Il Cibo fuori casa non ha flessioni: l’Italia spende il 22% in più delle media europea

28/09/2016

Il Cibo fuori casa non ha flessioni: l’Italia spende il 22% in più delle media europea
Milano è la città italiana dove si spende di più per consumare i pasti fuori casa.
L’ammontare del business nel 2015 è stato pari a 4,7 miliardi, così ripartiti: il 46% per ristoranti, il 28% per bar, il 3,4% per take away e il 20% per altri canali. Di questi 4,7 miliardi, 4,2 sono stati spesi dai residenti, il resto da turisti.
A livello pro-capite lo scontrino medio dei milanesi è pari a 1.341 euro all’anno, sopra a Bologna (1.325 euro), Torino (1.181 euro), Firenze (963 euro), Roma (957 euro). Questo quadro emerge dalle ricerche commissionate da Metro Cash& Carry, il principale partner dei pubblici esercizi italiani, che conta tra i suoi clienti 1’80% degli operatori professionali (300mila in Italia).
 
Il comparto del food – che comprende appunto bar, pizzerie, ristoranti e take away – può essere definito anticiclico, a differenza del cibo acquistato per uso domestico. Infatti, se da una parte è comunque visibile una leggera ripresa rispetto agli ultimi 5 anni (il 2015 in particolare è stato trainato dall’Expo di Milano dedicato proprio all’alimentazione), va anche sottolineato che in Italia questo settore non ha mai subito troppo i contraccolpi della crisi, o almeno non come gli altri. In Italia ci sono 294mila punti di consumo, il dato più alto tra i paesi europei, e la spesa pro capite è del 22% superiore alla media europea (e ben de133% sopra alla Francia). Altro aspetto che caratterizza l’Italia è la presenza, nell’80% dei casi, di attività di ristorazione indipendente, perlopiù a conduzione familiare. Fatto che accomuna il nostro paese alla Spagna, ma lo differenzia radicalmente dall’Inghilterra, dove vanno per la maggiore le grandi catene, con insegne riconoscibili ovunque.
 
Il peso dei consumi di cibo extra domestico in Italia è confermato da Simona D’Altorio, responsabile delle Relazioni esterne di Metro Cash&Carry.
"Si è sentito l’effetto Expo, in particolare su Milano – sottolinea - ma va detto che, un po’ per cultura un po’ per socialità e un po’ per le tendenze di oggi, in Italia si continua a mangiare sempre più spesso fuori casa. Questo ovviamente non significa che il comparto non debba fare sforzi per ricevere il gradimento dei clienti -spiega ancora D’Altorio-. Oggi il punto di forza è la caratterizzazione, la scelta di essere differenti: si può andare dal gourmet al vegano al tradizionale. Ma deve essere chiaro il posizionamento rispetto alla clientela che si intende intercettare. Inoltre i clienti sono sempre più esigenti sulla qualità e sulla tracciabilità delle filiere che stanno dietro i prodotti. E non solo al supermercato, attraverso le etichette, ma anche al ristorante, attraverso una comunicazione mirata".
Insomma, che siano soldi spesi bene.
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