A Milano arriva un Alveare: dice "Sì!". E i cittadini scoprono la filiera corta

Aria di grande entusiasmo nella serata inaugurale all’Impact Hub

21/12/2015

A Milano arriva un Alveare: dice "Sì!". E i cittadini scoprono la filiera corta
di Flavio Allegretti

Milano dicembre 2015. Tecnologia e tradizione, possono coesistere? Vita di città e di campagna, o periferia, possono essere accomunante da un elemento? Possibile trovare nel centro di una metropoli la freschezza e la bontà di un prodotto alimentare che, per indole e costituzione, poco ha da spartire con il caos, la frenesia e i banconi colmi di gastronomie, predisposti per la grande distribuzione?
Una risposta concreta, giovane e lungimirante, arriva da L’Alveare che dice Sì! . Servizio nato in Francia nel 2010, è approdato in Italia, a Torino, sul finire del 2014; un anno dopo L’Alveare si insedia nel capoluogo lombardo e trova ospitalità presso IMPACT HUB – centro polifunzionale, incubatore di idee e polo creativo, di lavoro condiviso - che sorge in via Paolo Sarpi 8, nel pieno centro di Milano.

Che cosa è esattamente l’Alveare? In che senso accomuna tecnologia e tradizione? Al servizio di chi?
Nasce tutto dall’ Alveare madre – quella di Torino, fondata da Eugenio Sapora che proprio in Francia conobbe l’idea per riportarla e svilupparla in Italia – che si avvale di una piattaforma multimediale (un sito internet, in parole semplici) per mettere in comunicazione i produttori locali (agricoltori, allevatori, vignaioli e artigiani in senso lato) con i consumatori: obiettivo è accorciare la filiera, agevolare le dinamiche dell’acquisto a chilometro zero , attraverso la creazione di una struttura che avvicini chi produce a chi beneficia dei prodotti.

Gli attori di questo flusso di commercio moderno eppure votato alla creazione di una vera e propria impresa sociale, sono tre: il GESTORE dell’Alveare locale (in questo caso Stefania Marucci di Impact Hub, il primo a Milano), ovvero la parte che ospita i produttori e si pone fisicamente come polo distributivo dei prodotti a chilometro zero; i PRODUTTORI, cioè tutte quelle realtà che non distino più di 250 km dall’Alveare di riferimento e che siano interessati al commercio diretto dei propri prodotti, senza intermediari, senza i costi folli che richiede la grande distribuzione; i MEMBRI dell’Alveare: in altre parole i consumatori, che hanno scelto di beneficiare del servizio, ai quali settimanalmente vengono messi a disposizione i prodotti del caso che ovviamente variano in virtù della stagione, delle condizioni climatiche, della capacità produttiva di ogni singolo polo agricolo.

Nella serata inaugurale presso Impact Hub, mercoledì 16 dicembre, si respira aria di grande entusiasmo e voglia di condivisione: protagonisti sono alcuni Produttori (Cascina Lassi e le sue carni suine, le bovine di Cascina Bordona; i formaggi di Cascina Gabana, latte e yogurt dell’Azienda Agricola Zipo; anatre, oche e pollame dell’Azienda Agricola Altrocchi; lo zafferano di Mastri Speziali, la birra artigianale del birrificio Railroad Brewing. Inoltre la frutta e la verdura degli Orti Sociali di Voghera, i dolci e i biscotti del Forno in Collina e i salumi e il pane a lievitazione naturale dell’Azienda Agricola Cremona). Insieme ai Produttori, ci sono i Gestori e alcuni dei Membri, che nella stessa serata hanno ritirati i prodotti ordinati un paio di settimane prima. E a valorizzare alcuni dei prodotti, c’è l’ottimo Chef Thomas Olmo!

Per capire meglio i valori e la missione che sostengono questo modello d’impresa, abbiamo il piacere di intervistare Claudia Bonato, Responsabile Comunicazione & Marketing de L’Alveare che dice Sì! Cioè dell’Alveare Madre di Torino, che come capofila si pone l’obiettivo di sviluppare la rete degli Alveari italiani, dei Produttori e dei Membri, attraverso l’offerta continua di strumenti migliorativi in termini informatici, e l’organizzazione di eventi che diffondano un verbo semplice e innovativo. Verbo che a nostro avviso porta con sé esclusivamente valori aggiunti per tutte le parti coinvolte.
Claudia ci racconta di come, dal suo punto di vista, la tecnologia rivolta alla comunicazione oggi venga utilizzata per scopi di mero intrattenimento, spesso in modo dispersivo.

«Basta pensare ai social network, per esempio: avrebbero delle potenzialità enormi, se solo i giovani anziché condividere stupidate o raccontare per immagini le proprie vite, riuscissero a cogliere le enormi potenzialità di un mezzo capace di accorciare per davvero le distanze». Noi di Informacibo.it siamo pienamente d’accordo con la giovane Manager dell’Alveare, che continua: «Con la tecnologia proviamo ad avvicinare il prodotto locale al consumatore, oltre a permettere a quest’ultimo di mangiare meglio, e in qualche modo lo informiamo, lo sensibilizziamo. C’è poi una parte di contatto tra chi produce e chi acquista, che genera dinamiche costruttive: chi produce può vendere di più e anche capire direttamente dai Membri se i prodotti siano all’altezza delle aspettative o si possano migliorare. Nel frattempo l’incontro tra Membri, Gestore e Produttori, favorisce la nascita di una vera e propria comunità coesa, guidata inizialmente da un interesse “alimentare”, ma che poi in moltissimi casi espande la propria collaborazione verso le iniziative più svariate. E non è raro che si creino amicizie, oltre che occasioni di scambio culturale…».

A Claudia brillano gli occhi, mentre ci racconta di come ha scelto di sposare fino in fondo e dall’inizio L’Alveare che dice Sì, e di come sia bello – bello e faticoso – impegnarsi per vedere nascere tanti altri Alveari in Italia (16 ad oggi, con circa 100 Produttori associati e poco meno di 2000 Membri).
Noi siamo pienamente soddisfatti della serata, compiaciuti di come ciascuno dei protagonisti, tra Gestori, Produttori e Membri, non raggiunga i quaranta anni di età.
A convincerci ulteriormente della bontà dell’impresa, della volontà dei giovani di offrire idee altrettanto giovani, c’è un ultimo dato espresso in cifre: 83,3 %. È quanto ogni Produttore incassa sul prezzo che ha deciso di affidare ai propri prodotti, ed è una percentuale che chiunque si relazioni con altre forme di distribuzione sa quanto sia impossibile da ottenere. Il restante 16,7 % è perfettamente diviso a metà tra Gestore e Alveare Madre, ciascuno per le competenze fornite affinché tutto ciò sia possibile.

Usciamo da Impact Hub e dal primo Alveare che dice Sì a Milano soddisfatti e in un certo senso contaminati dall’entusiasmo che ha permeato l’evento; come è già capitato di fronte a realtà giovani e promettenti, facciamo tifo per loro e del nostro meglio affinché voi possiate conoscere a fondo quanto abbiamo provato a raccontarvi. Se siete Produttori, oppure futuri Membri desiderosi di mangiare meglio, o se state pensando di aprire nel vostro quartiere, nella vostra cittadina o nella vostra città un nuovo Alveare, non vi resta che rivolgevi ai contatti che seguono.

L’Alveare che dice Sì: Eugenio – Amministratore: eugenio@alvearechedicesi.it
Impact Hub Milano : milan.impacthub.net / Stefania – Gestore: stefania.marucci@impacthub.net
 

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