo.
Giro
giro tondo cambia il mondo |
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Vi
ricordiamo inoltre che Rosario Scarpato
collabora regolarmente
con vari media internazionali tra i quali il mensile italiano
Gambero
Rosso,
il supplemento Epicure del quotidiano The
Age
(Australia) e altre pubblicazioni tra le quali Divine
(Australia) e i mensili Sobremesa
(Spain) e Cuisine
& Vins
(Argentina). Per questi giornali Rosario ha scritto reportage
enogastronomici su numerosi paesi tra i quali Argentina,
Australia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Grecia, Giappone, Nuova
Zelanda, Peru’, Portogallo, Singapore, Tailandia e Stati Uniti.
Rosario ha inoltre pubblicato diversi libri e ha una lunga
esperienza in media elettronici come produzioni multivisive,
televisive, radiofoniche e di siti Internet.
Rosario
è anche un ricercatore gastronomico ed è autore di
innovativi saggi e ricerche sulla gastronomia come disciplina
accademica indipendente e sulla gastronomia sostenibile. Dopo
studi universitari in sociologia all’Università di Napoli
ha conseguito un Master all’Università RMIT (Royal
Institute of Technology) di Melbourne e sta completando il suo
Dottorato di Filosofia post-universitario a La Trobe University
Melbourne, dove insegna anche nel corso di Gastronomia come
Prodotto Turistico.
www.rosarioscarpato.com
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