Francesco Pugliese, direttore generale di Conad: "Se non riparte la Gdo l'uscita dalla crisi non è vicina"

La fotografia dell'Italia, che non è fuori dal tunnel, vista dalla cassa di un Supermercato

17/03/2014

Francesco Pugliese, direttore generale di Conad: "Se non riparte la Gdo l'uscita dalla crisi non è vicina"
Ripubblichiamo qui sotto una acura analisi di Francesco Pugliese, direttore generale di Conad, sulla situazione dei consumi nel nostra paese,  apparsa oggi sulle pagine di Affari & Finanza de la Repubblica. Nell'intervista rilasciata al giornalista, Giorgio Lonardi, Pugliese cerca di fotografare l'Italia vista dalla cassa di un Supermercato e afferma: “c’è una convinzione errata in Italia e cioè che si sia toccato il fondo della crisi e che fra un po’ ricominceremo a crescere e a consumare di più. Al contrario i dati e le analisi di Osserva Italia l’iniziativa multimediale di Affari & Finanza (l'Osservatorio del giornale conomico di Repubblica nata in collaborazione con Nielsen) ci dicono che non è così”.
Ma vale la pena leggere i tanti interessanti spunti direttamente dalle parole del direttore generale della Conad.


Milano 17 marzo 2014. «E’ arrivato il momento di pensare a 360 gradi. E di capire, al di là delle chiacchiere, cosa sta effettivamente accadendo in questo Paese». Francesco Pugliese, direttore generale di Conad (11,6 miliardi di ricavi nel 2013, uno dei colossi italiani della grande distribuzione) spiega così la decisione della stessa Conad di partecipare a Osserva Italia (www.osservaitalia.it), l’iniziativa multimediale di Affari & Finanzain collaborazione con Nielsen che si propone di capire i trend e gli stili di consumo del Paese. Dice: «Osserva Italia non si limita a una raccolta di dati e non è solo un osservatorio in tempo reale sull'andamento delle vendite, dei prezzi e degli stili di vita. Ma, grazie al supporto di partner prestigiosi come Nielsen e Repubblica, è anche uno strumento per comprendere a fondo i risvolti della nostra realtà. E non mi riferisco solo ai consumi ma anche a quello che c’è dietro ai consumi. A cominciare dalla crescita paurosa della disoccupazione».

Secondo lei Osserva Italia potrebbe offrire ai politici una chiave d’interpretazione per capire come cambia il Paese?
«Assolutamente si. Le faccio un esempio attuale: c’è una convinzione errata in Italia e cioè che si sia toccato il fondo della crisi e che fra un po’ ricominceremo a crescere e a consumare di più. Al contrario i dati e le analisi di Osserva Italia ci dicono che non è così. I consumi continuano a calare e non si sa ancora quando toccheremo il fondo. Ecco, questa informazione potrebbe essere utile ai politici che hanno il compito di affrontare e risolvere i nostri problemi».

Immagino che lei si riferisca ai dati Osserva Italia relativi alla settimana a cavallo fra febbraio e marzo con la grande distribuzione in calo dell’1,42% sullo stesso periodo dell’anno scorso?
«Mi riferivo anche a quelli; a questo proposito però vorrei fare una precisazione. In questi primi mesi dell’anno Conad, i miei dati sono aggiornati al 2 marzo, è andata bene crescendo dell’1,20%. Ovviamente siamo contenti di questo risultato. Tuttavia non per questo siamo meno preoccupati per quanto riguarda il settore. Il problema non è solo la Gdo che sta arrancando ma le aziende che non vendono i loro prodotti e la disoccupazione crescente. Non dimentichiamoci che la Gdo ha affrontato la crisi tagliando progressivamente i suoi margini. Oggi l’Ebit medio del comparto è crollato progressivamente fino allo 0,8%; fare un risultato in queste condizioni è sempre più difficile». In questa cornice così allarmante come valuta i recenti provvedimenti del governo sul cuneo fiscale? «Il provvedimento del governo che aggiunge mille euro netti alla busta paga di oltre 10 milioni di italiani che guadagnano meno di 25 mila euro lordi all’anno è un buon inizio. Apprezzabile anche nella veste grafica con cui Renzi lo ha voluto presentare: il carrello della spesa rappresenta un primo tangibile impegno per rilanciare i consumi, mai così in basso dal 1990 e tenendo conto del fatto che la spesa alimentare è la seconda voce del bilancio familiare, e creare le premesse per sostenere la ripresa economica. Ripresa che non potrà che trarre beneficio anche da un altro provvedimento adottato: la diminuzione del 10% dell’Irap per le imprese».

Nonostante la crisi Conad ha chiuso il 2013 con una crescita dei ricavi pari al 5,3%. E a quanto ci ha detto poco fa anche i primi mesi del 2014 vanno bene. Come avete fatto?
«Le rispondo citando il nostro claim: “Persone oltre le cose”. Conad è una struttura composta da 3mila imprenditori che aderiscono a otto cooperative. Ognuno di essi è personalmente impegnato nella gestione del proprio punto vendita. E questo si traduce in un’attenzione spasmodica nell’offerta, a cominciare da quella dei prodotti freschi, quindi alle promozioni, alla comunicazione sul territorio. Il risultato è straordinario perché il mercato è ancora in contrazione ».

Appunto, come avete fatto?
«Come dice un vecchio proverbio sempre attuale: l’occhio del padrone ingrassa il cavallo. E visto che il mercato non cresceva e non cresce tuttora abbiamo tolto quote alla concorrenza. Non è un caso se abbiamo scelto di tenere bassi i prezzi dei prodotti di base della dieta italiana: pasta, olio, sughi, pane, latte, riuscendo così a fidelizzare la clientela che ha riconosciuto e premiato il nostro sforzo».

Oggi Conad è il numero due del settore controllando l’11,3% di quota di mercato. Tuttavia siete i primi nel segmento dei supermercati con il 18,2%. Al contrario siete deboli sul fronte degli ipermercati. La scarsa presenza negli iper non rischia di rallentare il vostro sviluppo?
«In realtà sta avvenendo proprio il contrario. I supermercati sono la nostra forza e contribuiscono a farci conquistare quote di mercato. La crisi ha contribuito a modificare tutto la scenario».

E allora? «Gli ipermercati, per essere competitivi devono attirare moltissimi clienti nell’arco di 40-50 chilometri dalla loro sede. Ma oggi il consumatore è molto più attento ai costi di quanto non lo fosse una volta. La gente sa fare meglio i conti e ha imparato a spendere meno senza farsi sedurre da un’offerta sovrabbondante e piena di tentazioni come quella dell’ipermercato. Lo conferma il fatto che il numero degli scontrini è aumentato mentre è diminuito il loro importo medio. E questo è un primo elemento di forza del supermercato tradizionale. Perché devo fare la spesa a decine di chilometri di distanza se la mia lista è composta da pochi prodotti?».

E gli altri elementi quali sono? «Se abiti a 50 chilometri distanza dall’ipermercato il costo della benzina è un forte elemento di dissuasione. A 1,80 euro al litro quattro litri fra andata e ritorno ti costano più di 7 euro. Oggi la differenza fra i prezzi dei nostri supermercati e quelli degli iper è di circa il 5%. Quanti soldi devo spendere per recuperare quei sette, otto euro, senza contare il tempo perduto?»
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