Falsi d'autore, Grana Padano denuncia danni per 1 miliardo di euro

A Tuttofood presentata una ricerca dal professor Vito Rubino

23/05/2013

Falsi d'autore, Grana Padano denuncia danni per 1 miliardo di euro

Milano 23 maggio 2013. Poteva mancare Moreno Morello, noto inviato di “Striscia la Notizia”, ad una iniziativa dove si parla di taroccamenti e di falsi d'autore?

Il candido inviato del Tg5, scopritore di tanti inganni nel settore alimentare è stato scelto dal Consorzio del Grana Padano per coordinare i lavori di un affollatissimo incontro svoltosi a Tuttofood, martedì scorso, proprio sui temi delle imitazioni tanto che il tema dell'incontro è stato: “E' una Dop. Quando nasce l'inganno”.

Ad introdurre il dibattito è stato Nicola Cesare Baldrighi, presidente del Consorzio Grana Padano, che ha affermato: "Nei negozi e nei supermercati è forte e in continua crescita la presenza di prodotti che per aspetto, presentazione e packaging sembrano uguali a quelli DOP, ma che nulla hanno a che vedere con il livello qualitativo degli stessi. La confusione causata dai generi alimentari ‘similari’, di ignota provenienza e in vendita sugli scaffali al fianco di eccellenze come Grana Padano, penalizza in maniera pesante i consumatori, il made in Italy e le aziende produttrici.  Un danno che, solo per il Grana Padano, vale 1 miliardo di euro, 700 milioni all’estero e 300 milioni in Italia".

Dopo Baldrighi, davanti ai giornalisti, ai rappresentanti delle Istituzioni e agli operatori del settore a commentare e illustrarei dati di una ricerca è stato il professor Vito Rubino, docente di Diritto dell’Unione europea presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Università Piemonte Orientale ed esperto di legislazione alimentare.

All'incontro erano presenti anche Emilio Gatto, direttore generale della prevenzione e repressione frodi del ministero delle Politiche Agricole, e Gianni Fava, assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia.

I risultati dello studio evidenziano una elevatissima incidenza di errori nella cernita dei prodotti, che può tradursi in una notevole alterazione delle dinamiche di mercato. Nella fascia di età compresa fra i 25 e i 44 anni, il 20,5% ritiene che fra il prodotto DOP e quello similare posto a confronto non vi siano differenze, mentre questo dato raggiunge addirittura il 62,5% se si analizza il target oltre i 65 anni . "Da sempre – ha aggiunto Baldrighi - siamo in prima linea nel sollecitare risposte concrete dalle istituzioni nazionali e comunitarie per contrastare una problematica che colpisce non solo il nostro prodotto, ma tutto il made in Italy di qualità. E' chiaro che il consumatore viene confuso e non è libero di scegliere”.

Dello stesso avviso è Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Grana Padano, il prodotto DOP più consumato del mondo che - nel 2012 - ha fatto registrare una produzione di oltre 4 milioni e 700 mila forme, con un incremento dell'export del 7,5%.

“L’aggressione crescente che subiamo dai ‘similari’, soprattutto da quelli prodotti all’estero, con costi della materia prima latte e di trasformazione esageratamente più bassi, è sleale per noi e per il consumatore che – ha detto Berni -  non viene messo in condizione di conoscere la provenienza della ‘imitazione’. La mancanza in etichetta della dicitura che indica il luogo di confezionamento e i molteplici nomi di fantasia italiani, anche attraverso l'utilizzo della scritta 'Gran', confondono il consumatore. Ma la vera beffa è che tutto questo, per le leggi comunitarie, è legittimo”.

Una situazione, dunque, paradossale se si considerano anche gli oltre 14.000 interventi di vigilanza e controlli (per un investimento che supera gli 8 milioni di euro) effettuati dal Consorzio Grana Padano ogni anno per garantire l'eccellenza del prodotto.

La sintesi della ricerca realizzata e illustrata dal professor Vito Rubino, docente di Diritto dell’Unione europea presso il Dipartimento di Giurisprudenza,

Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Università Piemonte Orientale


LE SCELTE DEI CONSUMATORI NON SONO CONSAPEVOLI

  1. Introduzione

I prodotti DOP e IGP costituiscono un autentico patrimonio per il nostro Paese che merita di essere tutelato e protetto a tutti i livelli.

La diffusa presenza sul mercato di prodotti simili per aspetto, presentazione e packaging alle DOP e IGP, ma privi delle caratteristiche qualitative o della certificazione sull’origine ed il metodo di ottenimento, fa sì che i consumatori siano indotti in errore circa le effettive caratteristiche del prodotto che scelgono di acquistare.

In particolare, la prassi dell’offerta di prodotti DOP e IGP e prodotti similari in un unico contesto, mescolati fra di loro, riscontrabile in molti punti vendita delle principali catene di Grande Distribuzione Organizzata (G.D.O.) è un elemento che non favorisce una scelta consapevole ed informata da parte dei consumatori che si approcciano al banco-vendita nella generica convinzione di acquistare il prodotto noto (ossia la DOP o IGP) ma selezionano, al contrario, un prodotto generico.

