Al Marchio Ospitalità Italiana destinati due milioni nella legge di stabilità

Una assegnazione che ha subito destato perplessità nel comparto

24/12/2013

Al Marchio Ospitalità Italiana destinati due milioni nella legge di stabilità
Roma 24 dicembre 2013. Con il voto sulla  Ddl  “Stabilità” arrivato ieri, il Governo Letta chiude un anno di governo all’insegna della fiducia.
 
E proprio all’interno di questo decreto legge sono arrivati finanziamenti a pioggia, favoritismi personali, acconti per promesse elettorali. Niente a che vedere con quello che succedeva gli anni passati, siamo pure in una situazione di congiuntura economica di grave crisi, ma anche quest’anno nel principale documento programmatico economico del Governo sono stati infilati all’ultimo momento alcune “marchette”.
 
Ha destato molta sorpresa i due milioni andati all’Isnart, l’Istituto di Ricerche Turistiche. Esso riceverà i soldi per la promozione e la diffusione del Marchio di Qualità dell’ospitalità Italiana. Infatti i soldi è «diretto a rafforzare l’attività di promozione di certificazione del marchio "Ospitalità Italiana - Ristoranti Italiani nel mondo", svolta dall’Istituto medesimo».
 
Una assegnazione che ha subito destato perplessità nel comparto. In particolare taluni operatori del ricettivo si sono chiesti se non era forse meglio prevedere una dotazione all’Enit, che ha ben altre missioni da espletare al servizio di Regioni e imprese e sicuramente una sacrosanta urgenza di risorse economiche da utilizzare per la promozione e l’organizzazione di efficaci workshop nei mercati esteri.
 
“I dubbi sul destinatario e sulla destinazione d’uso di questi soldi non svaniscono di certo –ha scritto il giornale L’Agenzia di Viaggi- se si considera che il direttore di questo istituto, Flavia Coccia, siede nel consiglio d’amministrazione proprio dell’Enit”.
 
Forse oggi si comprende maggiormente perché il governo nei 60 progetti per l’Expo 2015 aveva inserito anche l’Ospitalità italiana dei Ristoranti italiani all’estero che INformaCIBo aveva criticato e chiesto invano chiarimenti di fronte all’esclusione di altre associazioni di chef e ristoranti italiani nel mondo, anch’essi rappresentativi e che nessuno ha coinvolto.

Ma ora tutto è più chiaro! L’Ospitalità Italiana ha più di un Santo in paradiso.
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