Dalla foresta Rio Frìo do Alentejo alla bottiglia: quasi 50 anni dal seme al primo tappo!

Nasce in Portogallo il re italiano dei tappi da sughero

17/07/2014

Dalla foresta Rio Frìo do Alentejo alla bottiglia: quasi 50 anni dal seme al primo tappo!
Lo stappiamo dalla bottiglia di vino, lo facciamo saltare dalla bottiglia di champagne. Fu il monaco benedettino Pierre Perignon, di cui si ritiene sia l’inventore, il primo ad introdurre questa tecnica per sigillare le bottiglie nelle fredde cantine della Champagne. Ne è passato di tempo da allora. Ma fu verso la metà del ‘600, con la nascita della bottiglia di vetro, che si intuì il grande contributo che il sughero poteva dare al vino.
Un viaggio alla scoperta del mondo del sughero: come nascono i tappi e di cosa si cela dietro la scelta della chiusura naturale rispetto alle soluzioni alternative. Il sughero è frutto di un’antica pianta straordinaria, la Quercus Suber, il tappo in sughero è frutto di un lavoro collegiale di più persone. Basta un’azienda per produrlo, ne servono molte per garantirne la prestazione. Il tappo attraversa una filiera: fornitore di materie prime, produttore di tappi, tecnico di laboratorio di analisi, produttore di bottiglie, produttore di macchine per l’imbottigliamento, cantina, trasportatore, commerciante specializzato (enoteca) o despecializzato (punti vendita a libero servizio), ristoratore, consumatore. L’invenzione del tappo di sughero, che sostituì rimedi come stracci e cere, è probabilmente alla base delle svolte storiche e inconvertibili per la produzione e il consumo del vino. Il tappo di sughero, è divenuto la colonna vertebrale del settore così come l’ha definito la ricercatrice portoghese Maria Carolina Varela.
Il tappo per il vino è quindi da secoli in sughero, grazie alla sua elasticità si è sempre adattato alle aperture dedicate con ottime prestazioni. Le industrie per la lavorazione e la trasformazione del sughero sono localizzate in Portogallo (nelle regioni dell’Alentejo e dell’Algarve). Attualmente, nell’ambito del consumo di vino a livello globale, la produzione dei tappi in sughero per vini di pregio costituisce ancora oggi il 70% del mercato mondiale del sughero, corrispondente a circa 15/20 miliardi di tappi l’anno. Un terzo di questi viene dagli stabilimenti del gruppo Amorim, colosso portoghese leader mondiale nella produzione, finissaggio e distribuzione di tappi in sughero. Si è sempre dimostrata un’azienda dinamica orientata alla ricerca di nuove applicazioni del sughero e di nuovi mercati, con forte sensibilità per le tematiche sociali e ambientali..
Ma da dove proviene il sughero? Ma come nasce un tappo di sughero? Da un bellissimo percorso d’amore che dalla quercia lo condurrà al prodotto finito. Dietro ogni singolo tappo infatti c’è una storia unica fatta di pazienza, di rispetto della natura e dei suoi tempi; è stato fatto riposare al sole per alcuni mesi e poi, dopo un accurato processo di selezione e pulitura, è stato tagliato e trasformato in un piccolo tappo, chiusura perfetta di una bottiglia di vino senza comprometterne il profumo e il sapore. Il sughero è un materiale completamente naturale, deriva infatti dalla corteccia di una quercia, la Quercus Suber, comunemente chiamata Sughera. La prima fase per creare un tappo in sughero, consiste nella decorticazione. Gli alberi da sughero sono maggiormente diffusi in Portogallo, Spagna e Italia con piccole minoranze dal Marocco e dalla Tunisia.
Le “sugherete” hanno un valore inestimabile non solo per il prodotto che se ne ricava, ma anche perché sono un habitat naturale per numerosissime specie di animali e vegetali che, in loro assenza, rischierebbero l’estinzione; sono inoltre una preziosa opportunità lavorativa per gli abitanti delle zone interessate. Le sugherete dell’Alentejo sono ricche di esperienza millenaria.  E’ qui che parte il lavoro di Amorim, dall’amore che viene messo in circolo in ogni singola fase produttiva: da quando si aiuta a crescere una quercia da sughero proteggendo la foresta da ogni rischio e contribuendo di conseguenza a tutelare questo patrimonio, baluardo fondamentale contro l’avanzata della desertificazione, fino a quando si stappa una bottiglia e ancora oltre, se si sceglie di non buttare ma di riciclare il tappo in sughero.
 

