Il ministro Maurizio Martina dà lezioni di giornalismo al settimanale L'Espresso

Il ministro Martina definito dal settimanale romano, insieme ad altri, “Ministri per Caso”

24/11/2014

Il ministro Maurizio Martina dà lezioni di giornalismo al settimanale L'Espresso
L'ultimo numero de L'Espresso (numero 47 del 27 novembre 2014) dedica un lungo servizio, a firma Emiliano Fittipaldi, ai ministri "per caso".



E fra questi cita anche il ministro delle Politiche agricole e alimentari, Maurizio Martina.

Ogni giudizio è legittimo, come legittime sono le simpatie e le antipatie.
E Martina non può stare simpatico a tutti. Quello che è strano, però, è che uno storico settimanale come l'Espresso infarcisca un suo articolo con così tante inesattezze e informazioni molto, ma davvero molto, approssimative. Tanto che il ministro Martina ha gioco facile sul suo blog a pubblicare tutte le accuse del settimanale e a rispondere punto su punto.
Leggetelo, ecco il link (e anche qui sotto il testo): “Non temo i giudizi. Purché ci si informi bene sul lavoro fatto. La mia risposta a L'Espresso”

Dall'Expo alle politiche comunitarie, Martina risponde su tutto. E quella che salta fuori è una bella lezione di giornalismo: tocca al ministro spiegare punto per punto perché le informazioni fornite dal settimanale sono sbagliate, imprecise o addirittura distorte, e tocca al ministro spiegare ai giornalisti come con una semplice ricerca su Internet avrebbero potuto trovare le informazioni corrette.

Davvero un brutto inizio per la gestione del nuovo direttore Luigi Vicinanza. Peccato perché noi di INformaCIBO conosciamo Vicinanza e la sua serietà e professionalità da tempo, molto prima della sua direzione al quotidiano Il Centro di Pescara, dove il suo giornale fece all'epoca del terremoto e della successiva ricostruzione, uno straordinario lavoro di inchiesta.
E proprio perché lo conosciamo ci siamo permessi di segnalare via twitter a Vicinanza il macroscopico abbaglio preso dal suo settimanale sul ministro Martina. E lui ci ha risposto con un <Sempre pronto a ricredermi. Nulla di personale, ovviamente>. Vogliamo credergli.

E allora noi di INformaCIBO ci permettiamo di invitare il direttore e il suo settimanale a rimediare nell'unico modo possibile: una bella e incalzante intervista al ministro Maurizio Martina per spiegare i problemi dell'agricoltura italiana e quello (tanto, davvero tanto crediamo noi) che il ministro Martina sta facendo per risollevare questo settore cruciale dell'economia italiana.

E non ultimo domande precise sull'Expo 2015 Milano, di cui il ministro Martina è il delegato del Governo.

Il numero 47 de L'Espresso

Ministro “per caso” o informazioni (molto) approssimative?
Le accuse del giornalista e le risposte del ministro. (da Facebook)

Il settimanale L’Espresso pubblica un articolo dal titolo “Ministri per caso”, citando quattro colleghi e il sottoscritto.
“Per caso”, nel pezzo, è inteso come sinonimo di “deboli, invisibili, inadeguati”. Il pezzo riporta informazioni manchevoli e grossolanamente errate. Il giornalista non mi ha mai incontrato né domandato nulla di quello che ho fatto in questi 9 mesi di lavoro su cui sarei felice di farmi valutare.
Circostanzio queste affermazioni, riportando il testo pubblicato dall’Espresso e le mie precisazioni che ognuno potrà valutare.

