Forum del Comitato Leonardo a Roma: su quali mercati le imprese italiane dovranno puntare per vincere la sfida dell'internazionalizzazione?

Nell'ambito del Forum presentata una ricerca su 12 grandi mercati d'esportazione

11/07/2014

Forum del Comitato Leonardo a Roma: su quali  mercati le imprese italiane dovranno puntare per vincere la sfida dell'internazionalizzazione?
Roma 11 luglio 2014. Quali sono i mercati su cui le imprese italiane dovranno puntare per vincere la sfida dell'internazionalizzazione e per rilanciare la competitività del sistema Italia nel mondo? Come sta cambiando lo scenario mondiale e quali spazi ed opportunità ci sono ancora da cogliere per il Made in Italy negli storici mercati di esportazione?

Al tema "Made in Italy e grandi mercati: ritorno al futuro?" è stato dedicato il XIII Forum del Comitato Leonardo svoltosi lo scorso martedì 8 luglio in Campidoglio, appuntamento annuale in cui rappresentanti delle istituzioni, imprenditori e mondo del credito si confrontano su prospettive di sviluppo per il Made in Italy e misure da intraprendere a sostegno dell'internazionalizzazione delle aziende italiane.

Sono intervenuti il Presidente del Comitato Leonardo Luisa Todini, il Presidente dell'Agenzia ICE Riccardo M. Monti, il Presidente del Comitato Tecnico per l'internazionalizzazione e gli investitori esteri di Confindustria Licia Mattioli, il Viceministro degli Affari Esteri, Lapo Pistelli, ed il Viceministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda.
La tavola rotonda imprenditoriale ha visto la partecipazione di Giovanni Anzani (Presidente Poliform), Carlalberto Corneliani (A.D. Corneliani), Aurelio De Laurentiis (Presidente Filmauro), Nicola Fabbri (A.D. Gruppo Fabbri) e Guido Grassi Damiani (Presidente Damiani).

Nell'ambito del Forum sono stati presentati i risultati di una ricerca realizzata, su commissione del Comitato Leonardo, dall'Ufficio Pianificazione Strategica, Studi e Rete Estera dell'Agenzia ICE in collaborazione con Prometeia, volta ad analizzare il posizionamento italiano e le opportunità per le imprese italiane nei 12 grandi mercati d'esportazione: dai principali Paesi europei (Germania, Francia, Regno Unito, Svizzera, Spagna) a Stati Uniti e Giappone, a cui si sono aggiunti Paesi di più recente industrializzazione come Turchia, Russia, Cina, Brasile e Emirati Arabi. 12 Paesi che nel complesso assorbono la parte più consistente dell'export italiano nei settori alimentare, arredo, moda e meccanica: nel 2013 oltre 210 miliardi di euro di importazioni, il 59% dell'export nazionale.

È solo dall'azione convergente di Governo e sistema delle imprese - ha commentato Luisa Todini - che possono venire soluzioni efficaci e strutturate in termini di sostegno all'internazionalizzazione e sviluppo delle quote di mercato rispetto a vecchi e nuovi competitor, con nuove e maggiori opportunità di occupazione soprattutto per i nostri giovani talenti. Il Piano straordinario per il Made in Italy annunciato nei giorni scorsi dal Ministro Guidi costituisce quindi una prima e impegnativa risposta alle aspettative degli operatori del settore e questa è sicuramente già una buona notizia. Consolidare e presidiare la presenza italiana nei mercati storici ed espandersi nei nuovi, è una missione possibile, purché si definisca un programma organico e pluriennale di politiche in grado di intervenire sulle variabili chiave per l'export non riconducibili alle singole imprese ma al sistema istituzionale di governance e che risultano in ogni caso determinanti per l'affermazione sui mercati".

"Dalla ricerca di quest'anno - ha commentato Riccardo Monti - emerge l'importanza di tali mercati che, nel corso di tutti questi lunghi anni, hanno mantenuto sostanzialmente immutata la loro quota di assorbimento dell'export italiano. Si rende necessaria di conseguenza un'azione congiunta volta al consolidamento di tali quote conquistate dalle nostre imprese nell'arco di oltre 40 anni. Non si può prescindere però da quanto emerso nel 2013, sempre in occasione di questo appuntamento, circa l'importanza dell'Africa sub-sahariana, del Far East e dell'America Latina, aree in cui abbiamo ottime carte da giocare e verso le quali ci stiamo impegnando moltissimo. L'Agenzia, anche sulla base del prossimo Piano straordinario per il Made in Italy, si impegnerà a predisporre programmi di promozione che riescano a soddisfare entrambe queste necessità".