Decortica, una carezza per l’ambiente

Alla scoperta della “Decortica”, il primo passo per la produzione di grandi tappi di sughero. Dalla foresta di Rio Frìo, in Portogallo, il racconto di una pratica antica e fondamentale con l’azienda leader mondiale del settore Amorim.
Il processo della decortica, questa attività esclusivamente manuale e realizzata da tecnici esperti,  avviene solo in questo periodo dell’anno: è infatti con l’inizio dell’estate che la linfa si posiziona tra il fusto della pianta e la sua corteccia ed è quindi possibile togliere quest’ultima agevolmente. Per Amorim Cork si tratta di un processo estremamente rispettoso dell’ambiente e della pianta, che può essere paragonato alla tosatura di una pecora. Un sottile equilibrio tra uomo e natura che richiede una approfondita conoscenza e amore per questi alberi.
La quercia da sughero è l’unica pianta in grado di sopravvivere in un suolo povero e con poca acqua. Dalla semina alla prima decortica trascorrono 25 anni. Il primo sughero è quindi ‘sughero vergine” e può essere utilizzato solo per la realizzazione di articoli decorativi e prodotti granulati. Dovranno trascorrere altri 9 anni prima della seconda decortica e ancora altri 9 prima che dalla corteccia si possano realizzare tappi in sughero: 43 anni minimo in tutto. E’ solo allora che il sughero raggiunge una stabilità strutturale tale da garantire le proprietà necessarie all’imbottigliamento. Con un ritmo di una decortica ogni 9 anni minimo la stessa pianta può subire questo processo per oltre 200 anni.
4 è il numero, rigorosamente dipinto di bianco, con cui sono state “marchiate”, nel 2014, le querce da sughero: a significare l’ultima cifra dell’anno in cui la pianta ha subito l’ultima decortica. Le querce decorticate quest’anno si notano subito, non solo dal “4”, ma soprattutto dalla differenza cromatica tra il grigio dei rami e il marrone chiaro del tronco, privato della corteccia durante l’ultima campagna, iniziata a maggio e ormai quasi conclusa. “Quella della decortica - spiega Carlos Santos, AD Amorim Cork Italia (nella foto) -, dalla foresta di Rio Frìo, in Portogallo - è una pratica antica, che non fa alcun male alla pianta, anche se si tratta di un lavoro delicato, fatto da mano d’opera altamente specializzata, forse la più pagata in agricoltura. Il periodo non è certo casuale, tra maggio e luglio la linfa attraversa lo spazio tra il tronco (la “madre”) e la corteccia, agevolando il lavoro, cui va prestata la massima attenzione, perché dove si dovesse intaccare la “madre” la corteccia non crescerebbe più”. Neanche dopo i 9 anni previsti dalla legge portoghese tra una decortica e l’altra, normativa che regolamenta anche la quantità di corteccia estraibile, che riguarda solo la parte del tronco. Materiale estremamente polivalente, il sughero conosce decine di campi di applicazione diversi, anche se il più importante resta senza alcun dubbio quello dei tappi, di cui il Portogallo è il principale produttore mondiale: il 52% dei tappi di sughero arriva da qui, il 26% dalla Spagna (dove il gruppo Amorim Cork controlla due delle aziende principali), e solo il 6% dall’Italia, dove la Sardegna la fa da padrone.
 

