TERRA DEI FORTI: UNA VALDADIGE NEL CUORE
L'appuntamento era fissato alla "batteria bassa" del Forte di Rivoli Veronese (Verona) per l'annuale "Festa dei Vini D.O.C." della Valdadige. Ed in questo locale si è tenuto il convegno: "Valorizzazione di un territorio viticolo: La Terra dei Forti".
Nel suo intervento Valentino Fugarti, presidente del Consorzio di Tutela Vini della Valdadige, ha sottolineato che verrà ufficializzata una nuova sottozona denominata "Terra dei Forti Valdadige D.O.C." e presto riguarderà la produzione dei tre Comuni veronesi Brentino, Belluno, Rivoli e Dolce nonché della trentina Avio.
Ciò permetterà l'introduzione di vini quali il "Rosso Superior" ed i motovitigni "Enantio", "Cabernet Frane", "Sauvignon" e "Sauvignon Bianco".
Vini che si andranno così ad aggiungere a quelli già previsti nell'attuale disciplinare motovitigno: Pinot Grigio, Pinot Bianco, Chardonnay e Schiava, uvaggi Valdadige Bianco e Rosso.
Vini, questi, ricchi di delicati profumi e dalla spiccata personalità, la cui qualità è indubbiamente riconosciuta. Com'è, d'altra parte, riconosciuto il fascino della Valdadige con i suoi quattordici tra forti, castelli e fortezze. Elementi, questi, tuttavia non ancora integrati in un sistema vitivinicolo "globale" sulla falsariga, ad esempio, della Francia o della stessa Toscana.
Un sistema, cioè, dove l'interagire di soggetti diversi sia in grado di offrire al turista, meglio:all'enoturista - un dato: nell'99 il turismo del vino ha prodotto un giro d'affari pari a tremila miliardi - un mix di enogastronomia, cultura, tradizioni.
Vino sì, ma non solo. "È necessaria una progettazione congiunta - ha spiegato Riccardo Pastore, docente universitario di marketing agroalimentare - tra soggetti dotati di visioni territoriali differenti: l'esperto di marketing, l'enologo, l'agronomo, ma anche il ristoratore e l'operatore turistico".
Sintetizzando: il territorio è la base su cui costruire il resto.. ."Sentite: le colline senesi o la stessa Valdadige con la sua "Terra dei Forti". Tanto per fare un esempio, sono uniche, non riproducibili.
Certo :in un mondo sempre più globale lo scontro col vino cileno o quello spagnolo non a Verona ma sui mercati mondiali. - Londra ad esempio. Già avviene. Ma il Cile , l'Australia, il Sudafrica determinante peculiarità, oserei dire, determinante tradizioni storielle non le posseggono. Ed allora, viene quasi spontaneo guardare al territorio, alle cento entità territoriali che compongono l'Italia - ed una diversa dall'altra, ribadisco - per dare il là a progetti vincenti".
Un prodotto sano, ordunque, accompagnato dalla salvaguardia dell'ambiente e delle tradizioni in cui avviene quel processo produttivo costituirebbe una risposta forte all'invasione di questi nuovi produttori? "Indubbiamente ma sempre se legate a una convergenza professionale ed a un contributo comune di tutti i soggetti in campo. A partire dal ristoratore locale che dovrebbe, in primis, cercare di valorizzare nel rapporto col cliente i vini locali; allo stesso sommellier od enologo: in grado sì di spiegare i 127 sapori di quel vino ma, nel contempo, capace di inserirlo in un contesto storico territoriale rappresentabile, ad esempio, da quella fortezza, da quella mostra poco distante dal suo ristorante"."
In molti casi, però, sono gli stessi produttori in contrasto gli uni con gli altri..."I Consorzi potrebbero costituire un indubbio punto di partenza assieme alle istituzioni locali.
E poi non sono stati i francesi ad insegnarci come promuovere il loro territorio?
Provate a passare una giornata nelle cantine di Bordeaux dove nessun produttore si permetterebbe mai di affermare la cattiva qualità del vino del vicino.
In questo contesto di globalizzazione, inutile far tanti giri di parole, invidie e gelosie locali fanno il gioco altrui".
Sulla stessa falsariga di Riccardo Pastore anche l'intervento del dott. Enrico Merenda, presidente dell'Azienda Promozione Turistica "Riviera degli Olivi" che, dopo aver posto l'accento sull'importanza della Valdadige quale punto d'approdo del turista del Nord –
"...costituisce la "porta d'entrata del visitatore tedesco" - ha spiegato come la Terra dei Forti possa e debba ritagliarsi un ruolo di primo piano all'interno di quella che è l'area ricettiva - nel '99 ha contato la bellezza di otto milioni di presenze legata al Lago di Garda.
"In questo senso - ha proseguito Merenda - deve essere intesa la convenzione firmata il 17 marzo scorso tra l'Apt "Riviera degli Olivi" e l'associazione "Strade dell'Olio e del Vino" di cui fa parte anche la Valdadige - per la pubblicazione di materiale illustrativo comune ma anche l'organizzazione di manifestazioni e convegni sul tema del vino".
Nel frattempo, però, il consumo prò capite diminuisce in Italia di anno in anno: un dato che dovrebbe far riflettere... "Indubbiamente ma allo stesso modo far capire come ha spiegato il professor Pastore che al vino è necessario abbinare qualcos'altro. "Terra dei Forti"? Mi viene in mente un "Tour dei Forti" che comprenda, magari, tutte le fortezze da Pastrengo passando per Rivoli Veronese fino a quello di Avio.
Una semplice proposta che, però, sottintende un sistema che ancora non esiste.
Esiste in Toscana, ad esempio, dove sono riusciti a creare una "cultura del territorio" ma non ancora da noi".
Quali allora le basi di partenza ? “Una sinergia tra soggetti diversi”, tra cioè le diverse Amministrazioni locali, i produttori, gli stessi operatori turistici.
Da sottolineare, infine, come a conclusione della giornata è stato presentato il libro di Carlo G. Valli "La Valle dell'Adige" (guida insolita tra borghi, castelli, forti e vigneti dal Passo Resia alla Chiusa Veronese).
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