L'ANTICA SALINA "CAMILLONE"
La salina Camillone unica sopravvisuta dalla trasformazione del 1959
Per noi dell'Associazione Culturale Civiltà Salinara, lavorare nella Camillone, vuoi dire ricordare i momenti più belli della gioventù, quando nella salina, giocavamo con le barelline di carta, nell'acqua delle vasche dei lavorieri (i lavur) e dei corboli (i curbal), oppure, quando nell'aia (la tomba) dove si fa il cumulo del sale (e mont de sèi), costruivamo delle piccole saline, per giocare a fare il salinaro.
Poi venuti gli anni dello sviluppo, si diventava dei piccoli aspiranti salinari e sotto l'occhio vigile e severo del padre, si iniziava col fare il giro dell'acqua (fé mura), aprendo e chiudendo col forabuchi di legno (furadur oforabus) i buchi (i bus) dei cavedini (cavden) e dei servitori (sarvidur), poi tiravamo su e giù le bocchette (bucheti), che sono chiusure di piccole paratoie in legno, che servono per la distribuzione dell'acqua nelle vasche della 3a, 2" e la evaporazione, cioè i corboli, i lavorieri e il gaitone (gaiton) con il moraro (murer), poi durante la giornata, ogni tanto prendevamo in mano il gavaro piccolo (eghevar dadèzo crosta) e spezzavamo la crosta del sale, che si era formata sulle superflci dell'acqua dei cavedini, in particolare negli angoli sottovento.
Solo alcuni lavori non ci erano consentiti, come ad esempio smuovere il sale (smovar), in quanto si trattava di attività molto delicate che richiedevano una discreta abilità. Smuovere il sale consiste nel livellare i cristalli di sale, senza intorbidire l'acqua, operazione particolarmente importante quando soffia il vento di libeccio (egarben). A questa operazione seguiva la preparazione del terreno dei cavedini, che vanno messi in produzione (mes sota) ne troppo crudi, asciugati con acqua di poco grado salino, ne troppo innamorati, perché c'è il rischio di pregiudicare la raccolta del sale per buona parte della stagione. Se i cavedini vengono asciugati al sole eccessivamente, con acqua di alto grado, il loro fondo si annerisce e acquista una consistenza morbida. Di conseguenza il sale non riesce a legare e rimane finissimo, in questo caso il terreno dei cavedini è "ammalato" e per guarirlo occorre una abbondante pioggia oltre alla insostituibile abilità del salinaro.
Altra attività preclusa a noi giovani era la messa a regime delle acque nei diversi reparti della salina. I reparti della salina sono cinque, suddivisi in base a una scala della densità, misurata in gradi Baumè.
Lo strumento per rilevare il grado di densità è l'aereometro "densimetro" (pruvet). Anticamente si valutava la densità ad occhio, osservando il colore dell'acqua, oppure si assaggiava, bagnando un dito nell'acqua.
Questi erano i lavori che ogni figlio di salinaro doveva imparare: il segreto e l'arte di ricavare del buon sale dall'acqua del mare. Lo stesso sale che, con uguale attenzione e amore, ancora oggi noi produciamo nella salina Camillone.
Sale ricercato dagli stessi cervesi che ne apprezzano la qualità e i pregi. A seguito della trasformazione, da salina artigianale a raccolta multipla a satina industriale a raccolta unica (sistema francese), avvenuta nel 1959, per opera della direzione generale del Monopolio di Stato, tutti i figli dei salinari, che sin dall'infanzia si erano dedicati all'arte di far sale, senza per altro imparare altro mestiere, così era stato da quando esistevano le saline, furono esclusi dalla salina di stato, senza nessuna prospettiva di essere assunti, tranne che per 21 supplenti, che per anzianità avevano maturato i requisiti per avere in assegnazione una salina, ma invece della salina artigianale, hanno trovato un lavoro che gli aveva tolto la loro identità, non erano più "cultori", ma operai, pronti a fare qualsiasi lavoro, per i quali non avevano qualifica.
Il giornale della Provincia di Romagna n° 1, in data di Ravenna 20 gennaio 1814, dice che il sistema francese a raccolta unica, adottato nel reparto Vallone della salina di Cervia, nel 1808, su progetto del Sig. Gerard de Bayon, è un fallimento.
Il clima incostante, del tutto diverso da quello di Barletta e Trapani, la debolezza delle acque marine dell'alto adriatico, causata dalla presenza dei molti fiumi vicini che ne diminuiscono la salinità, ci dicono che il sistema francese non può riuscire che nei paesi più meridionali e che per la salina di Cervia era più vantaggioso il sistema a raccolta multipla.
