Gusto, leggerezza, la sana alimentazione inizia dalla prima colazione

Una microstoria a cura dell’Osservatorio DOXA-AIDEPI: “Io Comincio bene”

30/01/2015

Gusto, leggerezza, la sana alimentazione inizia dalla prima colazione
di Mariella Belloni

Socialità, condivisione di emozioni e tante tante “coccole”. E ancora gusto, leggerezza e sana alimentazione. La colazione di oggi degli italiani è molto lontana, fortunatamente, dallo stereotipo dell’italianissimo “un caffè e via” che per anni ha dominato nelle nostre case.
Partendo da questo scenario, l’Osservatorio DOXA-AIDEPI “Io Comincio bene” - nato per studiare l’evoluzione del primo pasto della giornata sia attraverso ricerche di mercato che grazie al contributo di esperti – ha ricostruito la microstoria degli italiani a colazione dagli anni 50 ad oggi, svelando aneddoti e curiosità su questo pasto che vanno di pari passo con la storia d’Italia. Del resto ogni decennio è segnato anche in campo alimentare da “piccole rivoluzioni” che in alcuni casi hanno cambiato le abitudini dei nostri connazionali contribuendo a migliorarne la qualità della vita. Scopriamole insieme…

ANNI ‘50: CULTURA CONTADINA E ALBORI DELLA PRIMA COLAZIONE
Quando nasce la prima colazione in Italia? Una svolta storica è stata la prima guerra mondiale durante la quale la vita militare ha omologato le abitudini. Ai soldati venivano distribuiti latte, caffè e gallette e cioccolato, ingredienti che sopravviveranno al conflitto, prima che la colazione viri decisamente verso il dolce. In generale nell’Italia contadina degli anni ‘50 si parlava semplicemente di “latte” o “zuppa di latte”, ben lontani quindi dall’immaginario odierno della prima colazione. Oltretutto si faceva colazione a metà mattina, dopo ore di lavoro e dopo, “zero carbonella” fino a sera. E mentre nei cinema di tutta Italia trionfava “Poveri ma belli” e in tv spopolava “Lascia o raddoppia”, il menu tipico della colazione di allora era composto da: pane raffermo, un residuo di polenta, un tocchetto di aringa, una fettina di salame, un pezzetto di formaggio, quel che restava della zuppa o della pastasciutta. Solo i più fortunati mangiavano quei biscotti dalla forma giurassica, e comunque parecchio distanti dai nostri fragranti frollini. In realtà per gran parte della popolazione parlare di prima colazione sarebbe stato quanto meno fuori luogo visto che per esserci un prima deve esserci anche un poi. Mentre loro a tavola erano rassegnati all’una tantum…
Nella pseudo colazione degli anni 50’ l’apporto in genere di nutrienti era piuttosto sbilanciato verso un eccesso di grassi oltre che di carboidrati - era molto diffuso il consumo di formaggio e salame - ma l’elevato dispendio energetico dell’epoca non dava ricadute sulla salute, afferma la biologa nutrizionista D.ssa Valeria del Balzo dell’Università La Sapienza di Roma. “Certamente oggi la sedentarietà ci impone un pasto più bilanciato e la scienza ci suggerisce di utilizzare alimenti dolci per apportare l’energia, soprattutto al cervello, per iniziare la giornata. Il cervello infatti si nutre di zucchero”.


LA NASCITA DELLA PRIMA COLAZIONE? CON IL BOOM ECONOMICO DEGLI ANNI 60
Gli anni della “dolce vita”, come l’omonimo capolavoro felliniano che usci proprio nel 1960. Dolce, come la colazione mediterranea cosi come la intendiamo oggi, che inizia a prendere forma proprio negli anni 60 abbattendo le differenze locali, regionali, paesane che nell’Italia contadina facevano del primo pasto della giornata una sagra degli avanzi. Col miracolo economico iniziano a popolare le nostre tavole un’intera galassia di alimenti: croissant, biscotti, burro, fette biscottate, cereali, creme spalmabili, marmellata, miele, frutta, yogurt, fiocchi, merendine. Di questa mutazione antropologica diventa simbolo il caffè: se fino agli anni Cinquanta era considerato un bene di lusso da offrire agli ospiti e che ci si poteva concedere solo qualche volta nella giornata, ecco che con il boom economico diventa la bevanda più presente nella tavola degli italiani a colazione. Un po’ come accade con i biscotti. Le prime macchine industriali per produrli arrivarono via mare dall’Inghilterra e proprio in Liguria presero vita alcune importanti esperienze imprenditoriali che resero il biscotto “democratico”. Prima era simbolo di esclusività, costoso, venduto in preziose scatole di legno o latta (con disegni liberty di eleganti signore e colorati velieri). Poi, a un certo punto, l’industria lo rende disponibile per tutte le tasche. E diventa il best seller della prima colazione casalinga. I primi ad avere un grande successo sono il classico, ancora oggi, biscotto secco con il bordo merlettato e il più ricco biscotto rotondo, bucato, con la glassa sopra: Seguiranno decine di tipologie diverse, dai frollini ai krumiri ai biscotti all’uovo…

