Emilia-Romagna prima regione per export agroalimentare davanti anche alla Lombardia

L'ER ha la più alta quota di prodotti Dop e Igp - In buona salute la provincia di Parma

18/06/2014

Emilia-Romagna prima regione per export agroalimentare davanti anche alla Lombardia

Bologna 18 giugno 2014. L'industria alimentare dell'Emilia Romagna è in salute. Cresce l’export dei prodotti agroalimentari emiliano-romagnoli che nel 2013 hanno raggiunto un valore complessivo di 5 miliardi e 471 milioni di euro, mettendo a segno rispetto all’anno precedente un incremento del 5,4%, a fronte di un aumento, su scala nazionale del 4,9%. Un dato tanto più importante se confrontato con il calo dei consumi interni in atto da alcuni anni.

L'Emilia Romagna, con la più alta quota di prodotti Dop e Igp, dove svetta il Prosciutto di Parma e il Parmigiano Reggiano, e grandi marchi famosi nel mondo, si conferma come prima regione per export agroalimentare in Italia: con una percentuale del 16% ha superato anche la Lombardia.
Parma alla guida con 1062 ragioni sociali, quota 22% del totale regionale. Seguono Modena (17,4%),  Reggio Emilia e Bologna (13%). Anche pr le imprese artigiane Parma è  in testa.
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Questi dati sono stati forniti a Bologna in occasione della presentazione del Rapporto agroalimentare dell’Emilia-Romagna, promosso da Regione e Unioncamere.

L’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni: siamo davanti anche alla Lombardia
«Siamo la prima regione per export agroalimentare in Italia, con una percentuale del 16%, dato che ci pone davanti anche alla Lombardia – ha spiegato l’assessore Tiberio Rabboni – ma vogliamo crescere ancora, perché siamo la terra della Food Valley».

Per Rabboni la ricetta per competere sui mercati sta in un rafforzato gioco di squadra a livello nazionale. «Dobbiamo muoverci in sintonia con i recenti provvedimenti assunti dal Governo, per contrastare le barriere non tariffarie e per garantire anche fuori dall’Europa la tutela dalle contraffazioni delle nostre più importanti Dop Igp. Per questo è indispensabile che anche l’accordo di libero scambio che si sta predisponendo tra Ue e Usa sia sulla falsariga di quello con il Canada che ha introdotto anche in quel Paese il riconoscimento dei prodotti a denominazione d’origine europei» ha sottolineato l’assessore, ricordando l’accordo in corso con lo Stato del Delaware per l’esportazione di Pere Abate e delle altre Dop e Igp dell’Emilia-Romagna.

Tra i recenti provvedimenti del Governo richiamati da Rabboni anche la decisione per il prossimo anno di triplicare i fondi per la commercializzazione e promozione delle Dop e Igp in Usa e Canada attraverso la grande distribuzione organizzata.
Proprio per concorrere al gioco di squadra nazionale l’assessore ha indicato la necessità che Regione e Unioncamere «indirizzino su Canada, Stati Uniti e Cina le proprie iniziative di accompagnamento all’estero delle piccole imprese agroalimentari, integrando tale azione con la formazione di reti di impresa e aggregazioni commerciali che possano agire autonomamente».
Dal canto suo la Regione aiuterà le imprese agroalimentari dell’Emilia-Romagna ad andare sui mercati esteri, sia grazie alle risorse dell’Ocm vino (circa 9 milioni di euro all’anno per la promozione extra Ue), sia attraverso le risorse del nuovo Psr espressamente destinate alla promozione e alle reti di impresa per la commercializzazione sui paesi esteri.
Molto potrà venire anche da Expo 2015. In vista di questo importante appuntamento già ora si sta lavorando a una serie di eventi commerciali incardinati sulle fiere Cibus, Cibus Tech e Sana oltre a un bando che finanzierà iniziative di incoming di buyer stranieri.

Anche per Maurizio Torreggiani, presidente di Uniocamere, «è necessario consolidare la ricerca di partnership, gli interscambi e la presenza nei Paesi emergenti, la cui espansione economica determina una crescente richiesta di prodotti di qualità delle nostre imprese. Il primato dell’Emilia-Romagna nell’export di prodotti agroalimentari va considerato un punto di partenza. Sta a noi, come sistema territoriale, lavorare d’iniziativa per aumentare il numero delle imprese esportatrici aiutandole a cogliere le opportunità. Le Camere di commercio sono impegnate a sostenere il riposizionamento delle aziende nello scenario internazionale, agendo in sinergia con i principali soggetti, a cominciare dalla Regione in progetti consolidati come Deliziando. Raccogliere la sfida di Expo 2015 significa puntare a ottenere ricadute permanenti sullo sviluppo del territorio regionale».

Proprio sull’internazionalizzazione dei mercati ha centrato l’attenzione il Rapporto 2013, con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato Giovanni Anania, professore di politica economica esperto in commercio e relazioni internazionali dell’Università della Calabria, John Pastor, direttore dell’International Trade and Development dello Stato del Delaware (Usa), Helmuth Senfter consigliere di Grandi salumifici italiani e Li Shaofeng, primo segretario dell’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia.Le esportazioni
Le esportazioni agroalimentari emiliano-romagnole crescono e crescono di più delle importazioni (+5,4% contro +1,8%), con effetti positivi sul saldo commerciale che tra 2012 e 2013 migliora di 164 milioni di euro. Disaggregando il dato complessivo, tra le voci più significative dell’export emiliano-romagnolo vi sono i salumi con un valore di 608 milioni di euro e un aumento sul 2012 del 9%, i formaggi e i prodotti lattiero-caseari con 604 milioni e un +6% , pasta e derivati dai cereali (600 milioni, +3,6%), il vino (392 milioni, +9,8%). Tra i prodotti agricoli regina incontrastata è la frutta fresca ( che rappresenta da sola il 55,9% delle esportazioni agricole regionali ) con un valore di 469 milioni di euro, ma una flessione rispetto al 2013 del 3,4%.

L’annata agraria 2013
Il Rapporto, curato dal professor Roberto Fanfani dell’Università di Bologna, ha evidenziato, confermando le prime anticipazioni, una riduzione del 3% della produzione lorda vendibile. Tale flessione tuttavia non ha impedito all’agricoltura emiliano-romagnola di confermare un valore di 4,35 miliardi di euro di Plv, consolidando i buoni risultati degli ultimi anni. Il dato di Parma vede una Plv di 503 milioni, di cui 410 solo nel settore della zootecnia. Seguono i cereali (39 milioni), gli ortaggi (30 milioni) e le coltivazioni erbacee (12,5 milioni).
Il resto deriva dai vigneti e dalle produzioni arboree.

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