Amorim, un’industria all’avanguardia nella ricerca di nuove applicazioni

Dopo il processo di demaschiatura, il sughero viene immediatamente spostato negli stabilimenti di produzione Amorim e lasciato a stagionare nei suoi piazzali di cemento drenato. “In passato - racconta Carlos Santos -, il sughero veniva lasciato stagionare direttamente nella foresta, ma gli studi Amorim hanno evidenziato come questa tradizione fosse dannosa per la qualità sensoriale del sughero che rischiava di essere contaminato da funghi e batteri”. Solo una volta trascorso un periodo minimo di 6 mesi di stagionatura sarà finalmente possibile procedere alla lavorazione e alla realizzazione dei tappi. Il primo passaggio è quello di bollire la corteccia. La bollitura serve a disinfettare, a pulire la corteccia e renderla molto elastica. Una volta fatto questo, la corteccia dovrà essere pressata, dopodiché verrà sottoposta ad una prima selezione e refilata. Gli scarti non verranno gettati, ma bensì possono essere riutilizzati creando dei tappi, che si fanno incollando trucioli e segatura pressati. Ora avviene il carotaggio, la fase in cui vengono scelti i pezzi di legno migliori dai quali verranno estratti i tappi. Una volta estratti i tappi, si passa ad un’altra selezione, per scegliere i migliori. Questa operazione viene effettuata da una macchina grazie ad un lettore ottico. Dopodiché la medesima macchina, grazie ad un getto d’aria, dividerà i tappi per qualità e misura. Una volta completata anche questa operazione, si passa all’ultima fase nella quale verrà effettuata anche un’ultima selezione.  Questa parte non viene effettuata da una macchina ma bensì manualmente, un lavoro certosino affidato a squadre tutte femminili che testano tappo dopo tappo, attraverso speciali rulli. Tutti quei tappi che sono formati da un unico pezzo, in questa fase, verranno suddivisi per altezza, porosità e per piccole lesioni (nel quale ci dovessero essere). Da tutte queste operazioni possono uscire fino a 5 tipi di tappi, che variano tra loro per la qualità, la quale ne fa lievitare anche il prezzo. Naturalmente i tappi migliori verranno utilizzati per quelle bottiglie che dovranno durare per decenni. Da questa fabbrica escono 20mila tappi al giorno.
“Sapere come vengono prodotti i tappi in sughero - afferma Santos, è un’opportunità in più per apprezzare e scegliere queste chiusure rispetto alle alternative in plastica, alluminio o vetro. Il tappo in sughero non solo è la miglior chiusura per conservare le caratteristiche organolettiche del vino, ma è anche quella più ecologica poiché rispetta la natura e i suoi processi ed è interamente riciclabile”.
 

