Embargo russo: 7 miliardi andati in fumo

10/08/2016

Il presidente di Coldiretti Roberto MoncalvoIl presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo
Il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo
A due anni dall'inizio dell'embargo russo le esportazioni del Made in Italy sono scese al minimo degli ultimi tempi, con una perdita stimata in questo biennio di ben 7,5 miliardi rispetto ai valori precedenti l'embargo, come sottolinea un dettagliato studio presentato dalla Coldiretti. 

“L'agroalimentare – fa notare l’organizzazione agricola - è l'unico settore ad essere colpito direttamente dall'embargo totale sancito dalla Russia ma al divieto di accesso a questi prodotti si sono aggiunte le tensioni commerciali che hanno ostacolato di fatto le esportazioni in tutto l'agroalimentare e anche negli altri settori, dalla moda fino alle auto, in cui era tradizionalmente forte la presenza italiana”

"Solo nel settore del tessile, abbigliamento accessori e pelli la perdita dovuta al cale delle esportazioni è stata  di 2 miliardi nel biennio – sottolinea la Coldiretti - mentre per i mezzi di trasporto il taglio è stato di 1,2 miliardi nello stesso arco di tempo mentre 600 milioni ha perso complessivamente l'agroalimentare". 

“Si tratta di un costo insostenibile - dichiara il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo - per l'Italia e l'Unione Europea dove sono crollati i prezzi dei prodotti che venivano tradizionalmente esportati in Russia provocando una crisi senza precedenti in settori sensibili come ad esempio quello del latte. Lo stop alle importazioni di frutta, verdura, salumi e formaggi dall'Italia ha provocato peraltro in Russia un vero boom nella produzione locale di prodotti Made in Italy taroccati, dal salame Italia alla mozzarella "Casa Italia", dall'insalata "Buona Italia" alla Robiola Unagrande, ma anche la mortadella Milano o il Parmesan tutti rigorosamente realizzati in Russia”.

"In effetti – conclude la nota Coldiretti - alle perdite dirette subite dalle mancate esportazioni italiane in Russia si sommano quelle indirette dovute al danno di immagine e di mercato provocato dalla diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione. Il rischio riguarda anche la ristorazione italiana in Russia che, dopo una rapida esplosione, rischia di essere frenata per la mancanza degli ingredienti principali. In alcuni casi i piatti sono spariti dai menu mentre in altri sono stati sostituiti da tarocchi locali o esteri senza però che ci sia nella stragrande maggioranza dei ristoranti una chiara indicazione nei menu”.

Ma anche i russi fanno i conti con l’embargo, visto che i prezzi del cibo in Russia sono aumentati del 31,6%in due anni, come fa sapere il ministero dello Sviluppo economico russo, a causa dello stop deciso da Mosca alle importazioni di prodotti agroalimentari dai paesi occidentali che hanno imposto sanzioni per la crisi ucraina
 
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