In nome del pensiero e dell'opera di Gino Veronelli una grande serata e una Mostra alla Triennale di Milano (gennaio 2015)

La Mostra "Camminare la Terra" sarà curata da Gian Arturo Rota, Aldo Colonetti e Alberto Capatti

03/02/2014

In nome del pensiero e dell'opera di Gino Veronelli una grande serata e una Mostra alla Triennale  di Milano (gennaio 2015)

COMITATO DECENNALE LUIGI VERONELLI ANNUNCIA UNA GRANDE MOSTRA IN TRIENNALE ISPIRATA AL LAVORO E ALLA VISIONE DI LUIGI VERONELLI

Nel corso dell’evento “Il vino è il canto della terra” il Comitato decennale Luigi Veronelli, recentemente costituito e presieduto da Gian Arturo Rota, ha annunciato l’avvio dei lavori per la realizzazione della grande mostra "Camminare la Terra" dedicata al pensiero e all’opera di Gino Veronelli, che sarà prodotta dalla Triennale di Milano a gennaio 2015 Curatela di Aldo Colonetti (vice presidente del Comitato), dello stesso Rota e Alberto Capatti (direttore scientifico), progetto espositivo Studio Origoni Steiner.

È camminando la terra che Veronelli ha incontrato le donne e gli uomini, amato i loro prodotti e scoperto gli strumenti utili per il lavoro e per il consumo.

Da qui la decisione del Comitato, nato per valorizzare l’opera e il pensiero del grande intellettuale, di intitolare la mostra "Camminare la Terra", con un motto che è manifesto, testamento, invito e che fu, di Veronelli, profezia.
La mostra sarà di prologo a Expo Milano 2015 e al suo grande tema “Nutrire il pianeta”, che sarà celebrato da Triennale con la mostra semestrale di Germano Celant “Art&Food”.

"Camminare la Terra" indagherà il metodo di lavoro, la formazione eclettica e le tracce che indicano il percorso verso un futuro auspicabile e necessario, rimettendo al centro di tutto la terra e la cultura materiale. Il lavoro in corso da parte del Comitato sull’immenso archivio, messo a disposizione dalla famiglia e finora mai indagato in modo sistematico, vuole tracciare un profilo più preciso della poliedricità di Veronelli e, al contempo, fa riemergere altre grandi personalità come ad esempio Luigi Carnacina, che con Veronelli intrattenne una fitta corrispondenza epistolare, Gianni Brera, Silvio Coppola, il suo designer e molti altri ancora.
Il cuore della mostra sarà simbolicamente rappresentato da una trasposizione della sua grande cantina, in un percorso sinestetico utile ad avvicinare una personalità tanto complessa.
E accanto a questa, il racconto di grandi storie emblematiche, già in parte anticipate dalle personalità che hanno animato la serata del 2 febbraio nel Teatro Sociale di Bergamo.
Ma non si tratterà di un percorso enocentrico, piuttosto il vino sarà il punto di avvio per mettere a fuoco la complessa personalità di Luigi detto Gino, Veronelli: dal suo rapporto con la cultura del cibo e i prodotti della terra (olio extra vergine in primis), alla sua attenzione per gli strumenti della tavola (nell’archivio, sono stati rinvenuti preziosi disegni inediti).

Si studieranno infine i lasciti in molti ambiti, sulle sue intuizioni “glocal”, sulla forza poetica del suo pensiero che spinge a operare con grande concretezza, sulla sua sensibilità al sociale che per lui non è mai stata una dichiarazione d’intenti, piuttosto una pratica, attraverso cui dare dignità alla terra attraverso i prodotti di eccellente qualità.

Al termine della serata al Teatro Sociale di Bergamo il brindisi in omaggio a Gino Veronelli

"Il vino è il canto della terra"
CRONACA DI UNA RAPPRESENTAZIONE GIOIOSA NEL NOME DI GINO VERONELLI
Teatro Sociale, Bergamo. 2 febbraio

In un teatro affollatissimo, il brusio di saluti, cronache, abbracci tra amici felici di incontrarsi attorno all’amico Gino, si alza la scena. Undici sedie, una sola occupata. Gian Arturo Rota, collaboratore per 20 anni, siede sotto lo sguardo divertito di Veronelli, catturato in uno splendido ritratto fotografico. Aspetta gli ospiti. La musica di Omar Pedrini, su uno sgabello scalda il contesto; Claudio Visentin, membro del Comitato e curatore dell’iniziativa, saluta e introduce le autorità cittadine.