LE ALTRE “RIVOLUZIONI” A COLAZIONE: il BOOM DEI PRODOTTI CONFENZIONATI
Negli anni 60 arrivano sulle tavole della prima colazione anche i primi prodotti da forno confezionati, che per almeno un decennio conviveranno con una solida tradizione casalinga legata alla preparazione di ciambellani, pan di spagna, e crostate… In genere si cita il 1953 come data di partenza di questa novità portata dall’industria alimentare italiana, embrione del Made in Italy nascente, in riferimento a una celebre merendina che riproduceva, in formato mignon e con la forma del bauletto, la colomba pasquale… E più o meno negli stessi anni esce un altro dolce confezionato che miniaturizza l’amatissimo panettone.
Mentre nel 1964 viene inventata la più celebre crema spalmabile alla nocciola, che prima di diffondersi e di avviarsi a dominare le scene della colazione di casa nostra è preceduta però da una serie di antenati, già a partire già dal 1946….
Anche la marmellata, prima prodotta solamente in casa comincia a diffondersi come prodotto confezionato legato alla prima colazione, insieme a vari prodotti solubili, da mettere nel latte, come l’orzo, il caffè e, soprattutto per i per i bambini, il cacao. Una novità che riscuote da subito, anche grazie alla pubblicità su Carosello, un grande successo…
In questo decennio la colazione si fa dolce (e tale resterà nel nostro paese fino a oggi), dunque, per merito della nascente industria alimentare.

NEGLI ANNI 70 SI AFFERMANO LE FETTE BISCOTTATE E FA LA SUA COMPARSA LO YOGURT
Primi albori di onda salutista, quelli che percorrono l’inizio dei caldissimi anni 70. Anni di contestazioni nelle piazze e rivoluzioni sociali, ma anche di cambiamenti a tavola. In generale, comincia ad affacciarsi il concetto del “light”. Nella colazione degli italiani fanno la loro comparsa, non a caso, le fette biscottate che prima avevano una diffusione assai limitata - si chiamavano biscotti della salute - e diventano di uso sempre più comune in affiancamento al pane. Inoltre in questo decennio i biscotti si affermano sempre più come protagonisti della prima colazione, accanto alle merendine e ai croissant confezionati.
Le parole d’ordine della colazione sono: ritorno alla natura, qualità della vita e famiglia (negli spot dell’epoca compare l’immagine delle famiglie felici attorno al tavolo, che iniziano la giornata mangiando insieme, un simbolo mai tramontato fino ai giorni nostri).
Anche lo yogurt - che a noi è rimbalzato dalla sponda consumistica anglosassone ma in realtà è una tradizione dell’Est balcanico - compare negli anni Settanta, all’inizio come prodotto di nicchia. Poi con il miglioramento delle condizioni economiche e con la crescita dell’educazione alimentare, si diffonde sempre di più e con gusti sempre più diversificati.

ANNI 80’: LA CONTAMINAZIONE CON ALTRE CULTURE PORTA AL BOOM DEI CEREALI
I meravigliosi anni ’80, quelli della Milano da bere e delle sfilate di moda: l’immagine, il look, anche quello del nostro corpo, assume un’importanza sempre maggiore. E questo si ripercuote anche nelle scelte alimentari a tavola. Infatti se è vero che nella prima colazione italiana prevale l’orizzonte della tradizione - anche perché nel nostro paese i processi di globalizzazione delle abitudini e degli immaginari alimentari sono stati più lenti che altrove - a partire da questa era nelle nuove generazioni è sempre più presente il desiderio di esplorare nuove frontiere del gusto. Un esempio è la diffusione dei fiocchi di cereali. All’inizio furono i cornflakes, poi diventa sempre più avvertita l’esigenza di integrare l’apporto con prodotti salutistici realizzati con fibre, crusca, avena, e muesli.
In questi anni i consumi di prodotti dolci aumentano del 36% e la pubblicità comincia a svolgere un ruolo chiave nell’informare e legittimare l’edonizzazione quotidiana di biscotti e dolci da forno confezionati (ma anche di cioccolato e creme spalmabili).
I prodotti da colazione della nostra industria alimentare cominciano a essere esportati con successo (anche se il boom avverrà nel decennio successivo) e, con essi, anche il nostro modello di colazione “all’italiana”…

ANNI ’90: CRESCE L’ONDA SALUTISTA LEGATA ALLA PRIMA COLAZIONE
Se fino agli anni Ottanta prevale un eclettismo e una curiosità del gusto, a partire dagli anni Novanta - soprattutto nella seconda metà - comincia ad affiorare una domanda di salute (si conia il termine wellness ed esplode la moda del fitness) con conseguente diffusione di prodotti integrali, dai biscotti con basso contenuto di grasso (presenti anche prima ma molto meno diffusi), alle fette biscottate integrali, al pane nero.
Alcune aziende di prodotti per la prima colazione decidono, con successo, di puntare proprio sul concetto del “meno” (grassi, zuccheri), da una parte, e del “più” (fibre), dall’altra…
Aumenta il consumo del miele e, contestualmente, diminuisce quello del burro. Si preferisce latte scremato. La colazione inizia a far posto a una gamma di prodotti pensati per un mercato che richiede prodotti sempre più profilati su questo paesaggio caratterizzato da scelte sempre più diversificate e determinate da esigenze di salute-benessere sempre più individualizzate.