Della corteccia di sughero non si butta via niente

Grazie alle sue eccezionali proprietà tecniche il sughero sta diventando un materiale sempre più ricercato dai creativi come dai tecnici di tutto il mondo.
Dopo una importante fase di verticalizzazione del processo produttivo, avvenuta a partire dagli anni ’50 a garanzia di un controllo qualità diretto dalla quercia alla distribuzione dei tappi, il Gruppo Amorim si è impegnato per cercare di recuperare gli scarti di produzione inventando nuove soluzioni e applicazioni della materia prima. I tappi in sughero sono riciclabili al 100% ed è stata proprio Amorim nel 2008 ad inaugurare in Portogallo la prima Azienda del mondo per il riciclo dei tappi in sughero, consentendo di ottenere dal prodotto rilavorato materiale per altri utilizzi come l’edilizia, la coibentazione, l’abbigliamento, la meccanica e l’aeronautica spaziale.
Dalla corteccia del sughero quindi non si butta via nulla, nemmeno la polvere prodotta dalla lavorazione che viene recuperata accuratamente e usata come materiale da combustione per ricavare l’energia elettrica necessaria a soddisfare il 90% del fabbisogno energetico degli impianti produttivi Amorim.
Un inno all’Alentejo e al suo prodotto più esportato, alla sua luce ed all’architettura mediterranea, all’altezza della bellezza e del fascino della città di Evora, l’Ecork Hotel Suite & Spa, inaugurato nel 2013, ha uno spirito fortemente ecologico, immerso in una campagna di ulivi e piante secolari, il primo al mondo con la facciata rivestita in sughero (“cork.” In inglese), un materiale naturale ad alta prestazione come isolante termico e acustico che garantisce la “massima efficienza energetica”. A cinque minuti dal centro storico di Evora, patrimonio protetto dall’Unesco in Portogallo, ha aperto l’innovativo quattro stelle con 56 suite  con patio privato, piscine e spa, progettato dall’architetto José Carlos Cruz. Di sughero anche i muri del ristorante, un ambiente raffinato e tranquillo, con vista sulle montagne dell’Alentejo, dove si possono gustare specialità tipiche portoghesi e piatti internazionali, degnamente accompagnati dagli eccellenti vini della rinomata cantina Herdade do Esporão, tra questi un bianco autoctono portoghese Verdelho 2013, un vino estremamente rinfrescante, cristallino, giallo con sfumature verdi e agrumato; White Reserve 2013, fruttato e ricco di profumi; Red Reserve 2011, un vino rosso vellutato; Touriga Nacional 2010, dal colore rosso intenso, bouquet molto complesso con note di viola e fiori d’arancio, sentori di pane tostato e cioccolato, di grande eleganza al palato con texture setosa e un finale lungo e persistente. Mentre nello snack bar in loco vi attendono light lunch e spuntini portoghesi. La Spa ha cinque sale per i trattamenti, piscina coperta, percorso hamman e zona relax con cromoterapia. Salendo al primo piano, accediamo a dei grandi terrazzi, dove si trovano la piscina esterna ed un grande bar, dove d’estate sarà piacevole bere un buon bicchiere  di Cartuxa, uno degli ottimi vini della zona di Evora. Il sughero Corkpan MD Facciata, 100% naturale ed eco-sostenibile, caratterizza tutto l’edificio dell’hotel e si integra perfettamente nel paesaggio circostante esterno. Oltre al cappotto esterno faccia a vista in sughero, Ecorkhotel Suite & Spa, usa anche pavimenti in sughero esternamente dell’edificio principale.
 

Nasce in Portogallo il famosissimo tappo in sughero targato Amorim

Il Portogallo, paese più occidentale d’Europa, si estende su una superficie non più grande dell’Italia settentrionale, ma con ben 850 chilometri di coste estremamente variegate tra dune di sabbia, scogliere a picco, promontori e lunghe spiagge. Anche l’interno prevalentemente montuoso, offre comunque un paesaggio estremamente vario, con un alternarsi di vallate, colline e pianure. Importanti corsi d’acqua come il Tejo (o Tago) ed il Douro hanno permesso lo sviluppo di centri commerciali quali, rispettivamente, Lisbona e Oporto. Della lunga storia portoghese ne sono oggi testimonianze gli importanti monumenti sparsi per tutto il paese, da grandi città come Lisbona e Oporto, a piccoli centri come Tomar, sede dei templari, Coimbra, con la sua università, od ancora Guimaraes, Braga e tantissimi altri che rendono un viaggio in Portogallo una continua scoperta.
“Il successo di Amorim Cork Italia è dovuto a tanti fattori: dall’alta qualità dei prodotti all’efficienza dei servizi, dal costante investimento in ricerca & sviluppo all’eco-sostenibilità . Ma niente di tutto ciò ci renderebbe davvero l’azienda leader che siamo, senza il prezioso contributo umano e professionale del nostro personale e in particolare dei nostri agenti, presenza capillare insostituibile in tutto il territorio nazionale - afferma Carlos Santos”-. Proprio per questo Amorim Cork Italia ha organizzato un tour per far  conoscere agli ospiti della stampa nazionale il mondo del sughero in tutti i suoi aspetti, che ha visto momenti di approfondimento alternati a escursioni in alcuni dei luoghi più caratteristici del Portogallo. Tra una gita in mongolfiera, in barca, tappi da stappare (e da conservare), cene di pesce, degustazioni di porto e visita alla proprietà di Quinta Nova, della famiglia Amorim, dove si produce un eccezionale Porto Vintage, una sosta al Santuario della Madonna di Fatima e alla fabbrica del sughero, per concludere con la visita guidata alla città di Oporto, è stata un’esperienza molto emozionante e senza dubbio interessante, unica non immaginabile prima. Un ringraziamento particolare all’eclettico General Manager Carlos Santos per avermi aperto questo mondo con disponibilità e simpatia, a Joana Mesquita, ingegnere responsabile per le pubbliche relazioni dell’azienda, simpatica e particolarmente abile nel parlare la nostra lingua italiana, a Lorella Casagrande (Carry On) per la straordinaria opportunità.
 