Claudia Sartirani, Assessore alla cultura del Comune di Bergamo esordisce «Bergamo rende ora onore a questo suo figlio adottivo, dedicandogli una serata “tra amici”, dalla quale emergerà come il culto per il vino e per il cibo, la cui cura chiede minuziosa attenzione, sia forma di espressione artistica alta».
Il vino, l’arte del vino, l’arte del saper fare. I semi sono gettati. La parola passa all’Assessore all’Expo Andrea Pezzotta che “disegna” un ponte tra Bergamo, la figura di Veronelli e l’Expo 2015, ricordando la piazza a lui dedicata il 31 gennaio.
Visentin chiede a Rota cosa ci sarà di Veronelliano in Expo Milano 2015.
Un filmato concretizza la descrizione fatta da Rota, di “un vero intellettuale al servizio della terra e dei suoi nobili prodotti, degli agricoltori e dei produttori onesti.
Il suo impegno civile e morale, anche da giornalista militante”.

Carlo PETRINI
Sulla citazione “sono un contadino che per errore ha fatto il giornalista” Rota introduce Carlo Petrini che delinea il suo personale ritratto: «Veronelli ha creato la figura del gastronomo moderno. Con la sua penna colta e tagliente è stato il primo a indicare una strada nuova, e attraverso i suoi mirabili racconti di vino, i suoi viaggi, il suo “camminare la terra” ha ispirato molti, me per primo. Ci manca quell’ardore di Gino nel difendere donne e uomini che presidiano i territori, che tengono in piedi le agricolture locali, che puntellano l’assetto idrogeologico di questo paese che frana da tutte le parti. Oggi, sono sicuro, combatterebbe contro gli organismi geneticamente modificati, l’agricoltura intensiva, il disprezzo verso i piccoli produttori, l’oblio che scorre sulla civiltà contadina»

Gianni MURA
Si accomoda Petrini e prende la parola il giornalista Gianni Mura - “Gino era un uomo dalle scelte di campo. Fu condannato per pubblicazioni oscene quando editò "Il marchese de Sade" e i libri furono bruciati nei cortili della questura di Varese.
Portò in tribunale la Coca Cola perché non specificava tutti gli ingredienti nell’etichetta. Ideò la DeCo e intraprese battaglie per la filiera del prezzo al produttore.

Padre antesignano di Slow food, valorizzava le piccole cose prodotte in un certo territorio. Mangiare con lui non voleva dire soltanto cibarsi e bere, ma assaporare mille divagazioni, spaziando da un poeta del Trecento a una sinfonia di Beethoven.
Si spazientiva quando perdeva a scopa, perché era giocatore appassionato, ma non bravissimo, con la tendenza a dimenticare lo spariglio”.

Nichi STEFI
La parola passa alla voce fuori campo di Nichi Stefi (seduto in un palchetto), regista dal 1979 di tutte le trasmissioni di Veronelli che formula una singolare intervista impossibile a Veronelli, letta con l’aiuto di Gaetano Amato: Stefi a interpretare se stesso, Amato nei panni di Veronelli.
Omar Pedrini suona e canta "Follia", canzone dedicata a Gino. E a questo punto salgono sul palco quattro persone i cui nomi esprimono l’orgoglio del nostro paese nel mondo: Nonino, Antinori, Iaccarino.

Giannola NONINO
«Mi emoziona ricordare l’amico Gino Veronelli, Maestro insostituibile, che ha rappresentato e rappresenta il Rinascimento dell’Enogastronomia italiana in tutte le sue espressioni! I ricordi si sovrappongono, e ci riempiono di emozione. Spesso riviviamo tutte le battaglie condotte prima da me e Benito, poi con Cristina Antonella ed Elisabetta, nelle quali la condivisione, la grande cultura e amicizia di Gino ci hanno sempre sostenuto contro tutto e contro tutti! Certo ci manchi, caro Veronacci, ma stai pur tranquillo che continuiamo l’indomita e inarrestabile battaglia per il raggiungimento dell’assoluta eccellenza della Grappa, dell’Acquavite e del meglio di ciò che la nostra terra ci sa donare!».

Piero ANTINORI
«Da un punto di vista personale non potrò mai dimenticare che senza l’ispirazione e l’incoraggiamento di Gino non sarebbe probabilmente mai nato il “Tignanello”, un vino che ha rappresentato per la mia famiglia e per l’azienda,
ma anche, più in generale, per l’intero settore, un cruciale punto di svolta e, in qualche misura, l’inizio del Rinascimento del vino italiano».