TRADIZIONE, INNOVAZIONE, SALUTE: LA COLAZIONE DEL TERZO MILLENNIO
E oggi come mangiano gli italiani a colazione? La fretta, che caratterizza la vita contemporanea, continua a essere la vera nemica della prima colazione degli anni duemila: se è vero che secondo l’indagine dell’Osservatorio Aidepi/Doxa ancora oggi ben 7 milioni di italiani, cosiddetti “breakfast skipper”, saltano il primo fondamentale pasto della giornata. Ma chi “comincia bene” - e sono comunque 35 milioni di italiani - fa invece colazione praticamente tutti i giorni, a casa propria, concedendo il giusto tempo a questo momento (più di un quarto d’ora), possibilmente in compagnia di amici o familiari, con un occhio attento ai prodotti salutistici (li consumano il 44% degli italiani) mangiando sempre qualcosa (non solo un caffè) e concedendosi il più spesso possibile anche un po’ di frutta fresca. Insomma un vero e proprio “rito” che, a dispetto dei frenetici ritmi di vita a cui siamo sottoposti, riunisce ogni giorno 1 famiglia su 3 al completo. E dove la tradizione continua a rappresentare il filo conduttore tra passato e presente se è vero che 8 volte su 10 figli e genitori mangiano gli stessi prodotti e perfino le stesse marche.
La nostra cultura, in fatto di gastronomia, è molto sensibile ai sapori della memoria. Ancora oggi, afferma il Prof. Marino Niola dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli ci aiuta e ci tranquillizza il fatto di ritrovare sulla tavola della prima colazione i sapori della tradizione. Una volta il pane era un elemento fondamentale della colazione, lo è stato storicamente per secoli. Oggi è affiancato da prodotti da forno - fette biscottate, biscotti, cornetti, pancarré - che, come emerge anche dagli ultimi studi sociologici fatti in materie mantengono un’importanza decisiva nel primo pasto della giornata”.
Entrando più nello specifico al punto di vista degli alimenti che arrivano sulle nostre tavole a colazione si registra una sostanziale aderenza a quelle che sono le raccomandazioni di medici e nutrizionisti, alla ricerca di un corretto mix di carboidrati complessi, proteine e grassi e zuccheri semplici. Saldamente al primo posto troviamo i biscotti, scelti da 6 italiani su 10 (58%), seguiti da pane e/o fette biscottate, con o senza marmellata, miele e creme spalmabili alla nocciola o al cacao (19%). A seguire, più o meno a pari merito (tra il 7% e l’9% dei consensi), 3 gruppi di alimenti: cereali/muesli; merendine/brioches/ cornetti confezionati e yogurt. Tra le bevande cresce (14%) il peso del , accanto ai più tradizionali latte (35%), caffè (33%) e caffellatte/cappuccino (28%).

IL DECALOGO DELLA “BUONA COLAZIONE DI OGGI” SECONDO GLI ESPERTI
In generale oggi una buona prima colazione - afferma il Prof. Niola - è quella che, oltre a gratificarci e a nutrirci nella maniera giusta, ci regala buone sensazioni in fatto di gusto, di novità. E’ un rituale fatto di gesti quotidiani, ripetuti che ci aiuta ad affrontare la giornata, una routine benefica che serve a darci la giusta spinta energetica. Tutto questo è particolarmente evidente nella relazione con gli altri: il partner, i figli piccoli, i figli adolescenti. Dobbiamo quindi trovare un modo rassicurante e piacevole di alimentarci al mattino insieme ai nostri cari, trasformando il tempo della colazione in un’occasione di scambio verbale e affettivo”.

Il cambiamento che si è verificato negli ultimi settanta anni, nello stile di vita alimentare degli Italiani è davvero interessante, afferma la Biologa nutrizionista D.ssa Valeria del Balzo. In linea generale i nostri connazionali si sono indirizzati sempre di più verso scelte globali ma allo stesso tempo hanno adottato la sana abitudine alla colazione. Oggi, osservando i consumi degli Italiani dell’ultima indagine INRAN_SCAI, la colazione fornisce un apporto di energia pari a circa il 15-20% del fabbisogno di energia ed assicura un apporto di nutrienti quali proteine, grassi e carboidrati molto più equilibrato oltre a vitamine e minerali. Un’ adeguata colazione e 15 minuti di tempo per consumarla possono essere un ottimo contributo al mantenimento di un buono stato di salute. Inoltre un regolare consumo della colazione è associato ad un miglioramento della qualità della dieta, a scelte alimentari migliori (maggior consumo di frutta, verdura e latte) ma soprattutto ad un’assunzione bilanciata di energia durante il resto della giornata”.

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