Bauli sforna i cornetti (anche) per l’India

16/11/2017

di Alessandra Favaro


L’azienda veronese ha inaugurato il nuovo stabilimento a Baramati. Obiettivo: fare dell’india il secondo più grande mercato del gruppo dopo quello italiano
Bauli guarda all’India e nuovi mercati da conquistare. E prova a farlo con 17 mila tonnellate di croissant. Il gruppo di Castel d’Azzano, in provincia di Verona infatti, ha inaugurato lo scorso 3 novembre la sua prima fabbrica di croissant a Baramati, in India, con un investimento iniziale di 34 milioni di euro, dopo aver messo radici nel territorio indiano dal 2009 in joint venture con Dream Bake. L’apertura del nuovo stabilimento è il primo passo di un progetto complessivo da 80 milioni di euro in 5 anni.

L’impianto è in grado di sfornare 12mila tonnellate di croissant, che diventeranno 17mila a regime, per fare dell’India il secondo mercato mondiale dopo l’Italia nel giro di tre anni. Saranno venduti a circa 15 rupie l’uno: un prezzo leggermente maggiore della media, pronto a suscitare interesse nella classe media emergente, disposta a spendere di più per un prodotto di qualità.

“Questa è il nostro primo impianto di proprietà completamente fuori dall’Italia" ha dichiarato il vicepresidente esecutivo del gruppo Michele Bauli “Come molte aziende stiamo cercando di sviluppare le nostre vendite anche all’estero fuori dall’Italia”. Prodotti a lievitazione naturale per la fascia intermedia della popolazione: una novità per il mercato indiano, che storicamente conosce di più prodotti dolciari come i biscotti, probabilmente anche per l’eredità dell’antica presenza inglese. I prodotti Bauli per l’India terranno conto anche delle esigenze socio culturali della popolazione, con area halal, vegan ed egg free.

Il personale impiegato è per la maggior parte locale, con una piccola percentuale italiana, in modo da trasmettere il know how del sistema produttivo e i requisiti di qualità tipici del made in Italy. L'amministratore delegato Stefano Zancan ha specificato che il gruppo prevede di fare dell'India nei prossimi tre anni il secondo più grande mercato, dopo quello italiano.
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