E' record per l'export di vino italiano: nel 2013 superati i 5 miliardi

Secondo l'ISMEA le cantine italiane hanno messo a segno un +7% del fatturato

18/03/2014

E' record per l'export di vino italiano: nel 2013 superati i 5 miliardi

Secondo le analisi ISMEA il 2013 è stato un altro anno record per le cantine italiane, che hanno messo a segno un +7% degli introiti provenienti dalle vendite oltre frontiera, realizzando un fatturato di oltre 5 miliardi di Euro.

Non altrettanto positiva la dinamica delle esportazioni in termini quantitativi che ha subito una battuta d’arresto del 4%. I volumi spediti oltre i confini nazionali si sono attestati comunque sopra i 20 milioni di ettolitri, confermando ancora una volta il ruolo di traino della domanda estera, che assorbe quasi il 50% della produzione vinicola nazionale.

L’incremento del fatturato è legato all’aumento dei prezzi alla produzione registrato all’inizio della campagna produttiva 2012-2013.
Rincari che sono andati progressivamente esaurendosi nel corso del 2013 sino a riportare nell’ultimo quarto dell’anno il prezzo del vino su livelli decisamente inferiori all’anno precedente.
Quasi tutte le tipologie hanno subito una flessione dei quantitativi esportati accanto una progressione dei corrispettivi monetari, dicotomia particolarmente evidente nel caso dei vini sfusi (+11% in valore vs -12% in quantità).

Unica voce fuori dal coro, gli spumanti che hanno ottenuto oltre all’aumento dell’export in valore (+18%) anche un’eccellente performance in termini quantitativi (+13%). In questo segmento a trainare la domanda estera è stata la voce “altri spumanti Dop” (che comprende il Prosecco), con incrementi in volume e in valore di circa il 27%. Meno dinamico l’Asti che in volume si è fermato a un più 3%, affiancato da un più 16% degli introiti.

Tra i principali mercati di destinazione delle bollicine italiane, spicca il Regno Unito che, con un balzo in avanti del 40% degli ordinativi, diviene il primo acquirente sotto l’aspetto quantitativo. Gli Usa mantengono invece il primato tra i big spender con un incremento della domanda del 13% e della relativa spesa del 18%. La Germania, attualmente terzo cliente per importanza sempre parlando di bollicine, ha invece ridotto del 16% le sue richieste, a fronte di una domanda russa molto dinamica (+29% in quantità, +53% in valore). Cresce, infine, anche l’apprezzamento nei mercati scandinavi e nei paesi Baltici.

E' possibile vedere tutte le tabelle e l'intero Rapporto nel sito: http://www.ismea.it/
 

Spumanti: stravince l'export con +11,5% volumi +16% valore.
I consumi interni al palo

 

Come tradizione (dal 1991) l'Ovse diretto da Giampietro Comolli, primo e unico osservatorio nazionale sul consumo e mercati dei vini effervescenti italiani, ha diffuso i dati definitivi relativi all’annata 2013 sugli spumanti.

Bollicine e spumanti Italiani continuano a rimanere sulla cresta dell’onda. La produzione annua è stata infatti di 434 milioni di bottiglie con un valore all’origine di 735 €/mil. Crescita dei volumi del 9,1%. Per il solo export ancora meglio: volumi a +11,5% e valore +16% rispetto al 2012.

Consumi totali stimati a 419.960.000 bottiglie di cui 397.250.000 di bottiglie di metodo italiano e 22.710.000 di metodo tradizionale, ancora per il 92% consumato tutto in Italia e troppo legato alla “regionalità”. 277,6 milioni di bottiglie sono state stappate all’estero (in 78 Paesi) e 142,4 milioni sono state consumate in Italia. Giro d’affari al consumo totale stimato di 3,071 €/miliardi.

Al consumo, il valore di una bottiglia è in crescita anche del 18-20% in alcuni Paesi, a significare la crescita dell’appeal del binomio bollicine-Italia nel mondo, con una identità nazionale concentrata sulla tipologia di vino aromatico.

Il mondo Prosecco (Valdobbiadene, Conegliano, Cartizze, Asolo, Prosecco Doc, Glera) incide per due bottiglie ogni tre. 307 milioni di bottiglie contro 304, per la prima volta la Piramide Prosecco supera il Mondo Champagne.

Il mercato italiano si presenta bloccato, infedele, discontinuo, ma non ancora maturo. Eccessivo il distacco fra produttore e consumatore: la complessa difficoltà della domanda impone più elasticità di metodi d’offerta. Il consumo nazionale, per il terzo anno consecutivo regredisce, -8,1 milioni di bottiglie (il 6,2%) in totale, compreso 3,7 milioni di bottiglie importate (Champagne e Cava). Le bollicine nazionali hanno contribuito (per prezzo, qualità e immagine) a sostituire i vini importati. Rispetto al 2012, il dato generale del consumo in Italia è a –1,8%; mentre il valore al consumo registra un +0,5%. Un calo volumi 2013 più contenuto rispetto al divario fra 2011 e 2012 che aveva fatto registrare un –2,7%, ma non si può parlare di inversione di tendenza.

In 3 anni l’horeca ha fatto registrare un calo di consumi di bollicine del 11%, soprattutto per le etichette con prezzi intermedi. Tengono i marchi più noti e di alto valore. In GD si riscontra una certa stabilità dei volumi, un leggero calo delle High Tags, crescono leggermente i volumi dei primi pezzi, il fatturato tiene o cresce leggermente a seconda delle insegne.

Il mercato nazionale ha bisogno di una nuova programmazione di marketing e strategia lungo periodo: più promozione commerciale e contatto diretto con il consumatore finale per crescita dei consumi. Il supporto conoscitivo e formativo fanno parte del mix di vendita: queste azioni devono essere più localizzate, soggettive e private, con inviti a toccare con mano, in fase di contrazione, discontinuità”, ha commentato Giampietro Comolli.
www.ovse.org

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