Colture esotiche e migranti a Milano - Nutrire la Città che Cambia, secondo anno

Produrre #verduresotiche in Lombardia è possibile, giusto e redditizio

20/02/2015

Colture esotiche e migranti a Milano - Nutrire la Città che Cambia, secondo anno
Milano febbraio 2015.Produrre verdure esotiche nell’area metropolitana di Milano è possibile, giusto e redditizio. La conferma è arrivata nell’annata agricola da poco conclusasi, dopo l’indagine del 2013 dalla quale eravamo partiti per proporre alcune sperimentazioni. La ricerca aveva accertato che esiste in città e in Lombardia un ampio mercato per questi prodotti, e che dallo sviluppo dell’intera filiera, a partire dalla produzione, tutti possono trarre vantaggi.
Con questa dichiarazione Dario Olivero presidente Cia Città metropolitana di Milano há aperto il convegno “Nutrire la Città che Cambia secondo anno: produrre #verduresotiche in Lombardia è possibile, giusto e redditizio”,  svoltosi a Milano lo scorso 29 gennaio.

In questo modo i nuovi italiani, e i milanesi curiosi, possono avere a disposizione prodotti freschi, quindi di migliore qualità, e della propria cultura. Di questo ampliamento dell’offerta varietale, che è sempre un arricchimento - ha spiegato il direttore provincia Cia Città metrolitana di Milano Paola Santeramo - si avvantaggiano tutti i cittadini per il ridotto impatto ambientali delle produzioni locali rispetto all’importazione da terre lontane, per i nuovi piatti che possono cucinare o trovare offerti nella ristorazione, e, ovviamente, gli agricoltori che possono trovare in queste produzioni nuove opportunità imprenditoriali e di crescita professionale”.

Nel primo anno di Nutrire la Città che Cambia è stata avviata in alcune aziende agricole lombarde la coltivazione sperimentale di una selezione tra questi vegetali.

Tre specie hanno suscitato particolare interesse, data la grande attualità delle tematiche, scientifiche e non, ad esse collegate: l’Ampalaya (Asia), la Quinoa (America) e l’Okra (Africa). Ognuna di queste è inoltre rappresentativa di uno dei continenti da cui provengono la maggior parte dei migranti residenti in Lombardia e a Milano.
Le attività della seconda annualità del progetto saranno presentate durante il convegno, che avrà come tema centrale le tre specie e le loro proprietà. Durante l’evento, cui parteciperanno ospiti internazionali, saranno presentati i risultati delle attività del 2014 e quelle che saranno svolte nel 2015.
Il progetto riveste un particolare interesse per la città di Milano contribuendo alla diffusione di abitudini alimentari, prodotti e ricette di altri popoli che costituiscono parte rilevante della popolazione milanese.

Nutrire la Città che Cambia è un progetto triennale di sperimentazione colturale di ortaggi esotici che si svolge in aziende agricole lombarde promosso da Ases, Associazione Solidarietà e Sviluppo, cofinanziato da Confederazione Italiana Agricoltori, con l’assistenza scientifica dell’Università di Milano, patrocinato da Comune di Milano ed Expo 2015 e sostenuto da Fondazione Cariplo.
 

Ampalaya di Milano
Primi risultati delle coltivazioni di #verduresotiche nell’area metropolitana

La verdura che fa abbassare la glicemia raccontata dalla professoressa Sandra Habicht

L’ampalaya e le sue straordinarie caratteristiche nutraceutiche saranno tra i protagonisti del convegno Colture Esotiche e Migranti giovedì 29 gennaio a Palazzo Reale a Milano dalle 17 alle 20. Questa verdura, dal tipico sapore amaro, è originaria dell’Asia sud orientale, ed è consumata soprattutto dalle comunità filippine, cinesi, pakistane, indiane e bengalesi. Oltre ad essere amata dai nuovi italiani in arrivo da oriente, è conosciuta perché ha la proprietà di far abbassare la glicemia, e per questo è studiata in vari centri di ricerca, di questo ci parlerà una tra le maggiori esperte la dottoressa Sandra Habicht.
L’ampalaya è una delle nove piante di cui è stata sperimentata la coltivazione nell’area metropolitana all’interno del progetto Nutrire la Città che Cambia, le altre sono: quinoa, rocoto, okra, kangkong, cilantro, camote, ajì limo, ajì escabeche.

Dr. Sandra Habicht
L'insulino-resistenza e il diabete di tipo II sono tra le malattie a più rapida diffusione in tutto il mondo, anche nei paesi in via di sviluppo. Per la popolazione dei paesi poveri di risorse, però, le terapie farmacologiche convenzionali non sono spesso accessibili. Diventa dunque importante la ricerca di prodotti alternativi con effetto antidiabetico. In questo contesto, l’abbassamento della glicemia prodotto dal bitter gourd (Momordica charantia [ampalaya]) è molto discusso in letteratura, e oggetto di numerosi studi scientifici. Come parte della dieta quotidiana o come integratore, il bitter gourd presenta quindi un notevole potenziale per il trattamento e la prevenzione dell’insulino-resistenza e delle sue conseguenze.

Questa tematica è al centro dell’attività di ricerca della d.ssa Sandra Habicht, che collabora con importanti enti scientifici, quali l’Institute for Nutritional Sciences della Justus Liebig University of Giessen (D), e l’AVRDC, World Vegetable Centre, con sede a Taiwan.
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