Il casual dining a base pizza Spontini vola a Tokyo

Il Giappone chiama Spontini, la speciale pizza al trancio di Milano…

11/06/2014

Il casual dining a base pizza Spontini vola a Tokyo
Milano giugno 2014. La storica pizzeria Spontini di Milano aprirà il primo punto vendita in Giappone: nel giro dei prossimi tre anni, verranno inaugurati a Tokyo e in altre città del Sol Levante fino a cinque punti vendita per i tranci di margherita diventati ormai un classico per i milanesi. E’ stato un team di investitori giapponesi, la Japan Residential Development, a voler esportare il brand Spontini, che oggi è presente solo a Milano ma è già un icona in Giappone grazie ai racconti dei turisti giapponesi a Milano e raccontato in patria via blogs, televisioni, guide turistiche.

La prima pizzeria Spontini di Tokyo sarà attiva entro il 2015 e si troverà vicino a Omotesando, una delle principali vie dello shopping della capitale. Il progetto prevede la realizzazione di un edificio di due piani.
Le prossime pizzerie Spontini saranno nelle zone di Harajuku , Omotesando o meguro, le zone dei negozi di moda più popolari. Altre zone appetibili sono Shimokitazawa, Azabujuban, e Jiugaoka, oltre agli shopping center, meta di famiglie e giovani.

Il progetto di Spontini cresce in Asia grazie a un accordo in franchising con la società Jrd dell’immobiliarista giapponese Sato che prevede l’apertura di 5 locali nel 2014 a Tokyo. I marchi e gli arredi sono gli stessi presenti a Milano, la società di architetti La Garde si occuperà degli interni. Nei primi sei mesi ci sarà un pizzaiolo italiano presente, una volta avviato il locale tornerà in Italia. Anche le materie prime sono italiane. «Abbiamo dovuto tradurre in giapponese le scritte sulle scatole di pomodoro e sulle bottiglie di olio». Il prodotto più delicato è la mozzarella. La soluzione adottata è spedirla surgelata, «questo consente di inviare volumi maggiori e gestire meglio le quantità nei ristoranti. Inoltre darà una bella spinta alle esportazioni dei miei fornitori». Il trancio a Tokyo costerà mille yen, circa 7 euro anziché 5, ma «il prezzo è allineato con i costi della città».

Da Bottega milanese a impresa di successo: Spontini si fa in 6
La formula della pizzeria Spontini, che ha preso il nome dalla via dove è nata nel 1953, è semplice: forno a legna, grandi teglie rotonde, pomodoro mozzarella e un’acciuga. E’ una pizza lievitata, soffice, semplice, croccante e saporita che si taglia a spicchi e si divora a grandi morsi felici; a chi l’ha già assaggiata viene l’acquolina in bocca solo evocandola.

Si tratta del trancio Spontini, la pizzeria milanese per eccellenza: ottima, genuina, golosa, veloce e dalla qualità costante nel tempo, altissima.
La riconoscibilità di Spontini risiede nella stessa ricetta da sempre: 100% italiana e “quasi” a km zero, comunque appassionatamente italiana: i pomodori provengono dal piacentino, la mozzarella dalle colline di Varzi, la farina dai mulini vicini alla Certosa di Pavia, l’olio da Ravenna, le acciughe da Sciacca. Artigianale, tradizionale, tipica: la pizza Spontini è originale perché la preparazione è semplice e i valori sono autentici.
Si può ordinare un trancio a 5 euro, oppure uno abbondante a 5,50. I fondatori del locale sono stati i Banti, poi, nel 1977, sono subentrati gli Innocenti che dopo 30 anni di attività hanno deciso di cambiare marcia e iniziare l’espansione.

In Italia si trova solo a Milano in 6 punti diversi della città, altri in Lombardia nasceranno nel 2015.

In 5 anni sono nati 4 locali. Nel 2008 c’è stato il taglio del nastro di viale Papiniano, nel 2010 via Marghera, l’anno successivo è toccato a via Cenisio e lo scorso maggio piazza 5 Giornate. In totale 590 coperti, più quelli all’aperto d’estate. Una crescita che ha portato il giro d’affari delle quattro pizzerie a 10 milioni di euro nel 2012, ognuna rappresenta circa il 25%, a cui vanno aggiunti 2 milioni tra BirraMi e Smeraldino. Nonostante le numerose offerte, Massimo Innocenti non ha mai voluto aprire in altre città perché «in Italia c’è troppa burocrazia, troppe tasse, lo Stato non favorisce l’impresa e lo dimostra il fatto che gli stranieri che vengono a investire sono pochissimi. Così anche gli imprenditori italiani vanno dove il lavoro è favorito».
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