Per questo il Consorzio per la Tutela del Formaggio Grana Padano, nell’ambito di una più generale attenzione alla problematica della tutela del consumatore dal rischio di confusioni e pratiche commerciali poco trasparenti, ha commissionato all’Università degli Studi del Piemonte Orientale una ricerca per comprendere l’effetto di determinate modalità di presentazione e vendita dei prodotti DOP e similari sui consumatori, nonché valutarne il profilo giuridico. La ricerca è stata affidata al Prof. Vito Rubino, docente di Diritto dell’Unione europea presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Ateneo ed esperto di legislazione alimentare.

  1. Il contenuto della ricerca

L’attività svolta dall’unità di ricerca coordinata dal Prof. Rubino si è articolata in tre fasi:

  • Rilevamento delle prassi esistenti sul mercato in ordine alle modalità di presentazione e vendita dei prodotti Grana Padano DOP e similari, con particolare riferimento alla Grande Distribuzione Organizzata (GDO);

  • Rilevamento e studio del grado di conoscenza dei prodotti da parte dei consumatori e dei loro comportamenti;

  • Valutazioni giuridiche sui risultati.

  1. Rilevamento delle prassi commerciali esistenti

L’Unità di ricerca ha anzitutto accertato l’ampia diffusione sul mercato di prodotti simili per presentazione, taglio, conformazione e packaging al Grana Padano, di origine nazionale od estera, collocati in vendita negli spazi vendita della GDO italiana in modo promiscuo rispetto alla nota DOP italiana.

Gli scaffali dei supermercati dedicati alla vendita dei formaggi stagionati a pasta dura presentano, infatti, in modo pressoché costante l’offerta di Grana Padano DOP affiancato o inframmezzato a prodotti simili non DOP che per aspetto o confezione possono risultare confondibili.

In alcuni casi sono state rilevate altresì pratiche commerciali da parte del venditore potenzialmente confusorie, come la collocazione di cartelli relativi al c.d. “primo prezzo” potenzialmente capaci di ingenerare l’equivoco circa la possibile equivalenza del prodotto generico di basso costo rispetto alla DOP posta accanto.

La situazione accertata ha quindi imposto la verifica del grado di comprensione delle differenze fra le diverse tipologie di prodotti da parte dei consumatori.

  1. Rilevamento e studio del grado di conoscenza dei prodotti da parte dei consumatori e dei loro comportamenti

Lo studio sui comportamenti commerciali dei consumatori e sul loro grado di comprensione delle diversità fra i prodotti presenti sul mercato nello specifico settore si è articolato attraverso l’effettuazione di 100 interviste, suddivise per fasce d’età, mettendo a confronto una serie di Grana Padano DOP nei diversi formati (a “spicchio”, “grattugiati”) con prodotti similari non DOP, anche di provenienza estera, onde verificare le dinamiche di scelta ed il grado di consapevolezza degli intervistati.

Agli intervistati sono stati mostrati banchi differenti di punti vendita della GDO con la tipica esposizione dei prodotti richiamata in precedenza ed è stato chiesto di identificare eventuali prodotti noti/acquistati abitualmente per valutarne le abitudini di consumo. Successivamente è stato richiesto di effettuare delle scelte d’acquisto fra numerosi prodotti differenti fra loro (DOP e non DOP, differenti per prezzo, packaging, formato etc.), e, da ultimo, i prodotti DOP sono stati messi a confronto con prodotti similari, chiedendo agli intervistati di identificare la presenza di eventuali differenze.

I dati rilevati si possono sintetizzare in termini percentualistici come segue:

Sul formato “grattugiato”:

nella fascia di età compresa fra i 18 ed i 24 anni

  • il 18,75% ritiene che fra il prodotto DOP e quello similare posto a confronto non vi siano differenze;

  • il 43,75% rileva differenze non attinenti alla attestazione “DOP”;

nella fascia di età compresa fra i 25 e i 44 anni

  • il 29,54% ritiene che fra il prodotto DOP e quello similare posto a confronto non vi siano differenze;

  • il 52,27% rileva differenze non attinenti alla attestazione “DOP”;

nella fascia di età compresa fra i 45 ed i 64 anni

  • il 25% ritiene che fra il prodotto DOP e quello similare posto a confronto non vi siano differenze;

  • il 9,37% rileva differenze non attinenti alla attestazione “DOP”;

nella fascia di età oltre i 65 anni

  • il 37,5% ritiene che fra il prodotto DOP e quello similare posto a confronto non vi siano differenze;

  • il 37,5% degli intervistati rileva differenze non attinenti alla attestazione “DOP”;

Per quanto concerne il formato “a spicchio”:

nella fascia di età compresa fra i 18 ed i 24 anni

  • il 12,5 % ritiene che fra il prodotto DOP e quello similare posto a confronto non vi siano differenze;

