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La viticoltura valdostana in costante crescita
La valorizzazione delle biodiversità e delle tipicità dei prodotti agricoli ha sempre rappresentato per l'Assessorato regionale all'Agricoltura e Risorse naturali più che una sfida una grande opportunità da cogliere.
La Valle d'Aosta è stata una delle prime regioni in Italia ad attivarsi per la tutela e la valorizzazione dei propri prodotti e agli inizi degli anni '70 l'Assessorato si è prodigato per il riconoscimento dei propri vini ottenendo dapprima la denominazione di origine controllata per il “Donnas” e per l'”Enfer d'Arvier” e successivamente il riconoscimento di tutela per gran parte dei vini valdostani con la D.O.C. “Valle d'Aosta”o “Vallée d'Aoste”.
In Valle d'Aosta esiste un patrimonio ampelografico rappresentato da vitigni autoctoni di notevole interesse. Il Gatta nel suo “Saggio intorno alle viti ed ai vini della Valle d'Aosta” edito nel 1838, descrive circa cinquanta vitigni presenti nella viticoltura valdostana dell'epoca. Oggi purtroppo alcuni di questi non sono più coltivati e il loro patrimonio genetico è andato ormai perduto.
La dispersione per fortuna non ha riguardato tutte le varietà autoctone che in questi anni sono state riprodotte, migliorate e selezionate al punto da costituire un punto di forza del nostro sistema viticolo; tredici sono, per l'esattezza, le cultivar autoctone ancora reperibili sul territorio.
Proprio pensando alla salvaguardia della biodiversità e alla valorizzazione dei prodotti, il disciplinare di produzione della D.O.C. “Valle d'Aosta”, include, fra gli altri, 6 vitigni autoctoni: Cornalin, Fumin, Mayolet, Petit rouge, Prié rouge e Prié blanc.
Ci si auspica che, come è avvenuto per il Petit rouge, base fra l'altro di molti vini pregiati ( come l'Enfer d'Arvier, il Torrette e il Chambave), per il Fumin e per il Prié blanc, l'espansione delle superfici dedicate a questi “nuovi” vitigni sia costante e in grado di fornire prodotti di qualità.
Dal 1985, anno in cui per la prima volta si è iniziato a produrre D.O.C. “Valle d' Aosta” o “Vallée d'Aoste”, le superfici investite a vitigni autoctoni sono aumentate; la superficie è più che raddoppiata per il Prié blanc (da 10 a 25 ha), decuplicata per il Fumin (da 1500 mq a 11 ha) ed è salita da 8 a circa 60 ettari per il Petit rouge. Cinque in tutto, equamente ripartiti, gli ettari dedicati al Cornalin e al Mayolet.
E' opportuno ricordare un dato che, in tutta la sua modestia, è un sintomo della continua evoluzione e crescita della qualità che il comparto viticolo valdostano sta intraprendendo: in questo ultimo decennio gli ettari destinati alla produzione di V.Q.P.R.D. sono quasi triplicati, passando da 78 a 219. Pressocchè invariata la superficie investita a Prié rouge (poco meno di 5.000 metri quadrati).
Restano a quota 6 le cooperative presenti sul territorio e salgono a 33 le aziende produttrici di vino, per la maggior parte riunite nell'associazione “Viticulteurs Encaveurs Vallée d'Aoste”; 8.400 gli ettolitri di DOC prodotti di cui 5.100 rossi e 3.300 bianchi.
Paradossalmente, il mantenimento della tipicità, in riferimento soprattutto all'aspetto paesaggistico/ambientale, costituisce un punto dolente, in quanto pendenze elevate, terreni soggetti a frane ed erosioni, dimensioni microscopiche delle particelle e loro dispersione sul territorio costituiscono uno dei punti di maggiore debolezza del nostro sistema viticolo, traducendosi in costi di impianto e di gestione elevati.
La funzione ambientale esercitata dal vigneto diventa inoltre predominante nella conservazione del paesaggio e del territorio e consente un recupero, altrimenti impossibile, di aree marginali ma decisamente vocate all'agricoltura. Il recupero, assieme all'incentivazione della messa a dimora di vigneti nelle aree terrazzate attualmente abbandonate, ove in passato la viticoltura era presente, allo sviluppo della viticoltura di qualità e valorizzazione della tipicità collegata al territorio ed ai vitigni tradizionali di maggiore qualità nonché la diffusione della innovazione tecnologica applicando tecniche colturali eco-compatibili sono gli interventi che l'Amministrazione sostiene ai fini di salvaguardare la tipicità e la biodiversità del suo patrimonio viticolo.
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