Da l’Espresso del 21 novembre 2014
LORD” MARTINA
Altro desaparecido è Maurizio Martina, titolare dell’Agricoltura. Erede di Nunzia De Girolamo e gran maestro dell’Expo 2015 di Milano, mostra una “scheda di attività” desolante: una sola legge presentata come primo firmatario a metà agosto alla Camera, due audizioni in Commissione e la ratifica di un «accordo commerciale europeo con Colombia e Perù». Poi, il vuoto. Eppure il suo è un ministero pesante, che gestisce 7 miliardi l’anno della Pac: finora i decreti attuativi dei nuovi indirizzi della politica comunitaria non sono ancora stati scritti, mentre la riorganizzazione dell’Agea e del Sin – le società pubbliche del ministero finite in due inchieste della Procura di Roma – non è ancora partita. Nessun passo avanti nemmeno sul marchio unico del made in Italy, che dovrebbe essere lanciato all’Expo, e sulla burocrazia che limita l’export nell’agroalimentare. «Possiamo aumentare le esportazioni del 50 per cento nei prossimi cinque anni» disse Martina appena nominato ministro. «Ma un prodotto oggi si ferma alla dogana 19 giorni in media. In Francia solo 9, in Germania 7, in Usa 6». Ad oggi le statistiche non sono cambiate: nessuna norma contro le inefficienze è stata partorita, mentre la legge anti-cemento è da mesi su un binario morto. Prodotto tipico delle Frattocchie del Pds, diventato ministro in quota Bersani ma ormai vicino alle posizioni di Renzi (anche sull’articolo 18), Martina, tifoso dell’Atalanta che vanta nonni contadini, è sempre elegantissimo. E ha reagito ai tagli al suo comparto come un lord: senza battere ciglio. La Commissione Bilancio ha cancellato il 31 ottobre i 30 milioni previsti per i giovani agricoltori, oltre a 150 milioni per il supporto all’export. «Uno schiaffo alle promesse», chiosano Coldiretti e Confagricoltura. Che sperano che Maurizio possa rifarsi presto in commissione, e che faccia miglior figura sull’Expo. Servirebbe un miracolo, però: tra ritardi monstre e inchieste giudiziarie, offerta turistica carente e scarse risorse pubblicitarie, Martina rischia di pagare in caso di flop anche colpe non sue. L’ultimo attacco gli è arrivato dall’attivista indiana Vandana Shiva, che ha pesantemente criticato le bozze dei programmi dell’evento. «Finora non vedo iniziative su temi fondamentali come la sovranità alimentare, l’agricoltura e la biodiversità: l’Expo rischia di trasformarsi in una fiera della colonizzazione finanziaria, in una vetrina dello spreco».

– Inizierei commentando la prima frase, scrive Martina: “una sola legge presentata come primo firmatario a metà agosto alla Camera”. Il pacchetto di misure Campolibero, deliberate a giugno in seguito alla consultazione pubblica dei bisogni più urgenti del mondo agricolo, non è una legge a mia firma ma un decreto promosso dal governo (primo firmatario Renzi, primo coproponente Martina). Cosiddetto “Competitività”, il decreto approvato ad agosto, il cui Capo I è appunto dedicato a “Disposizioni urgenti per il rilancio del settore agricolo” è composto da 8 importanti articoli, divenuti 13 grazie alla preziosa collaborazione tra Governo e Parlamento. E’ il primo intervento generale in materia di agricoltura approvato dalle Camere negli ultimi 10 anni e contiene, tra l’altro, un piano di interventi per i giovani, per il lavoro e per migliorare la competitività delle aziende in campo agroalimentare. Il provvedimento introduce mutui a tasso zero per i giovani imprenditori agricoli under 40, la detrazione del 19% per affitto terreni a giovani, lo sgravio di 1/3 del costo del lavoro per l’assunzione di giovani, deduzioni Irap fino a 10.500 euro. Introduce anche il registro unico dei controlli, per evitare che le aziende siano gravate da doppi, tripli controlli e prevede crediti d’imposta al 40% per gli investimenti e fino a 400mila euro per l’innovazione e l’aggregazione in reti d’impresa. Inoltre, sono decisi ulteriori sgravi fiscali fino a 50mila euro per la creazione di piattaforme e-commerce dei prodotti agroalimentari.
Il link è sul sito del Ministero. Certo non un’informazione invisibile. (5)