  • il 37,5% rileva differenze non attinenti alla attestazione “DOP”;

nella fascia di età compresa fra i 25 e i 44 anni

  • il 20,45% ritiene che fra il prodotto DOP e quello similare posto a confronto non vi siano differenze;

  • il 27,27% rileva differenze non attinenti alla attestazione “DOP”;

nella fascia di età compresa fra i 45 ed i 64 anni

  • il 18,75% ritiene che fra il prodotto DOP e quello similare posto a confronto non vi siano differenze;

  • il 15,62% rileva differenze non attinenti alla attestazione “DOP”;

nella fascia di età oltre i 65 anni

  • il 62,5% ritiene che fra il prodotto DOP e quello similare posto a confronto non vi siano differenze;

  • il 25% degli intervistati rileva differenze non attinenti alla attestazione “DOP”.

NB: sono state rilevate alcune indicazioni sintomatiche della scarsa comprensione dell’etichettatura dei prodotti e dei significati dei simboli ivi apposti. Alcuni consumatori hanno indicato nel marchio DOP un sinonimo di maggiore qualità ma non di garanzia di origine; altri consumatori hanno indicato come “italiano” un prodotto estero in funzione del numero “8” con il quale iniziava il codice a barre; molti consumatori non sono stati in grado di comprendere il “rinvio” alla lettera posta accanto alla data di scadenza per identificare lo stabilimento di produzione.

  1. Valutazioni conclusive

I risultati ottenuti, pur dovendo tenere in considerazione l’incidenza dell’età degli intervistati in relazione alla propensione all’acquisto (i soggetti che effettuano direttamente gli acquisti di generi alimentari sono collocati più frequentemente nella fascia d’età compresa fra i 25 ed i 65 anni) evidenziano una elevatissima incidenza di errori nella cernita dei prodotti, che può tradursi in una notevole alterazione delle dinamiche di mercato.

Per affrontare questa problematica, accanto alla necessaria implementazione dello sforzo comunicativo da parte dei Consorzi di tutela delle DOP (come ad esempio la campagna pubblicitaria del Consorzio Tutela Grana Padano della scorsa stagione “Non portare a casa uno sconosciuto”), appare evidente la necessità di intervenire in merito alla presentazione dei prodotti nei punti vendita, soprattutto dove non vi è un rapporto diretto fra operatore professionale e cliente (e.g. supermercati, dove i prodotti sono immessi in libera vendita a scaffale senza la presenza di un addetto).

La mescolanza nel medesimo contesto di Grana Padano DOP e prodotti generici similari, talvolta abbinata all’apposizione di cartelli promozionali, costituisce fonte di errori nella scelta del consumatore, specialmente per le categorie più vulnerabili a causa dell’età avanzata o dello scarso livello di istruzione.

L’illiceità della condotta commerciale descritta è facilmente desumibile tanto dal regolamento U.E. sulle DOP –IGP (già regolamento 510/06 CE, oggi regolamento 1151/12 UE, articolo 13, co. 1, lett. a, b, c, d), quanto dalla normativa sull’etichettatura degli alimenti (cfr. direttiva 2000/13 CE, art. 2, recepita in Italia dal d.lgs. 109/92, art. 2), quanto, infine, dalla disciplina U.E. sulle pratiche commerciali sleali (cfr. direttiva U.E. 2005/29, art.6, recepita in Italia con il “Codice del consumo”, art. 19 e ss.).

La problematica, peraltro, era già stata oggetto di attenzione da parte dei Ministeri dello Sviluppo Economico e delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali in relazione ai c.d. “prodotti dolciari delle ricorrenze” (panettone, pandoro, colomba) per i quali la circolare MiSE del 3.12.2009 n. 7021 (in GURI 302 del 30.12.2009) aveva segnalato che “risulta evidente (…) come siano da ritenere ingannevoli e potenziale fonte di concorrenza sleale: a) le modalità di presentazione dei prodotti di imitazione che richiamano in maniera inequivocabile i lievitati classici di ricorrenza (forma del prodotto, forma della confezione, immagine) e che si distinguono da essi solo per il fatto di utilizzare, in maniera poco evidente (…) denominazioni alternative a quelle disciplinate dal decreto ministeriale di cui sopra; b) le modalità di commercializzazione perché nei punti vendita le due categorie di prodotti (originali e di imitazione) sono posti gli uni accanto agli altri, confondendo i consumatori e arrecando illecita concorrenza agli operatori corretti. Gli organi di controllo sono invitati a prestare massima attenzione a quanto sopra e ad intervenire per un corretto svolgimento delle attività di vendita (…)”.

Si ritiene, quindi, assolutamente indispensabile che altrettanta attenzione e sensibilità venga posta nel settore delle DOP – IGP ed in particolare per un prodotto come il Grana Padano DOP che è oggetto di numerosissime imitazioni, per il quale l’affiancamento in scaffale a prodotti similari può provocare un grave danno per i consumatori ed una forma di concorrenza sleale nei confronti dei produttori.

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