"Le imprese italiane devono continuare ad avere un ruolo da protagoniste nello scenario degli scambi internazionali",
ha dichiarato Licia Mattioli. "Confindustria intende sostenere questa opportunità soprattutto per preparare le PMI ad affrontare i mercati esteri, incrementando il numero di quelle che esportano. C'è una classe di consumatori benestanti che cresce nelle aree più diverse del mondo, dobbiamo intercettarla. Noi siamo pronti. Dobbiamo promuovere il Made in Italy organizzando molteplici iniziative anche abbinate alla cultura, vettore straordinario di promozione del nostro paese. E puntando a rafforzare le vendite dei macchinari, tra le eccellenze della nostra manifattura, sia nei mercati che stanno sviluppando l'industria locale sia nelle economie mature, che richiedono processi produttivi sempre più tecnologici e sofisticati. L'industria italiana c'è".

"Siamo al fianco delle imprese italiane, soprattutto delle PMI, per promuovere il Made in Italy attraverso la ‘Diplomazia della crescita’", ha dichiarato il Vice Ministro Lapo Pistelli. "L'obiettivo del Sistema Italia e' valorizzare il potenziale ancora inespresso della nostra industria, dall'agroindustria alla moda, tanto nei mercati maturi come in quelli emergenti".

"Il futuro della manifattura italiana riparte innanzitutto da quei Paesi che realizzano il grosso del prodotto mondiale come le grandi economie in Asia e America Latina, i Paesi del Golfo, i tradizionali partner europei e gli USA", ha affermato il Vice Ministro Carlo Calenda commentando la ricerca presentata al Forum. "Su questi mercati stiamo concentrando le risorse pubbliche con piani promozionali pensati per trasmettere al consumatore il valore unico delle nostre produzioni, mentre lavoriamo in Italia perché le nostre PMI comprendano l'enorme potenziale di sviluppo che hanno di fronte".

Dall'analisi di Prometeia emerge come i grandi mercati considerati abbiano mantenuto nel tempo un ruolo di primaria importanza per quanto riguarda l'export italiano (nel 1970 ne assorbivano il 60%, solo un punto percentuale in più rispetto al dato 2013) e il fatto che saranno sempre più protagonisti degli scambi globali: i grandi mercati assorbiranno infatti il 57% delle importazioni mondiali nel prossimo triennio, che per l'Italia, qualora mantenesse l'attuale quota di mercato, si tradurrebbe in 28 miliardi di esportazioni aggiuntive verso questi Paesi.
Secondo lo studio, alzare la quota italiana negli altri 8 tra i 12 mercati considerati avvicinandola ai livelli raggiunti nei primi 4 (Germania, Francia, Svizzera, Regno Unito), comporterebbe un potenziale guadagno per le imprese italiane calcolato in 170 miliardi di euro (quasi il 50% dell'export italiano attuale). Un'ulteriore crescita, stimata in 65 miliardi di euro l'anno, potrebbe inoltre derivare dall'aumento del numero di imprese nazionali esportatrici fino ai livelli dei mercati europei.
Accrescere il presidio nei grandi mercati - così come emerge dalla ricerca - non è solo una strategia di breve termine, ma al contrario può rappresentare un volano di crescita per la qualità e la redditività delle produzioni italiane.
Si tratta infatti di mercati dove rafforzare la propria presenza può significare vincere la sfida industriale italiana: mercati ricchi, in crescita, fortemente presidiati, dove la concorrenza internazionale è forte. Mercati in cui il Made in Italy può essere più competitivo puntando su eccellenza e capacità di differenziazione, al di fuori di una mera concorrenza di prezzo.

Gli elementi che connotano maggiormente i prodotti italiani nei Paesi oggetto dell'indagine sono infatti qualità (al primo posto in tutti i Paesi), lusso, design, eleganza, ma anche ed in misura crescente soprattutto nei mercati più maturi, sostenibilità ambientale e benessere: elementi che testimoniano i nuovi bisogni dei consumatori e definiscono i driver strategici per valorizzare l'offerta italiana in questi Paesi.
Per cogliere appieno il potenziale di crescita in questi mercati è necessario che le imprese italiane si preparino non solo dal punto di vista dell'offerta ma anche e soprattutto da quello degli aspetti logistici e organizzativi, percepiti come il vero fattore di debolezza: approccio al mercato non sufficientemente informato, distribuzione poco organizzata e spesso delegata ad operatori locali, incapacità di predisporre adeguati canali distributivi sono alcune delle principali lacune del Sistema Italia sui mercati esteri evidenziate dalla ricerca.
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