Questo, la Direzione Generale dei Monopoli di Stato lo sapeva, visto che tra i suoi alti funzionali c'era anche un nostro concittadino, di origini salinare, il Dott. Giuseppe Gualdi (evidentemente non fu ascoltato). Ma noi del gruppo culturale Civiltà Salinara, seppure nelle ore di tempo libero, il sogno di continuare a fare il sale, con il sistema dei nostri avi, che dicono essere gli Etruschi, lo abbiamo realizzato grazie al nostro presidente Agostino Pinchi (e murìn), che ci ha organizzato in Associazione Culturale, con l’obbiettivo di fare a Cervia un "grande museo del sale”, con sede nel seicentesco magazzino del sale "Torre" e quello dell'acquisizione, da parte del comune di Cervia, della salina Camillone, per poi darla in gestione alla nostra Associazione, così sarebbe premiato il lavoro del nostro gruppo, sia nel museo dentro il magazzino "Torre", per ricevere i visitatori anche durante le ore serali, sia nella salina Camillone, per mantenere la produzione del sale.
Negli anni 1912el3, le saline di Cervia di ruolo passarono dal numero di 201 a 149, si guastarono le 12 saline Cesenati del reparto Vallone, allo scopo di ricavare grandi vasche evaporanti, che permettessero di introdurre nelle singole saline, un'acqua di maggior grado salino, di quella presa direttamente dal mare, mentre le altre saline guastate, andavano ad aumentare la superficie di evaporazione delle saline confinanti, aumentandone così il rapporto.
Delle 149 saline rimaste la Camillone portava il n° 89; la Camillone è una salina, con all'interno una superficie salante di mq 2570, formata da 47 cavedini, divisi in due settori (barconi), uno di 23 cavedini e l'altro di 24, mentre il reparto evaporante ha una superficie di mq 21181; il rapporto tra i due reparti è di 8,24; al di sotto della media. La salina Camillone può produrre dai 500 ai 2000 quintali di cloniro di sodio, a seconda dell'andamento della stagione estiva, che inizia dalla prima quindicina di giugno e finisce nel mese di settembre.
A detta di Pinchi, la Camillone è una salina che tutti i salinari, cercavano di scansarne l'assegnazione a causa del terreno molto sabbioso, poco adatto ai lavori di manutenzione (tire so al mèlti) dei vari arginelli (varzèli, varzlon e vargulen), che servono per dividere le acque dei reparti e per i camminamenti, per cui in poco tempo, gli arginelli dei cavedini, dove l'acqua è al massimo della concenti-azione salina, quindi più calda, diventano in poco tempo molli e poi si appiattiscono, rendendo difficile il lavoro del salinaro e dei cavatori (i cavadur), durante l'operazione di raccolta del sale; inoltre la salina Camillone ha anche il problema di piccole vene di acqua dolce di color ruggine (sunzei), che sorgono dalla falda ghiaiosa del suo sottosuolo, anche queste contribuiscono ad aumentare le difficoltà di lavoro al salinaro che la conduce, specialmente nel mese di settembre, quando le acque della salina sono sotto il livello della scala dei valori della densità, cioè gr 7 Bè per il moraro, gr 9 Bè per il gallone, gr 14 Bè per i lavorieri, gr 19 Bè per i corboli e gradi 25,6 Bè per i servitori.
Una Salina difficile da governare, che comunque, grazie alla nostra Associazione, produce ancora. Per questo i cervesi possono ritornare a vedere la vecchia salina che è ritornata a "brillare" come nel lontano 1958.
Il sale prodotto nella salina Camillone è un sale integrale "dolce", grazie alla mancanza degli altri sali potassici esistenti nell'acqua del mare, perché ottenuto con "acqua madre" non andata oltre i 28,5 gradi Baumè e perché la raccolta del sale viene fatta giornalmente, dividendo i 47 cavedini in cinque giorni; quindi a buona ragione possiamo dire che il nostro è un sale "D.O.C.", purtroppo non è in commercio, è infatti destinato in piccole quantità (circa 350 grammi) ai visitatori del museo e della salina Camillone, durante le visite guidate organizzate dalla nostra Associazione.
Questo è un sale, che se non fosse avvenuta la trasformazione del 1959, non avrebbe temuto la concorrenza degli altri sali in commercio, che possono essere più bianchi, ma più duri, corrosivi e più amari, quindi meno adatti alla salagione dei formaggi e delle carni porcine. Sbagliarono i fautori ed i sostenitori della trasformazione, c'era solo da migliorare le condizioni di lavoro dei salinari, come il trasporto del sale (annèssa de sèi) ai magazzini, con la burchiella (burcèla), che era tirata con la fune (la rèsta) da due salinari, mentre un terzo stava al remo (e rem), per guidarla lungo gli stretti canali dello stabilimento salifero, poi era necessaria la modifica di alcune tecniche di lavoro, meccanizzandole, come per esempio la raccolta del sale.
Alcuni salinari avevano già cominciato a farlo con successo e a proprie spese.
Siamo sicuri che Cervia avrebbe tratto maggiori profitti, sia per l'occupazione che per il turismo, ma al passato non si torna e noi dell'Associazione Culturale Salinara ci accontentiamo di dare il nostro contributo per custodire quello che è rimasto della “millenaria storia delle saline di Cervia”, i vecchi attrezzi da lavoro esposti nel museo e la "nostra" salina Camillone.
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