Il Salone del Gusto 2012

Con la crisi è Terra Matrigna

30/10/2012

Il Salone del Gusto 2012

Torino 27 ottobre 2012. Va in scena al Lingotto di Torino la liturgia del cibo buono, giusto e pulito. La officia il guru di Slow Food Carlo Petrini difensore degli oppressi agricoli di tutto il mondo. Forse un po’ meno di quelli italiani, ma è un particolare trascurabile.

Sta di fatto che a Torino tra il Lingotto e l’Oval -80 mila metri quadrati di mercato, mille espositori da cento paesi – si è radunato tutto il milieu enogastronmico nazionale che in qualche caso diventa enogastrocomico in compagnia dei campesinos che vengono da ogni angolo del mondo per fare luce sui loro prodotti. Si chiama Terra Madre è la seconda gamba del Salone del Gusto popolato da molti soloni. E’ l’aspetto umanitario di Slow Food, il movimento che vuole fare la rivoluzione agricola. E però si paga per entrare, si paga per partecipare ai laboratori del gusto, si paga per comprare i libri, si pagano le degustazioni, si comprano i prodotti nei dieci diversi mercati, si paga per mangiare, si paga anche per pagare quelli che sono venuti a Terra Madre. Beneficienza? Forse. Sta di fatto che sul programma degli eventi – dichiarazione di Slow Food – il 56 per cento sono di natura commerciale, il 44 a scopo culturale didattico. Ci sta dentro di tutto. E il contrario di tutto.

Per esempio uno guarda gli sponsor della manifestazione e si chiede: come si fa a ragionare di sviluppo sostenibile e di diverso modello economico se i tuoi finanziatori sono gruppi bancari multinazionali? Come si fa a parlare della pasta fatta con i grani antichi recuperati dalle popolazioni andine se su 125 laboratori del gusto 30 sono tenuti da un mulino industriale che usa i grani più standard del mondo? E come si fa ad essere sicuri che i formaggi tibetani abbiano un futuro se una multinazionale sposa le sue bevande “naturalissime” con il cibo di strada? E come si fa a credere che i Presidi, quelli che dovrebbero promuovere i prodotti di stranicchia e difendere i nostrani contadini, siano davvero tutela se poi c’è un apparato promozionale pagato dalle Regioni che investono al Salone del Gusto le tasse degli italiani versandoli nelle casse di Slow Food? Che per la carità fa un servizio e lo fa anche bene, ma si comporta da operatore economico. Anzi ha appreso dal marketing che siccome il brand conta, quando certifica qualcosa si fa, giustamente, pagare perché concede il marchio Sloow Food. Ma è richiesta di franchigia per i poveri o è franchising? 

emilia-romagna.JPGE ancora: se la Chiocciolina di Slow Food è insieme certificatore della qualità e promoter dei prodotti che ha certificato, va bene lo stesso? D’accordo avere interessi ai conflitti economici del mondo per sottrarre i più deboli al ricatto, ma non c’è a occhio anche qualche confitto d’interesse? Ecco detto tutto questo alla liturgia, che tradotto dal greco vorrebbe dire: azione di popolo, manca un protagonista. Il popolo dei consumatori che non si può permettere il cibo buono, giusto e pulito. 

I consumi alimentari sono crollati del 3,3% e l’unica cosa- lo dice la Coldiretti che peraltro c’è al Salone del Gusto come tutti quelli che hanno a che fare col mangia e bevi – che gli italiani si comprano è la pasta che si è incrementata del 4% perché in qualche modo ci si deve pure riempire la pancia.

Il ministro Mario Catania, sempre a Torino, ha detto che i giovani stanno tornando all’agricoltura e che “l'agricoltura è l'unico settore a registrare segni positivi nell'occupazione giovanile. La risposta migliore che possiamo fornire alle nuove generazioni - conclude Catania - è dare una redditività adeguata a questa nuova voglia di far impresa tra i campi”. Già e con i redditi dominicali aumentati del 15% ope legis dal Fisco, con l’Imu verde e con le tasse che li strozzano come la mettiamo?

Roberto Burdese – reggitore di Slow Food Italia – ha detto che l’enogastronomia è “anticicla e che da qui può venire lo sviluppo”. Vero, ma le famiglie italiane alle prese con un’inflazione del 5% sui generi alimentari e una continua perdita di potere d’acquisto sono costretti a guardare solo al prezzo, a diminuire gli acquisti alimentari di quasi il 13%. Ci sta che i prodotti dei Presidi Slow Food già ora e maggior ragione se rincara l’Iva non se li possano permettere. La terra più che madre per i consumatori e per gli agricoltori italiani pare sia matrigna. Ma al Salone del Gusto di tutto questo non s’è fatto parola. Meglio pensare ai contadini del Mato Grosso. E contare il pubblico pagante.

  

Carlo Cambi 

Carlo Cambi (Foto INformaCIBO)Carlo Cambi, toscano di nascita, è considerato uno dei più autorevoli cronisti dell’enogastronomia e uno dei maggiori esperti di turismo in Italia. Ha esordito giovanissimo nel giornalismo come inviato a «Il Tirreno», poi è passato a «la Repubblica» dove ha percorso tutto il cursus honorum giornalistico dividendosi tra cronaca ed economia fino a fondare, e dirigere per otto anni fino al 2005, «I Viaggi di Repubblica»: primo e unico settimanale di turismo in Italia. 

Ha scritto per «Panorama», «Epoca», «L’Espresso», «Il Venerdì di Repubblica», «Affari e Finanza».

Attualmente è responsabile delle pagine enogastronomiche del quotidiano «Libero» ed editorialista per i giornali del gruppo «Quotidiano Nazionale» («il Resto del Carlino», «La Nazione», «Il Gior- no»).

Ha ricevuto molti riconoscimenti e nel 2009 è stato insignito del premio internazionale AIS-Bibenda (già Oscar del vino) quale migliore giornalista enologico.

È membro dell’Accademia dei Georgofili (la più importante società di studi agricoli d’Europa) e del comitato scientifico associazione Città del Vino. Con la Newton Compton ha pubblicato, oltre al bestseller Il Mangiarozzo, 101 trattorie e osterie di Milano dove mangiare almeno una volta nella vita e Le ricette d’oro delle migliori osterie e trattorie italiane del Mangiarozzo.

Ora vive e lavora a Macerata.


Il Salone del Gusto e Terra Madre 2012 dal 25 al 28 ottobre 2012 al Lingotto di Torino.






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