Dal vino al vitigno: il perchè di un percorso inverso

 

 

La strada del vino passa attraverso il vitigno autoctono. La valorizzazione della tipicità del grappolo e, in moltissimi casi della sua unicità non esportabile fuori dal territorio „storico“, se non a costo di modificarne le proprietà organolettiche e ottenere un vino in qualche modo „diverso“ dall’originale, è l’unica risposta in grado di contrastare efficacemente la concorrenza straniera (dopo i vini francesi, quelli californiani, argentini, cileni, australiani, adesso anche i cinesi). Sono le premesse e le conclusioni del convegno „Dal vino al vitigno, scoperta di realtà autoctone. Esperienze a confronto“ tenuto al castello Malaspina di Massa nell’ambito della Mostra-mercato „Spino Fiorito“-Identità Immutate, lunedì 26 aprile 2004. Giancarlo Scalabrelli, docente di viticoltura della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Pisa ha spiegato in questi termini il senso del percorso apparentemente contraddittorio annunciato dal titolo dell’incontro, al quale hanno partecipato produttori ed enologi locali e nazionali. Ha preceduto il dibattito una degustazione guidata da Giuseppe Ferroni del Dipartimento delle Specie Legnose dell’Università di Pisa e da Mario Menconi dell’ONAV, che ha portato relatori e pubblico alla scoperta di vini preziosissimi, proprio perchè le bottiglie rappresentavano la vinificazione di pochi chili di uva prodotta da vigneti sperimentali.


Il lavoro esemplare che Scalabrelli e la sua equipe di colleghi stanno conducendo da qualche anno sul recupero e la valorizzazione di vitigni autoctoni ha dato origine alla creazione del Museo-laboratorio a cielo aperto di Mulazzo, nei pressi di Pontremoli (MS), dove figurano oltre 150 ceppi, di cui alcuni salvati dall’estinzione. Tra gli altri relatori, Gian Paolo Andrich, docente di Enologia della Facoltà di Agraria di Pisa, Pier Luigi Bucelli, ricercatore dell’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Ghiaiole in Chianti, Matteo Marenghi, giornalista piacentino e referente tecnico della rivista „VigneeVini“ del Il Sole 24 Ore-Edagricole e l’enologo Lorenzo Landi, rappresentante del Consorzio del Nobile di Montepulciano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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