La seconda frase dice: “due audizioni in Commissione”.
I giornalisti sanno che ogni Ministro è chiamato a presentare le linee guida che intende seguire nelle politiche del proprio dicastero al Parlamento. Quelle, probabilmente, sono le due audizioni a cui si riferisce il giornalista, alla Camera e al Senato. Il dialogo con il Parlamento e con le Commissioni di riferimento, al contrario è costante, come dimostra la partecipazione alle sedute di question time, dove sarò nuovamente anche la prossima settimana e ancora a dicembre. Ho partecipato inoltre al lavoro delle Commissioni, con sei sedute alla Camera (5 in Commissione agricoltura e una presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sui fenomeni della contraffazione) e tre al Senato. Il Parlamento, anche con il lavoro di questo dicastero, ha approvato il pacchetto Campolibero, la legge sull’agricoltura sociale (alla Camera e ora all’esame del Senato), sta lavorando sul Collegato agricoltura (per cui è prevista a breve la conclusione dell’esame in Commissione) e sulla legge per il consumo di suolo che giace presso le commissioni ambiente e agricoltura ed ora verrà ripreso (dopo il lavoro che in particolare la Commissione Ambiente ha dovuto fare per l’approvazione dello Sblocca Italia).

-“La ratifica di un «accordo commerciale europeo con Colombia e Perù»” è la terza frase.
Ratifica di cui sono coproponente ma non solo di mia competenza. Forse sarebbe stato più utile vedere quello che ho fatto come presidente di turno del Consiglio dei ministri europei dell’agricoltura. Dal primo luglio ho presieduto 5 riunioni plenarie, di cui una straordinaria proposto dall’Italia per le misure di emergenza a seguito dell’embargo russo e un Consiglio informale a Milano. In soli quattro mesi ho portato a compimento il nuovo regolamento europeo sulla promozione dei prodotti, ho contrastato e vinto la battaglia per evitare il taglio di oltre 400 milioni al bilancio agricolo europeo (voluto dalla vecchia commissione), lavorato per l’attivazione di due bandi straordinari di ritiro dei prodotti per le filiere agricole più colpite dal blocco russo (ortofrutta e lattiero caseario). Per dire le cose principali.

Più diversi appuntamenti rilevanti come la conferenza Euromediterranea sull’agricoltura che si svolgerà la prossima settimana a Palermo (dopo oltre sei anni di latitanza) o il Blue Day sulla nuova economia della pesca svoltosi a Catania o ancora il Congresso europeo del biologico a Bari. Mi sono confrontato con il Ministro dell’Agricoltura degli Stati Uniti sui temi sensibili per l’Europa nel Ttip (riportati anche in una audizione alla Camera, non compresa nelle due citate dal giornalista). Siamo inoltre impegnati nella tutela delle Indicazioni geografiche tipiche e abbiamo proposto come Presidenza italiana nuove misure per il ricambio generazionale in agricoltura (in particolare mediante la BEI). Tutte informazioni recuperabili anche sulla rete.

-“Poi, il vuoto. Eppure il suo è un ministero pesante, che gestisce 7 miliardi l’anno della Pac: finora i decreti attuativi dei nuovi indirizzi della politica comunitaria non sono ancora stati scritti”.
Sbagliato. Anche questa informazione non era difficile da reperire. Sull’homepage del sito del Ministero c’è un file, con tanto di slide, sulle misure di attuazione nel nostro Paese della Politica agricola comune. Definite dopo lunga trattativa con le regioni, vagliate il 31 luglio dal governo e confermate definitivamente con decreto a novembre.

-“Mentre la riorganizzazione dell’Agea e del Sin – le società pubbliche del ministero finite in due inchieste della Procura di Roma – non è ancora partita”.
A me non sfuggono i problemi ereditati sugli enti e sono pronto a farmene carico. Al giornalista invece è sfuggito che nel collegato agricoltura è prevista una delega per la riorganizzazione e la razionalizzazione di tutti gli enti vigilati o controllati dal Ministero per studiare i migliori modelli di gestione, nell’ambito di un disegno serio e strategico, da condurre insieme al Parlamento. Procedure che, con le normative vigenti, chiedono i tempi necessari per la loro realizzazione. In particolare per quanto riguarda l’Agea, si prevede la sua riorganizzazione anche attraverso la revisione delle funzioni e, in particolare, dell’attuale sistema di gestione e di sviluppo del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN). Nel frattempo, comunque, non stiamo fermi. Abbiamo convogliato le risorse sull’operatività anziché sulle consulenze, nominato un nuovo direttore proveniente dall’agenzia delle Entrate, avviato una turnazione degli incarichi dirigenziali e stiamo programmando la rotazione delle posizioni sensibili. La trasparenza, l’efficienza e l’economicità sono gli obiettivi primari del nostro lavoro sugli enti del Ministero.

