DOP e IGP italiane sono cresciute del 40% per numero di prodotti, oggi sono 818

23/01/2018

Il Ministro alle Politiche agricole Maurizio Martina durante la presentazione a Roma del 15esimo rapporto Ismea-Qualivita ha detto: “il sistema delle Indicazioni Geografiche è un pilastro del nostro modello agroalimentare. In questi anni abbiamo avuto un ruolo guida in Europa e nel mondo proprio per affermare il diritto alla tutela dei marchi geografici”
Roma 23 gennaio 2018. In dieci anni, dal 2007 al 2017, le produzioni certificate italiane (DOP e IGP) sono cresciute del 40% per numero di prodotti (oggi sono 818), del 70% in valore (a quota 14,8 miliardi di euro) e del 143% per l’export (a quata 9,4 miliardi), fino a rappresentare alla voce esportazioni il 22% dell’export agroalimentare nazionale. E l’Italia mantiene il primato mondiale nel settore delle produzioni certificate DOP, IGP, STG, con 818 prodotti dei comparti Food e Wine e 4 nuove registrazioni nel corso del 2017.

A sintetizzare il quadro è il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, che durante la presentazione del 15esimo rapporto Ismea-Qualivita ha spiegato: “il sistema delle Indicazioni Geografiche è un pilastro del nostro modello agroalimentare. In questi anni abbiamo avuto un ruolo guida in Europa e nel mondo proprio per affermare il diritto alla tutela dei marchi geografici”.

Insomma, il rapporto descrive, come ha detto Mauro Rosati, direttore generale Fondazione Qualivita, un “sistema dei record”, quello delle produzioni certificate, garantito anche da una rete che, alla fine del 2017, contava 264 Consorzi di tutela riconosciuti dal Mipaaf e oltre 10mila interventi annui effettuati dagli Organismi di controllo pubblici.

Principali numeri del comparto sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane DOP IGP STG, in base al Quindicesimo Rapporto Ismea - Qualivita. Si rafforza il primato mondiale dell'Italia con 818 Indicazioni Geografiche registrate a livello europeo.
Mauro Rosati, Luca Bianchi, il ministro Maurizio Martina, Raffaele Borriello
Quello che emerge, però, in un sistema che nel complesso funziona e cresce, è però la consueta differenza tra nord e sud: guardando ai dati 2016, è infatti nel nord est che si concentrano i distretti più rilevanti economicamente (58% valore Food, 56% valore Wine), dalla “Food Valley” emiliana al “sistema Prosecco” veneto-friulano. Parimenti, guardando alla classifica per regioni, Emilia Romagna (2,751 milioni di euro e 43 DOP e IGP) e Lombardia (1,507 milioni e 34 DOP e IGP) si confermano regine del food per ritorno economico mentre Veneto (1,276 milioni e 53 denominazioni), Toscana (442 milioni e 58 denominazioni) e Piemonte (352 milioni e 59 denominazioni) guidano il settore del vino. Se vogliamo guardare al Sud, invece, la prima regione per l’agroalimentare è la Campania, con un valore di 366 milioni di euro, seguita dalal Sardegna con 289 milioni, mentre la Sicilia è prima nel comparto vitivinicolo con un valore di 126 milioni di euro, seguita da Puglia (92 milioni) e Abruzzo (89 milioni).
Una divisione, quella tra Nord e Sud, che si conferma anche nella classifica delle 20 province più importanti per impatto economico di DOP e IGP, capeggiata per il settore Food da Parma, capitale indiscussa dell’agroalimentare con un valore della produzione da 1,45 miliardi di euro (+28% del 2016), seguita da Modena (583 mln di euro, -6%) e Mantova (+81% a 437 milioni di euro) e per il settore Wine da Verona, trainata dalla continua corsa del sistema Prosecco, con 392 milioni di euro di ritorno economico (del vino sfuso), cui seguono Treviso con 324 milioni di euro e Siena con 250 milioni di euro.
La classifica delle province per impatto economico
Le prime province del Mezzogiorno presenti in classifica sono, per l’agroalimentare Casera, con i suoi 186 milioni di euro, Salerno con 181 milioni e Sassari con 118 milioni. Nel comparto Wine Lecce è la prima provincia del sud Italia con 42 milioni di euro di impatto economico del vino sfuso, seguita da Chieti con 36 milioni di euro.

Sul fronte dei prodotti, sono Grana Padano e Prosecco le produzioni DOP e IGP a trainare rispettivamente, per valore alla produzione, il comparto del food e quello del wine. Il primo con un valore alla produzione di 1,293 miliardi di euro e il secondo con un valore di 629 milioni di euro. Il settore dei formaggi si conferma la principale categoria di DOP e IGP in termini di volume d’affari, con un valore alla produzione che supera i 3,7 miliardi di euro per un’incidenza del 57% sul totale del comparto food.
I primi 10 prodotti DOP e IGP per valore alla produzione
Ottime anche le performace di Parmigiano Reggiano (1,123 miliardi), Mozzarella di bufala campana (372 milioni), Gorgonzola (316 milioni) e Pecorino romano (251 milioni). Sul fronte prodotti a base di carne (che hanno segnato un aumento record, +11%), ottima la performance del Prosciutto di Parma, (816 milioni), della Mortadella Bologna (326 milioni), del Prosciutto San Daniele (293 milioni) e della Bresaola della Valtellina (220 milioni). E, tra i prodotti certificati made in Italy, l’Aceto balsamico di Modena si conferma in ottima posizione (quarto con un valore alla produzione di 381 milioni di euro), e mantiene il vessillo di prodotto più esportato, con il 92% della produzione diretta oltreconfine.

Per quanto riguarda il vino, non si ferma la corsa del Prosecco, primo con un valore alla produzione di 629 milioni di euro. Al secondo posto la Igp Delle Venezie (169 milioni) e al terzo la denominazione Conegliano Valdobbiadene -Prosecco Dop. Seguono le denominazioni Chianti Classico Dop, l’Asti Dop, Veneto Igp, Chianti Dop, Amarone della Valpolicella Dop, Terre siciliane Igp e Alto Adige Dop.
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