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Anno record per l’agroalimentare emilianoromagnolo

Parma prima nell’export, seguono Modena, Ravenna, Reggio Emilia, Bologna

di Silvia Armati

Ultima Modifica: 29/05/2018

Per l’agroalimentare dell’Emilia-Romagna il 2017 è stato un anno record. I dati del Rapporto 2017 sul sistema agroalimentare dell’Emilia-Romagna, sono stati illustrati ieri a Bologna da Stefano Boccaletti, dell’Università Cattolica di Piacenza.

L’Emilia romagna per il terzo anno consecutivo ha fatto registrare una crescita del valore della produzione, che supera quota 4,8 miliardi di euro (+6,6%). Si registra un incremento, di conseguenza, del fatturato (+3%) e dell’occupazione (+5%).

Per l’assessore regionale alle Politiche agricole, Simona Caselli, si tratta di una conferma della collocazione da “leader” nel contesto europeo “per ricerca e innovazione”.

Risultati positivi anche dell’industria alimentare, che ha fatto registrare un aumento del fatturato del 2,9%, e l’export agroalimentare, con le vendite oltreconfine che a fine anno hanno superato 6,2 miliardi di euro (+5,1%), mentre continua il boom del biologico (+13% la superficie complessiva e +10% le aziende).

L’export cresce: 6,2 miliardi, il 10,4% dalla vendita dei prodotti agroalimentari

Nel 2017 è proseguito il trend favorevole dell’export agroalimentare emiliano-romagnolo, per un controvalore di oltre 6,2 miliardi di euro (+5%), a fronte di un import anch’esso cresciuto ad un ritmo un po’ più veloce a quota 6,3 miliardi di euro (+7,1%).

Le vendite all’estero dei prodotti agroalimentari incidono per il 10,4% in valore sull’export complessivo regionale e sono il risultato dell’aumento del 2,5% delle esportazioni di prodotti agricoli e del 5,5% di quelli dell’industria alimentare.

Tra i primi spiccano per importanza la frutta fresca (agrumi esclusi), che da sola l’anno scorso ha sfiorato quota 490 milioni di euro, oltre la metà dell’intero export agricolo; tra i secondi i prodotti lattiero-caseari (790 milioni in totale, di cui circa la metà rappresentato da Parmigiano Reggiano e Grana Padano) hanno scalzato nel 2017 dalla prima posizione i derivati dei cereali (pasta), che ha totalizzato quasi 730 milioni. Molto bene l’export di vino, per un valore di oltre 320 milioni di euro (+10,7).

La graduatoria dei Paesi che comprano le specialità agroalimentari

I Paesi che comprano le specialità agroalimentari dell’Emilia-Romagna vede al primo posto la Germania, con una quota del 18,8% in valore, seguita da Francia (circa 14%), Regno Unito (7,2%), Usa (6,7%) e Spagna (4,4%). Tra i mercati che sono cresciuti di più spiccano Francia (+7), Belgio (+8,7%), Regno Unito (+11,7%) e, soprattutto, Canada (+14,3%) e Russia (+20,6%).

Le province emiliano-romagnole che svettano nell’export

Venendo alla classifica delle province emiliano-romagnole che svettano per vocazione all’export, al primo posto c’è Parma (1,6 miliardi), seguita nell’ordine da Modena (1,3 miliardi), Ravenna (670 milioni) Reggio Emilia (circa 620), Bologna (590) Forlì-Cesena (550), Ferrara (382), Piacenza (260) e, fanalino di coda, Rimini (190 milioni).

Non si ferma la corsa del biologico

Infine, nel 2017 è proseguita la corsa dell’agricoltura biologica, con nuove adesioni che a fine anno hanno fatto salire il numero delle aziende a oltre 5.500 (+10%), per una superficie complessiva di oltre 130.000 ettari (+13%). Con le nuove domande pervenute nel 2018 si è raggiunto il traguardo dei 155.000 ettari, corrispondenti al 15% dell’intera superficie regionale e oltre 6.000 imprese coinvolte.

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