Aggiungo che nella legge di stabilità abbiamo impostato l’unificazione tra Cra (centro per la ricerca agricola) e Inea (istituto nazionale per economia agraria). Abbiamo eliminato i consigli di amministrazione di due società (Isa e Unirelab) scegliendo solo amministratori unici. E stiamo affrontando anche il delicato tema della riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato nella riforma della Pubblica amministrazione. Anche questa informazione non era difficile da reperire. Troppo poco?

– “Nessun passo avanti nemmeno sul marchio unico del made in Italy,che dovrebbe essere lanciato all’Expo, e sulla burocrazia che limita l’export nell’agroalimentare”.
E invece nella legge di stabilità, com’è noto, c’è un importante investimento del Ministero sul segno distintivo nel progetto di promozione del “made in Italy” che per la prima volta vede il mio ministero e il ministero dello sviluppo economico unire le forze e le risorse. Basta vedere le tabelle della finanziaria per conoscere. Parentesi non marginale a proposito di Dogane ed Export: la competenza è in primis del ministero dell’economia, noi stiamo facendo la nostra parte. Sulla semplificazione burocratica segnalo che abbiamo introdotto misure innovative proprio con il progetto Campolibero (agosto): per la prima volta abbiamo in legge il registro unico dei controlli, l’allargamento della diffida prima della sanzione amministrativa, la Dematerializzazione di diversi registi. Abbiamo infine presentato il programma “agricoltura 2.0″ che ci porterà a giugno 2015 alla domanda precompilata on line per l’accesso ai fondi europei per le imprese agricole e al pagamento anticipato di tutti i premi a giugno anziché a dicembre.

– “E ha reagito ai tagli al suo comparto come un lord: senza battere ciglio. La Commissione Bilancio ha cancellato il 31 ottobre i 30 milioni previsti per i giovani agricoltori, oltre a 150 milioni per il supporto all’export. «Uno schiaffo alle promesse», chiosano Coldiretti e Confagricoltura. Che sperano che Maurizio possa rifarsi presto in commissione”.
Anche in questo caso l’informazione è sbagliata. Basta prendere il comunicato stampa ufficiale pubblicato solo due ore dopo la decisione dello stralcio e l’intervista a Corriere della Sera del giorno dopo. Non solo. ll lavoro in Commissione è già stato fatto: il Governo ha presentato un emendamento, su cui vi è un’ampia condivisione, per ripristinare i fondi cui fa riferimento il giornalista. Di più: allarghiamo anche ai lavoratori a tempo determinato agricoli gli sgravi Irap, mettiamo più soldi per i mutui a tasso zero per i giovani e impegniamo 5 milioni per il fondo indigenti che si aggiungono al lavoro fatto con il ministero del lavoro per il programma di sostegno ai poveri che da qui al 2020 ci permetterà di disporre di 400 milioni di fondi europei.

– “E che faccia miglior figura sull’Expo”, “L’ultimo attacco gli è arrivato dall’attivista indiana Vandana Shiva”.
Associare la riflessione della Shiva ad un attacco personale al sottoscritto è una evidente forzatura. Peccato poi che il ministro “inadeguato” abbia risposto su Huffington Post un’ora dopo. Ma a parte questo, se uno volesse davvero verificare ciò che è stato fatto può chiedere a chi lavora ogni giorno nel settore al nostro fianco. O navighi ad esempio sempre sul sito del ministero per scoprire i due bandi attivati in poco tempo (per le start up agricole e per i progetti locali su Expo).

Debole, invisibile e inadeguato” così sono stato descritto.
Non temo i giudizi, anche i più duri. Ciascuno si faccia l’idea che ritiene. Ma prima di giudicare il lavoro delle persone si conosca tutto quello che fanno (o non fanno) questo si.
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