Analisi Ismea, i numeri della filiera del pomodoro da industria

13/07/2017

di Simone Pazzano


Un report elaborato da Ismea disegna un quadro dettagliato sui numeri della filiera del pomodoro da industria. L'Italia conferma di avere un ruolo fondamentale a livello mondiale e resta il primo esportatore di polpe e pelati. È più che raddoppiata invece l'importazione di passate e concentrati.
Dati che per Confcooperative rendono essenziale una legge sull'indicazione obbligatoria dell’origine dei prodotti.


La produzione mondiale

Con incremento di circa il 14% rispetto al 2012, nel 2016 ammontano a circa 38 milioni di tonnellate i volumi mondiali di pomodoro destinato alla trasformazione. Quella del pomodoro da industria è una produzione che resta molto concentrata, se si pensa che Stati Uniti, Italia e Cina coprono quasi il 60% del totale, anche se sono in crescita due diretti competitor dell'Italia, la Spagna e il Portogallo. Due Paesi che godono di un alto livello di aggregazione e cooperazione, ciò grazie anche dalle scelte dei governi sugli aiuti comunitari alla coltura del pomodoro. Differenze che in passato erano già state segnalate al Ministero delle Politiche Agricole dai rappresentanti delle grandi industrie del pomodoro.

Guardando ai numeri del 2017, al momento le ultime previsioni del World Processing Tomato Council parlano di una situazione di sostanziale stabilità dei volumi raccolti a livello mondiale (+0,4%), con segni positivi per Cina (+6,8%), Spagna (+8,5%), Iran (+30,4%) e negativi per gli altri principali produttori, tra cui Stati Uniti (-8,3%) e Italia (-3,5%).



La situazione italiana e il commercio mondiale

Il nostro Paese ha quindi un ruolo di fondamentale importanza nella filiera dei trasformati del pomodoro. Nel 2016 il giro d’affari stimato, comprensivo dei due bacini produttivi nazionali (Nord e Centro-Sud) ammonta a 3,2 miliardi.

La produzione è per lo più equamente suddivisa, anche se c'è una differente specializzazione. A nord vengono prodotti principalmente concentrati (39,3%), polpe (35%), passate (27,3%) e sughi pronti (1,7%) - fonte Organismo Interprofessionale pomodoro da industria Nord Italia - mentre la produzione del Centro-Sud consiste in pelati (44%), polpe, passate e pomodorini (48%) e infine concentrati (8%) (fonte Anicav).

Nel mondo l’Italia è nettamente il primo esportatore di polpe e pelati. La quota del nostro Paese è superiore ai 3⁄4 del valore mondiale. A seguire la Spagna (6%) e gli Stati Uniti (4%). Nel 2016 le esportazioni italiane sono aumentate del 12% rispetto al 2012, così come quelle statunitensi.

Analizzando invece i numeri riguardanti passate e concentrati, l'Italia è sempre al primo posto dei fornitori globali con una quota del 26%, praticamente in linea con quella cinese (25%); gli Stati Uniti terzi con il 12%. Anche in questo caso nel 2016, le esportazioni italiane sono cresciute rispetto al 2012 (+18%) insieme a quelle statunitensi (+45,8%), mentre sono calate quelle cinesi (-8,3%).

Dopo la Germania, l'Italia è invece il secondo importatore mondiale di passate e concentrati di pomodoro con una quota del 10% (+54,4% rispetto al 2012). 
Le vendite al dettaglio

I dati Nielsen-Ismea mostrano come nel 2016 si sia interrotto, dopo un decennio, il trend negativo delle vendite retail. In confronto al 2015, le vendite di prodotti a base di pomodoro sono rimaste per lo più stabili in volume e valore (+0,3% e -0,4%). I numeri migliori arrivano dai sughi pronti, che rappresentano il 26% dell’aggregato in valore (+5,1%) e dalle passate (+1,1% in valore e +3,1% in volume). Bene anche i dati dei pomodorini (+0,9% in valore e +3,8% in volume). Continua invece la flessione per quanto riguarda i consumi di pelati (-10% in valore e -6,4% in volume) e polpe (-3,2% in valore e -3% in volume).

