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NEL
SILENZIO DEI CHIOSTRI
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QUANDO LE MONACHE TI PRENDONO………PER LA GOLA>
di
Alfredo Zavanone
Quando
a cucinare sono gli Angeli………al femminile ci si trova a tavola
in conventi e monasteri dove le religiose si dedicano
all’agricoltura, trasformando i prodotti ortofrutticoli in pregiate
produzioni enogastronomiche, come in Liguria, a Sanremo (Imperia),
dove nel Monastero della Carmelitane Scalze si produce non
solo un eccellente olio d’oliva extravergine, ma anche deliziose
marmellate di arance amare, cedro e limone, rabarbaro, liquirizia e,
non ultima, anche frutta sciroppata.
Nel
Lazio, a Vitorchiano (Viterbo), nel Monastero di Santo Spirito. Si
preparano i tradizionali dolci con pasta di mandorle e frutta
martorana, se condo una antica ricetta originaria del Trecento.
In
Francia, sulla Costa Azzurra, all’Abbaye Cistercienne Notre Dame da
la Paix, le suore confezionano piccole statue di cioccolato e
deliziosi cioccolatini.
I
devoti che si recano in pellegrinaggio al Santuario francese di
Lourdes possono acquistare dalle suore del monastero un delizioso
cioccolato di loro produzione.
Altre
ghiottonerie preparate nei vari conventi francesi si possono scoprire
recandosi a Nizza, alla Boutique Monastique, dove si possono
acquistare biscotti, elisir, aceti e altre specialità
enogastronomiche e medicinali.
Da
diversi anni in Piemonte, per iniziativa della Casa Vinicola Bava
di Cocconato d’Asti, viene organizzato a “Casa Brina” un
simposio internazionale dedicato al “Vino della Santa
Messa”. Con Roberto Bava, promotore dell’iniziativa,
partecipano scrittori, studiosi di enologia e, soprattutto,
religiosi. Sul vino per la Messa la stampa specialistica ha sempre
dato largo spazio all’iniziativa, poco invece si parla delle “Suore
del vino bianco”, che operano da novant’anni nelle Langhe, con
sede a Santo Stefano Belbo, dove sorge il monastero delle “Figlie
di San Giuseppe”.
In
questo paese che ha dato i natali allo scrittore Cesare Pavese si
produce, infatti, uno speciale “Moscato”, richiesto dai sacerdoti
di tutta Italia per la celebrazione della Santa Messa. (Vaticano
compreso) Responsabile della vinificazione è, da sempre, la
Madre Superiora ed attualmente ai vertici della Congregazione c’è
Suor Angelita, proveniente dalla Diocesi di Verona, da diversi anni a
Santo Stefano Belbo (Cuneo), dopo un lungo periodo di lavoro come
missionaria in terre lontane.
Le
suore si tramandano oralmente i segreti della vinificazione, lavorano
in silenzio, quasi appartate dal mondo, nel loro Monastero che sorge
alla periferia del paese, quasi a ridosso del torrente Belbo, tra il
vivo compiacimento e il plauso della popolazione locale. Quindi terra
e fede, grazie a queste religiose al servizio “liturgico della
Chiesa”. Si avvalgono, nel loro lavoro in cantina, anche della
professionalità di un enologo langarolo, che consiglia quali
uve Moscato comprare sui mercati locali e quali accorgimenti tecnici
seguire, sotto la supervisione della Madre Superiora, nelle varie
fasi della vinificazione e dell’imbottigliamento.
L’ordine
venne fondato, quasi un secolo fa, dal Sacerdote Clemente Marchisio,
parroco di Rivalta Torinese che, durante un colloquio a Roma con Papa
Leone XIII, raccolse il suggerimento del Pontefice ed iniziò
così nelle colline torinesi a produrre il vino, indispensabile
per la celebrazione eucaristica. La prima Casa venne quindi aperta
nel paese in cui don Marchisio era prevosto. Nel 1906 un gruppo di
Figlie di San Giuseppe ha dato vita alla comunità di Santo
Stefano Belbo ed ora questa Casa è forse la più
importante di tutta la Congregazione specializzata in enologia.
Dal
Piemonte alla Sardegna il passo è breve. A Villa Muscas
operano le Suore del vino della Compagnia delle Figlie del Sacro
Cuore Evaristiane. L’attività viticola di queste Suore è
iniziata nel lontano 1939 per opera dello stesso fondatore Padre
Evaristo Madeddu. Attualmente i vini prodotti nascono dalle
coltivazioni biologiche dell’azienda agricola della comunità
e si contano otto etichette, l’ultima delle quali è quella
del Novello 2003, il Saturnino. La Superiora Generale dell’Ordine,
Suor Margherita Piludu afferma che la produzione di vino costituisce
un valido aiuto per il finanziamento delle opere socio-assistenziali
dell’Ordine. Proprio in questo periodo le Suore hanno presentato
con successo i loro vini nella giornata d’incontro dal titolo
“L’agricoltura come strumento dell’attività sociale”.
Anche
la cosmesi è entrata in convento. Le Suore Trappiste del
Monastero di Clausura di Guardamiglio (Lucca) da anni sono le
depositarie di alcune particolari formule di creme di bellezza
(giorno e notte) di provenienza francese, assai ricercate fra il
gentil sesso. Dalla distillazione dei fiori le Monache operaie
ottengono delicate essenze destinate alla produzione di profumi e
“dopobarba”. Questa gamma cosmetica è reperibile soltanto
attraverso particolari canali con il marchio “Chanthal”. Il primo
Ordine religioso ad avere introdotto questa attività nel
silenzio dei monasteri opera ancora in Francia nella regione della
Normandia. E’ arrivato in Toscana anni fa e da questa attività
l’Ordine religioso delle Monache Trappiste trae il proprio
sostentamento.
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