Economia del Mare: la “filosofia” dell’Ecopesce

Un progetto che si fonda sul recupero e sul valore del lavoro del pescatore

di Silvia Armati

Ultima Modifica: 13/03/2019

Per vivere meglio non sprecare”, con questo slogan, alcuni anni fa, era stata lanciata una campagna europea con lo scopo di mettere fine alla pratica che consiste nello scartare pesce commestibile, ma di poco valore, rigettandolo in mare. L’obiettivo era quello di distribuirlo fra gli enti caritatevoli e altre organizzazioni pubbliche.

Ora alla recente fiera “Fà la cosa giusta” (8-10 marzo a fieramilanocity) si è riparlato dell’Ecopesce/Economia del Mare, un progetto che si fonda sul recupero e sul valore del lavoro del pescatore. Lo ha promosso l’imprenditore Roberto Casali di Cesenatico, con la sua azienda di “Economia del mare”, per valorizzare una serie di pesci poveri, anzi poverissimi, scartati per scarsa dignità.

La “filosofia” Ecopesce

Portare sulla vostra tavola -è scritto sul sitoun prodotto che, diversamente, non sarebbe valorizzato adeguatamente o, addirittura, scartato a priori: attraverso la sua attenta selezione e un’immediata trasformazione per contenerne costi, proprietà e, soprattutto, gusto, l’Ecopesce rende il nostro pesce appetibile a tutti, grandi e piccini. Nel rispetto delle tradizioni, dei padri e del Padre”.

E proprio durante Fa’ la cosa giusta 2019, Greenpeace ha riproposto un tema di grande attualità, il problema della sostenibilità del pescato, delle risorse non infinite del mare e dei suoi abitanti: i pesci non sono più abbastanza, i modi in cui si pesca spesso impattano con l’ambiente (le vongole ad esempio sono catturate con le turbo draghe, uno degli attrezzi più violenti per il fondo marino) e l’unica soluzione per quanto impopolare sembra essere quella di pescarne meno, mangiarne meno, mangiarlo meglio.

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