Filippo La Mantia lascia il ristorante all'hotel Majestic

Lascio un'attivita' in piena salute e passo il timone a Massimo Riccioli

07/06/2013

Filippo La Mantia lascia il ristorante all'hotel Majestic

Roma 7 giugno 2013. Filippo La Mantia, lo chef che ha messo in soffitta elementi immancabili nella cucina tradizionale italiana come l’aglio e la cipolla, ha deciso di mettere al chiodo il cappello da chef e lascia il ristorante all'hotel Majestic, salotto e passerella in Via Veneto a Roma.

''Lascio un'attivita' in piena salute il 31 luglio - ha detto a margine della presentazione Guida Ristoranti di Roma de La Repubblica e ripreso dall'Ansa- e passo il timone a Massimo Riccioli. Non ho nessun progetto nel settore, ma io vivo di passioni e dopo cinque anni voglio ritrovare il mio vero stile di vita''.

A luglio al via le riprese Tv per il programma 'The chef' su La 5, in onda a settembre con Oldani.

"Dopo aver detto no a Masterchef e altri talent show con giudici ingiustificatamente spietati - ha detto Filippo La Mantia - ho scelto questo canale laboratorio dove vado a braccio e mi presento per quello che sono". Massimo Riccioli che prenderà il timone del ristorante del Majestic a settembre ha precisato che il suo ristorante al Pantheon, La Rosetta, rimarrà aperto, e sempre gestito da Riccioli e sorelle. A via Veneto, ha detto lo chef, porteremo la formula Riccioli, sto pensando all'oyster bar, e a formule speciali per il pranzo".

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LA MIA FILOSOFIA DI CIBO di Filippo La Mantia

Il cibo nasce con la vita ed occupa una parte fondamentale della nostra esistenza.

L’esperienza derivata da anni di innovazioni e ricerche, ha portato alla necessità di tornare ad un consumo della ‘materia cibo’ consapevole e rispettosa del nostro corpo. L’interesse cresciuto attorno al cibo si è trasformato in fenomeno ma non sempre l’innovazione ha portato a preservare le tradizioni culinarie legate al territorio.
Sono orgoglioso delle mie radici siciliane, la presenza sul territorio di varie popolazioni, ha reso questa terra fertile e generosa di profumi, sapori e tradizioni alle quali mi ispiro ogni giorno per il mio mestiere di cuoco.

La mia grande scommessa è stata l’eliminazione di alcuni elementi solitamente immancabili nella cucina tradizionale italiana, l’aglio e la cipolla. Niente soffritti, ma basilico, menta, capperi, origano, mandorle e cannella.
Fondamentali gli agrumi, li uso indistintamente per realizzare ricette salate e dolci.
Riscoprire antichi piatti della cucina tradizionale è un viaggio nella storia e nel costume di un popolo.
Alcune ricette come la zucca in agrodolce oppure gli anelletti infornati hanno origini umili.
Questa ultima ricetta, preparata con le cotenne di maiale, melanzane fritte, uova ed il canestrato, un formaggio molto saporito e poco costoso, scatena in me il ricordo dell’ odore che si diffondeva in tutta la casa.

Il mio intento in cucina è il ritorno alla semplicità, dalla scelta dell’ingrediente alla lavorazione.
Sono fermamente convinto che l’uso dell’aglio impedisca di esaltare i sapori e gli odori ‘naturali’ degli ingredienti.
La mia predilezione per gli agrumi segue questa direzione, profumi e sapori che restano indelebili nella memoria e legati al ricordo della degustazione.
Non vorrei che si scambiasse questa mia scelta per un atteggiamento o una moda del momento.
Nel mio percorso di innovazione, resto ancorato alle tradizioni antiche della mia terra.

Il clamore creato intorno alla figura dei cuochi star, ha portato ad un’esasperazione del fenomeno stesso. Il dibattito sul cibo come opera d’arte, creazione e viaggio nella tradizione di ogni singolo paese, è servito a stimolare nuove idee e concetti. Nella mia concezione, parlo di cibo come mezzo per viaggiare senza spostarsi, gustando ricette che esprimano una forza interiore originale tale da rendere quell’esperienza unica, una sorta di meditazione.
Amo il mio lavoro ogni giorno di più, mi permette di spaziare con la fantasia e di dedicarmi alle proposte sempre diverse dei miei menu, un omaggio a tutti coloro vorranno far parte di questo viaggio.

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