Anche i dati più recenti (gennaio-aprile 2017) confermano però una certa inversione di tendenza. Nel complesso le vendite dei prodotti dell’aggregato sono salite dell’1,7% in volume e dell’1,1% in valore. Le flessioni che coinvolgono pelati e polpe risultano limitate al valore e comunque più attenuate (-2,6% pelati e -1,3% polpe). Stabili i volumi venduti di pelati (-0,1%), in crescita quelli delle polpe (+1,5%).



Le reazioni

Numeri che parlano quindi dell'Italia come primo esportatore al mondo di polpe e pelati, ma anche come grande importatore di passate e di concentrati. Su questo dato si sofferma l'attenzione di Confcooperative, che ritiene indispensabile una normativa che renda obbligatoria l’origine dei prodotti.
"Sosteniamo con forza, quasi con veemenza, la necessità di arrivare al più presto ad una normativa comunitaria che imponga l’obbligatorietà dell’origine sui derivati del pomodoro". Si è espresso così Maurizio Gardini, presidente di Conserve Italia e di Confcooperative, in relazione alle iniziative a sostegno della filiera, attualmente in discussione alla Camera dei Deputati.

Gardini ha poi aggiunto che quella del pomodoro "è una delle filiere più importanti in termini di quantità e di fatturato per il settore agroalimentare italiano con un giro d’affari stimato che supera i 3,2 miliardi di euro, il cui prestigio viene purtroppo offuscato da accuse di scarsa trasparenza e dalla crescita di fenomeni di contraffazione e di materie prime importate dall’estero".

Per valorizzare il made in Italy, secondo il presidente di Conserve Italia e Confcooperative è necessario quindi "puntare sui suoi valori distintivi, ossia sull’elevata qualità del prodotto agricolo utilizzato". "È per questo – ha continuato – che siamo assolutamente a favore dell’introduzione a livello comunitario dell’obbligo dell’indicazione di origine in etichetta, che garantisca ai consumatori con la massima trasparenza una adeguata informazione sulla provenienza dei prodotti per un acquisto consapevole”.

In attesa di una normativa comunitaria, Gardini ha ricordato come da tempo Conserve Italia (che ogni anno lavora circa 3,5 milioni di quintali di pomodoro coltivati in Emilia Romagna, Puglia, Toscana, Lazio) abbia deciso di inserire la dicitura volontaria “pomodoro 100% italiano” su tutti i suoi marchi, Cirio e Valfrutta. "Il richiamo al made in Italy ci ha fatto quasi raddoppiare le vendite di pomodoro all’estero: il trend di crescita del fatturato all’estero ha avuto un incremento del 90% negli ultimi 6 anni". In quest'ottica Conserve Italia si è detta "pronta ad aderire con slancio ad ogni tipo di progetto sperimentale di etichettatura volontaria che offra ai consumatori la premessa per un acquisto consapevole".

"Accogliamo quindi favorevolmente – ha aggiunto Gardini - la proposta avanzata da Tiberio Rabboni, presidente dell’OI Pomodoro da industria del Nord Italia, di attivare una sperimentazione di etichettatura volontaria sull’origine del pomodoro made in Italy". E proprio Rabboni in passato aveva indicato quale via da seguire quella dell'unità d'intenti e della condivisione tra le componenti di filiera, le associazioni professionali agricole, le cooperative e le industrie di trasformazione.

Confcooperative ha sottolineato poi che per rilanciare i consumi interni è fondamentale far leva sull’innovazione di prodotti, come sughi pronti e nuove referenze. Questo per arginare il decennale trend negativo delle vendite retail, che comunque nei primi mesi del 2017 sembra essersi interrotto.
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