Giuseppe Alai, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, incontra i produttori di latte nel parmense

A Noceto (Parma) un incontro promosso da Agriverde con i presidenti di caseifici sociali e aziendali

22/04/2014

Giuseppe Alai, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, incontra i produttori di latte nel parmense

Noceto (Parma) 22 aprile 2014. Da otto anni Giuseppe Alai è il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, l'unico consorzio in Italia a riunire tutti i produttori di una Dop. Da otto anni, ogni settimana macina chilometri su chilometri per confrontarsi e discutere con i produttori di latte sui tanti temi e problemi che il settore deve affrontare.
Da otto anni, quasi settimanalmente, partecipa a incontri nelle province di Modena, Reggio Emilia, Bologna e Mantova.

A Parma, invece, Alai arriva raramente perché i vertici della sezione provinciale parmigiana da tempo sono in rotta di collisione con la sua linea: gelosi del suo attivismo e della sua grande capacità di affrontare i problemi? Infastiditi dal successo riscosso da Alai fra i produttori di Parmigiano? O dai suoi risultati alla guida del Consorzio?

Nei giorni scorsi, però, a Parma Giuseppe Alai è arrivato. E ha parlato. Chiamato dai vertici del Centro Consulenze Agriverde nella Sala Civica del comune di Noceto, ha partecipato ad un incontro pubblico discutendo i principali temi del settore alla presenza di oltre settanta persone: produttori di latte, Presidenti di Caseifici sociali, aziende che effettuano il conto lavorazione, caseifici aziendali e un nutrito gruppo di giovani, provenienti dalla maggior parte dei comuni della provincia di Parma, da Traversetolo a Busseto, fino a Terenzo.

Sollecitato dalle domande di Alessandro Rainieri e Mauro Scaccaglia, responsabili di Agriverde, e dalle numerose domande dei produttori, il presidente del Consorzio di tutela ha risposto a tutte le domande, anche a quelle più spinose, dimenticando una sola cosa, di ricordare che solo poche settimane fa l'autorevole quotidiano francese Le Monde ha definito il Parmigiano Reggiano "una divinità che si conserva come oro, da salvare quale patrimonio inestimabile e simbolo del Made in Italy in tutto il mondo".

Una dimenticanza che chiarisce come l'incontro/confronto si è sviluppato sulle questioni e temi che i casari vivono giornalmente e sulle prospettive commerciali e strategiche del Parmigiano Reggiano.

La disinformazione creata ad arte che danneggia tutto il comparto
Ma tra gli argomenti spinosi non poteva mancare la risposta di Alai a chi nelle scorse settimane lo aveva attaccato pubblicamente anche in seguito all'arresto del direttore del Consorzio Riccardo Deserti (poi però scagionato dalle accuse) e alla disinformazione “creata ad arte”.

Se Agrinsieme Emilia-Romagna – il coordinamendo creato da Cia, Confagricoltura, Agci, Confcooperative e Legacoop – aveva definito gli attacchi nei confronti del Consorzio del Parmigiano Reggiano e dei suoi vertici, “comportamenti irresponsabili, e falsità inaccettabili perché lesive della credibilità del mondo agricolo e dannose per una delle sue grandi eccellenze, nonché per l’immagine di un ente di tutela che non si può screditare per fini che nulla hanno a che vedere con gli interessi dei produttori”, Alai con pacatezza ha ripercorso tutta la vicenda sottolineando la strumentalità dell'attacco e ha ricordato come il Consiglio di amministrazione del Consorzio del Parmigiano Reggiano, non solo ha scelto la strada legale per difendersi ma all’unanimità ha respinto i contenuti di quella che il Cda ha definito “una campagna di discredito lesiva dell’immagine del Consorzio, a maggior ragione laddove viene messa in atto da soggetti che dovrebbero avere a cuore i reali interessi dei produttori e la tutela del prodotto cui si legano il loro lavoro e i loro redditi”.

Noi ha aggiunto Alai, “a chi ci attacca rispondiamo con i fatti del nostro lavoro, continuiamo ad essere impegnati in prima persona a difendere gli interessi concreti dei produttori, a rispettare le loro scelte e gli interessi economici” legati ad un prodotto che sulla serietà e sulla credibilità “ha costruito in questi anni i suoi successi nazionali ed internazionali” e su questa strada vogliamo continuare “a lavorare anche se le polemiche hanno inciso negativamente sull’immagine del prodotto, come sembra attestare anche la conseguente ed immediata diminuzione delle quotazioni all’origine del prodotto”.

Un confronto ampio: dal robot di mungitura all'apertura record di 600 forme in un’importante catena distributiva all'estero
Il confronto ha spaziato su moltissimi temi.
In primo piano l’utilizzo del robot di mungitura, l’attribuzione di incrementi produttivi ai giovani che si insediano per la prima volta in azienda, la verifica dell’effettivo livello qualitativo del prodotto a livello comprensoriale, le strategie di mercato attuali e future e alcune specifiche iniziative che stanno assicurando particolare visibilità in Italia e all’estero al “re” dei formaggi, come l’apertura record di 600 forme aperte contemporaneamente in altrettanti punti vendita (dagli Usa alla Gran Bretagna, al Canada) della catena Whole Foods, che ha dedicato al "Re dei formaggi" l'edizione 2014 dell’evento "Crack Heard Around the World". Si è anche parlato del progetto di educazione alimentare rivolto a 1.000 insegnanti e 20.000 studenti.