Amorim la storia di un successo

Il gruppo portoghese Amorim, nato nel 1874 nel territorio vinicolo più importante della penisola lusitana, quello del Porto, è uno dei più grandi produttori e importatori di sughero al mondo: anzi è il leader incontrastato della produzione in tutto il pianeta. Fondata come azienda produttrice di tappi di sughero, a Vila Nova de Gaia, vanta oltre 140 anni di storia: siamo alla quarta generazione. Produce 3,8 miliardi di tappi in sughero all’anno, in grado di coprire da sola il 31,7% della quota mondiale e il 20,1% del mercato globale delle chiusure per vino. La multinazionale portoghese esporta in 103 nazioni e conta 22 filiali distribuite nei principali Paesi produttori di vino dei cinque continenti e 3750 dipendenti: sono questi i numeri chiave di Amorim che non lesina investimenti per la ricerca e per debellare il T.C.A. (Tricholoroanisole) un fungo metabolita responsabile del sapore di tappo nel vino.
Oltre al Portogallo le foreste che forniscono Amorim si trovano in Spagna, Italia, Francia,Marocco, Tunisia, Algeria.
Amorim Cork Italia è la sede italiana del gruppo portoghese leader internazionale nel mercato del sughero. Fondata nel 1999 a partire da una partnership con un’azienda che operava nel mercato della distribuzione di tappi in sughero fin dal 1970, Amorim fornisce oggi le cantine di tutto il panorama nazionale dallo stabilimento di Conegliano, nel cuore dei colli trevigiani, terra del Prosecco. Amorim Cork Italia ha lanciato un progetto di raccolta e riciclo di tappi in sughero dal nome “Etico” con il coinvolgimento di alcune associazioni non profit. Amorim Cork Italia conta su 32 dipendenti e una forza commerciale che copre con efficacia tutto il territorio nazionale composta da 25 agenti e 3 commerciali. Amministratore delegato dal 2006 è Carlos Santos. La Amorim Cork Italia, già leader nel settore, si pone sempre più come punto di riferimento nazionale per il mondo vitivinicolo nel campo dell’innovazione tecnologica, della Ricerca&Sviluppo e dell’avanguardia degli impianti produttivi a servizio della perfezione sensoriale dei tappi in sughero. La produzione, che oggi si assesta sul milione e 300 mila tappi al giorno, punta entro il 2015 all’ambizioso obiettivo dei 500 milioni di tappi all’anno.
Amorim Cork Italia S.p.A. Via Camillo Bianchi, 8 - Z.I. Scomigo - 31015 Conegliano (TV) 
Tel. 0438/394971 – Fax 0438/394607
 

Dalla foresta Rio Frio

Dalla foresta Rio Frìo do Alentejo alla bottiglia: quasi 50 anni dal seme al primo tappo!
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