Chianti, trecento anni di vino prestigioso: tanta vecchiaia e non si vede.

Nel 1716, il Granduca Cosimo III dei Medici ne delimitava i confini del territorio di produzione.

06/04/2016

Chianti,  trecento anni di vino prestigioso: tanta vecchiaia e non si vede.
Come descrivere un vino di tanto rispetto, conosciuto in tutto il mondo, con un giro di affari da capogiro? Ecco qualche considerazione. Dalla sua fondazione nel 1924 il Consorzio Vino Chianti ha mantenuto il marchio d’origine simboleggiato dal Gallo Nero. Nel 1932 per distinguere il Chianti originale da quello prodotto all’esterno del territorio delimitato 300 anni fa, venne aggiunta la terminologia “Classico”. Nel 1984 il “Chianti Classico” ha  ottenuto la “Denominazione di Origine Controllata e Garantita DOCG”.
Molti sono gli eventi previsti da aprile a ottobre per celebrare l’imponente data:  spazieranno dallo sport alla musica includendo  conferenze sulla storia e sull’arte, eventi museali e di enogastronomia .
 Il Chianti è un vino DOCG della Regione Toscana con un fatturato globale da grande impresa. Il territorio del Chianti si candida ad essere considerato patrimonio dell’umanità.

Ogni vino ha il suo calice, quindi un grande nettare ne esige uno di tutto rispetto. La cosa giusta potrebbe essere un calice di cristallo, prezioso, trasparente che ci permetta di apprezzare il colore del vino per il godimento della vista oltre che del palato. Deve contenerne la giusta quantità, non troppa ma non poca,  meglio  se avrà una  imboccatura larga così saremo in grado di  gustarne il bouquet esaltandone il profumo. Il calice deve essere impugnato dallo stelo, non dal coppa per evitare di scaldare il vino alterandolo.
Trecento anni possono essere più di dodici generazioni e con reale approssimazione  penso alla vigna, alle bitorzolute  radici che corrono sotto terra, alle persone che hanno intuito fin dall’inizio che il ceppo, anche se nobilissimo, non poteva bastare. Occorreva un clima buono, la giusta acqua, un terreno particolare,  molto lavoro, ma soprattutto molto amore. Strada faticosa che è passata attraverso queste colline seminando tradizioni e sapienza. Tutto questo ha generato ricchezza, cultura, dignità e prestigio. Penso a mani nodose che per secoli hanno seguito la curva dei tralci, intere famiglie affaticate a  lavorare a schiena curva, mani callose sempre pronte a zappare, potare, collocare germogli e pampini per far sì che la vite potesse dare il frutto magico dell’uva: non esiste un grappolo identico ad un altro ed ogni acino è unico. Ogni grappolo sarà un futuro calice di vino. La terra si lavora, si coltiva, ma il germoglio della vite è sempre lì. Tutte le primavere, verde, rampante, pieno di vigore.   Il vino ha ed ha avuto e continuerà ad avere il potere di intrecciarsi con l’esistenza dell’uomo. E’ energetico, consolatore,  segno di benessere; è la bevanda della socievolezza, suscita l’appetito ed è in grado di trasformare un semplice pasto in una festa. 
Molto è dovuto all’eccellenza del prodotto a determinare  questa esclusività. Quando si entra nelle sue terre si è quasi intimiditi dal benvenuto dato dal Consorzio, con la dicitura “Chianti Classico” e il marchio delGallo Nero” su sfondo giallo. Una terra che produce  un vino che tutto il mondo ci invidia: un vino che  ha sempre fatto parte della storia di queste colline, un legame ancestrale fra  terra e vigna che ci porta lontano:  in un sito archeologico etrusco sono stati ritrovati acini e baccelli risalenti a ventitré secoli fa.
Il Chianti Classico è  un prodotto Docg  che vanta un meraviglioso equilibrio di aromi e delicatezza. Colore rosso rubino,  profumo fruttato intenso, sapore rotondo e morbido dal finale elegante. Prodotto con uve Sangiovese, con l’aggiunta di piccole percentuali di Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah.  Affinato per dodici mesi in botti di rovere e per otto mesi in bottiglia.

Il Chianti da secoli ha affascinato gli intenditori tanto da calamitare nella celeberrima zona toscana fra Siena e Firenze  un gran numero di persone che non solo desiderano apprezzare il prodotto di questi  vigneti, ma anche  la raffinata  ospitalità locale. La Strada del Chianti è da percorrere in tranquillità scoprendo ombre e luci,  incantati dall’argento degli ulivi, dai filari delle viti,  un  percorso  così avvincente da potersi definire di  una ruralità aristocratica. Camminando in collina lungo le strade ed i muretti, da dove occhieggiano ulivi e vite,  si intravedono giardini segreti che profumano l’aria. Al tramonto il sole illumina i casali  avvolgendoli in un tenue colore rosato che, man mano che la sera si avvicina, si fa più rosso e vivace. L’ itinerario è  di grande bellezza, affascinante  per la varietà dei paesaggi:  borghi isolati, boschi e vigneti, strade lente e sinuose che rispecchiano carattere, storia e arte. I cipressi, nel loro cupore,  portano pensieri malinconici, ma sono così svettanti in cielo da accrescerne la luminosità,  rendendolo più azzurro e terso.
Se a tavola si degusta Chianti, anche la cucina deve essere all’altezza: la stessa sobrietà misurata, tradizionale, grande accortezza e cultura anche nei cibi. Il tutto ci insegna che la terra del Chianti è una terra riservata ed orgogliosa, ricca di tesori che richiedono il giusto tempo per essere completamente gustati.
Il vino è un dono, da sempre suscita emozioni, crea occasioni conviviali, appassiona con i suoi colori e profumi. Vivere il vino significa scoprire i luoghi segreti dei viticoltori, delle loro cantine, della natura sotto una luce diversa. E’ il vino che rende perfetto il piacere della tavola esaltando il gusto del cibo. Una perfetta armonizzazione tra vino e cibo suscita impressioni e pensieri positivi.

 In tutto il mondo in nome del vino si svolgono incontri e dibattiti, ognuno ha la sua idea, fa bene, fa male, ma tutti hanno dedicato al vino scritti e bevute a partire da Omero. 
Condividi facebook share twitter share google+ share pinterest share
Sigla.com - Internet Partner