Il tema dell'export oggetto di domande e risposte
Si è parlato anche di 'export uno degli impegni più importanti per il Consorzio del Parmigiano Reggiano di questi ultimi anni.
L'export l'anno scorso è cresciuto del 5,62% (la quota di export è così salita al 34%, con 46.000 tonnellate in più) ma di fronte a noi abbiamo l’obiettivo -ha detto Alai- “di raggiungere una quota del 50% nei prossimi cinque anni”. In questo quadro vanno una serie di azioni come gli accordi con gli esportatori italiani e, al tempo stesso, le nuove intese con la grande distribuzione estera, per dare ai consumatori stranieri non un prodotto qualsiasi “ma un prodotto naturale a prezzi accessibili”.
 

Alai: “Saremo presenti all'Expo di Milano”
Ma in occasione del prossimo Expo che si tiene a Milano per sei lunghi mesi, è stata la domanda di un produttore, cosa faremo?

Noi saremo certamente presenti -ha risposto Alai- in vari padiglioni dell'Expo, in quello di Eataly, della Coop e in quello dell'Emilia Romagna ma, ha aggiunto Alai, vorremmo portare i turisti e il mondo della ristorazione nelle nostre zone, fino a Bologna che dista solo un'ora da Milano. “Vogliamo portare i visitatori dell'Expo proprio dove si produce il Parmigiano Reggiano per far toccare loro di persona il metodo artigianale, storico punto di forza del nostro formaggio. Ci sono stranieri che ancora non sanno che il Parmigiano è un formaggio Dop, un formaggio duro da gustare e non solo polvere da grattugiare”.

Tre ore di fitto dialogo dalle ore 10 alle ore 13
Ma tanti sono stati gli argomenti affrontati anche la differenza fra formaggio semigrasso, nel quale si colloca ad oggi il Parmigiano Reggiano, e i formaggi grassi.
Una categoria, quest’ultima, dalla quale il Parmigiano Reggiano deve stare ben lontano (e qui è fondamentale l’impegno di tutti i produttori): questa definizione, infatti, comporterebbe un approccio negativo da parte di chi è più attento all’alimentazione e, conseguentemente, si potrebbero avere ripercussioni negative in termini di commercializzazione.
Altro aspetto trattato, e particolarmente importante dal punto di vista del bilancio delle latterie e delle aziende agricole, è stato il costo di trasformazione del formaggio, che oggi risulta differenziato in modo assai rilevante. I dati a livello comprensoriale, infatti, oscillano notevolmente fra cifre al di sotto dei dieci euro/quintale per arrivare fino ad oltrepassare i venti.
Questi dati dovrebbero dunque indurre una attenta riflessione, soprattutto in ambito cooperativo, al fine di giungere ad aggregazioni delle latterie finalizzate proprio alla riduzione dei costi, garantendo così maggior reddito a chi produce latte.
Relativamente al tentativo della riduzione dei costi di trasformazione sono state invece smentite voci, messe in circolo non si sa da chi e per quali ragioni, che davano per certo l’applicazione della raccolta unica. Su questo aspetto ferma è stata la risposta di Alai: “questo non fa parte dei programmi del Consorzio”.

Infine a Rainieri e Scaccaglia che hanno sottolineato come nel settore ci sono troppe persone che hanno interessi diversi dal casaro che si alza la mattina per dare al consumatore un prodotto di qualità e che solo “riunioni come queste possono migliorare il rapporto tra Consorzio e produttore” Alai ha risposto di essere aperto al dialogo con tutti e in particolare ha sottolineato con forza che “i produttori hanno diritto di fare tutte le domande che ritengono giusto fare ed io -ha precisato il presidente del Consorzio di tutela- non solo ho il dovere ma il diritto di rispondere perchè, è bene dirlo, il Consorzio va avanti con i soldi dei consorziati che siete voi”.

Un lungo applauso e un arrivederci hanno accolto queste parole dopo un incontro che è durato ben tre ore dalle 10 di mattina alle 13.

Chi è la cooperativa AGRIVERDE
Il Centro Consulenze Agriverde nasce alla fine del 2013 per volontà di alcuni produttori agricoli della provincia di Parma, in cui opera attualmente.
Ha assunto alle dipendenze, per lo svolgimento dei servizi alle aziende agricole aderenti, personale esperto dei problemi del settore.
Amministratore unico è stato nominato Alessandro Rainieri, giovane di San Secondo Parmense, che gestisce con il padre Benito un’azienda ad indirizzo foraggero - zootecnico per la produzione di latte che, ovviamente, viene trasformato in Parmigiano-Reggiano in latteria sociale.

Condividi facebook share twitter share google+ share pinterest share
Sigla.com - Internet Partner