Il sistema Parmigiano Reggiano in audizione in Senato - L'intervento di Giuseppe Alai, presidente del Consorzio

La posizione dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari che sostiene la posizione del Consorzio

20/01/2015

Il sistema Parmigiano Reggiano in audizione in Senato -  L'intervento di Giuseppe Alai, presidente del Consorzio
Roma 20 gennaio 2015 - Si è aperto con un ampio spaccato sulla situazione del comparto l’intervento del presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai, nel corso dell’audizione avvenuta oggi in Commissione Agricoltura del Senato sulle problematiche della filiera nell’ambito della più ampia situazione lattiero casearia italiana.

Alai ha evidenziato, in primo luogo, l’eterogeneità delle caratteristiche degli allevamenti e delle diverse condizioni produttive che connotano (anche in termini di costi) le imprese del territorio.

Nelle aree montane - ha sottolineato il presidente del Consorzio - la media produttiva annua di un allevamento è pari a 2.900 quintali rispetto ad un dato medio comprensoriale pari a 4.900 quintali. I primi 5 allevamenti - ha aggiunto - producono 535.000 quintali di latte, cifra pari a quella che realizzano, insieme, i 750 allevamenti più piccoli; una situazione analoga si registra anche a livello di strutture di trasformazione, laddove i primi 6 caseifici producono 360.000, corrispondenti a quelle che annualmente escono dai 130 caseifici più piccoli del comprensorio.

“In una situazione che registra pesanti difficoltà a carico di tutti gli allevamenti, ma con aggravi specifici per quelli operanti in montagna e per i giovani allevatori che si sono insediati più recentemente – ha proseguito Alai – non è pensabile che possa essere lasciata al mercato una selezione fra allevatori e caseifici che indebolirebbe tutto il sistema, perché non esistono condizioni che possano avvantaggiare un modello o una dimensione rispetto ad un’altra in una filiera in cui il protagonista è un prodotto artigianale, alle cui quotazioni si legano le prospettive di reddito di ogni tipologia d’impresa”.

Il presidente del Consorzio ha poi sottolineato la delicatezza del passaggio che sta avvenendo sul versante produttivo: da una parte, infatti, con la cessazione del regime delle quote latte si passerà da una produzione contingentata per trent’anni ad un regime libero le cui ripercussioni segneranno profondamente il futuro del settore in Europa, mentre dall’altra si è già arrivati, nell’ambito del sistema Parmigiano Reggiano, alla gestione volontaria di una regolazione dell’offerta legata direttamente ai produttori, visto che proprio il Consorzio del Parmigiano Reggiano è l’unico ente di tutela che ha assegnato le quote latte da trasformare in formaggio direttamente agli allevatori.

A fronte della debolezza che i caseifici scontano sul versante della commercializzazione diretta (con il passaggio del prodotto a commercianti stagionatori che a propria volta si relazionano con il mondo della distribuzione), proprio il governo della produzione – ha detto Alai – è un elemento strategico, attraverso il quale, come se fossimo di fronte ad un’unica “fabbrica” – si punta ad orientare e governare il mercato, con una diretta ricaduta sull’esito delle contrattazioni e delle quotazioni, i cui andamenti sono positivi o negativi proprio in base all’entità quantitativa dell’offerta.

Nel successivo dibattito (interventi dei senatori Ruta, Latorre, Pagliari, Gaetti, Vaccari) sono stati poi affrontati diversi temi (dalle iniziative per l’export alla modulazione dell’offerta, a eventuali funzioni del Consorzio nel campo degli acquisti collettivi), riprese ampiamente, e con ulteriori richieste di approfondimento, dalla vicepresidente della Commissione Agricoltura del Senato, Leana Pignedoli, con particolare riguardo alle funzioni istituzionali del Consorzio, alla possibilità di costituire società commerciali, alla convivenza, all’interno del Consorzio, di produttori e stagionatori-commercianti.
Nel corso dell’audizione si è parlato anche delle azioni a supporto dell’export che possono essere messe in atto da parte del Governo e dell’esigenza di nuove azioni di coordinamento della filiera che consentano al sistema legato al Parmigiano Reggiano di presentarsi sul mercato in modo più compatto e coeso.
 
CRISI PARMIGIANO REGGIANO, ALLEANZA COOPERATIVE: “CONTRO CROLLO PREZZI UTILIZZARE LA PROGRAMMAZIONE PRODUTTIVA DEL CONSORZIO”

Audizione al Senato dell’Alleanza delle cooperative Agroalimentare: tra le cause la stagnazione dei consumi interni e il forte aumento produttivo di latte in tutta Europa che ha fatto crollare i prezzi. Quello del latte spot nel 2014 è sceso da 47 a 35 centesimi/litro.

Roma, 20 gennaio 2014 – Per fronteggiare la difficile situazione del comparto produttivo del Parmigiano Reggiano, segnata dal crollo delle quotazioni e dal calo dei consumi, i produttori dovranno essere capaci di utilizzare al meglio gli strumenti di cui sono in possesso, in primo luogo attraverso il Consorzio di Tutela che ha adottato il piano produttivo, previsto dal cosiddetto “Pacchetto Latte” adottato dall'Unione Europea, al fine di bilanciare l’offerta alla domanda.

Lo ha sostenuto l’Alleanza delle cooperative agroalimentari nel corso di una audizione alla Commissione Agricoltura del Senato svoltasi oggi sulla crisi del Parmigiano Reggiano a cui hanno partecipato le Organizzazioni agricole e cooperative.

“Sosteniamo la scelta del Consorzio – ha sostenuto l’Alleanza delle cooperative – che ha trovato una soluzione per stabilizzare i prezzi verso l’alto proprio attraverso l’applicazione del piano produttivo. A tale strumento andrà poi aggiunto anche un’efficace azione di promozione e tutela di questa grande DOP sia in Italia che in ambito europeo, con l’obiettivo di stimolare anche i consumi nei mercati dove il Parmigiano Reggiano è già presente e soprattutto nei nuovi mercati emergenti".

La crisi del Parmigiano Reggiano è stata causata sia da una generale stagnazione dei consumi nazionali, aggravati dagli effetti indiretti dell’embargo Russo sui prodotti lattiero - caseari, che da un forte aumento produttivo di latte in tutta Europa, produzione stimolata dall’imminente abolizione del regime delle quote latte che si sta ripercuotendo inevitabilmente a livello nazionale con la riduzione dei prezzi del latte, collegati ad una offerta di latte spot che nel corso del 2014 è passata da 47 a 35 centesimi/litro prezzo destinato ad ulteriori diminuzioni.
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