Alfonso IACCARINO
«Ho avuto due papà, uno si chiamava Ernesto e l’altro Gino Veronelli.
Gino ha sempre seguito il nostro lavoro con amore e io i suoi consigli, da quando, agli inizi, mi diede la lista di una decina di ristoranti stranieri da visitare.
Viveva tutto con una passione unica, sia quando con la sua voce avvolgente descriveva un piatto sia quando narrava un vino. Un “naso” e una “bocca” ineguagliabili!».

Sara PORRO e Diana LENZI
È il momento dei giovani, di chi non ha conosciuto Veronelli di persona ma ne ha colto la visione, la speranza e l’esempio.
La food writer Sara Porro “L’eredità di Luigi Veronelli arriva anche a chi, come me, ha cominciato a scrivere professionalmente in anni successivi alla sua scomparsa. È una lezione di dedizione, onestà intellettuale, e sana partigianeria che è di esempio in un settore, come quello del cibo, verso il quale l’interesse continua a crescere, insieme alle sfide che questo pone a chi decide di farne una professione”, passa il microfono alla produttrice Diana Lenzi. "Sono entrata in contatto con il pensiero di Luigi Veronelli in tempi non sospetti, quando ero solo un'adolescente un po' ribelle a Roma, e mai avrei pensato che sarei andata a vivere in campagna inseguendo il sogno di diventare una vera vignaiola. Però qualcosa da subito, da quei pochi secondi di intervista su Rai3, mi colpì. La forze e genuinità del pensiero, una filosofia, che abbracciava si l'agricoltura, ma tutto il cosmo e l'umanità in esso contenuta, era molto potente e nella sua semplicità rivoluzionaria. E forse lì e così ho iniziato ad andare in contromano rispetto al resto del mondo che corre, accumula, e fagocita tutto senza filtro. Ho preferito rallentare, dare valore alle cose, cercandone sempre l'essenza, il senso ultimo per apprezzarne il valore reale. E ora che del pensiero di Veronelli so molto di più, che ho potuto apprezzare il suoi scritti, i filmati ancora rintracciabili, mi accorgo di come sia sempre stata veronelliana senza accorgermene".


Gigi BROZZONI
La parola passa a Gigi Brozzoni che ha da poco lasciato la direzione del Seminario Luigi Veronelli. “Come ogni grande artista o scrittore, anche Luigi Veronelli ha lasciato a metà strada dei progetti che non sempre hanno trovato un completamento e un’attuazione.
Ma molta della sua grandezza risiedeva proprio nella capacità che ebbe di immaginare situazioni e scenari per noi impensabili.
La nostra sfida sarà quella di provare a portare a compimento alcuni dei suoi più suggestivi e complessi progetti che non riguardano il mondo del vino (del quale riteneva ormai raggiunto il traguardo), bensì quello dei prodotti agricoli e dell’artigianato alimentare”.

Alberto CAPATTI e Aldo COLONETTI
È a questo punto che Alberto Capatti e Aldo Colonetti a nome del Comitato decennale Luigi Veronelli annunciano la grande mostra “Camminare la Terra” che si terrà in Triennale Milano, da metà gennaio alla fine di febbraio 2015.
Alberto Capatti: “Luigi Veronelli è stato un osservatore dei fenomeni sia del sistema alimentare sia della produzione di qualità. Il suo metodo era di “procedere alla cieca” in campi diversi, spesso a lui ignoti, facendo scelte determinanti. In questo modo, interrogandosi sul futuro alimentare, ha iniziato a lavorare sui cibi perduti con 20 anni d’anticipo. Da storico del presente, da questo lavoro sui suoi archivi mi aspetto la trama di una tela nuova, che non avevo previsto".
“La grande mostra in Triennale – conclude Aldo Colonetti - sarà un modo per riportare le parole alle cose che per Veronelli fu una vera e propria “necessità fisica”.

Per tutto questo "Camminare la Terra" sintetizza egregiamente la volontà di riprendere possesso del significato delle parole, allontanandoci da facili generalizzazioni, per stabilire un modello di conoscenza utile per migliorare la produzione italiana, in qualsiasi ambito, cibo, moda, design.
La conclusione della serata introduce così l’inizio di un grande progetto.
Gian Arturo Rota invita tutti gli ospiti sul palco, a cui si aggiungono gli altri due componenti del Comitato, Alberto Dragone e Ludovica Amat, ad alzare i calici per un grande brindisi a Luigi Veronelli.
Pedrini conclude con un altro brano dei suoi.
Vivere è comunicare; comunicare è vivere”

IL COMITATO DECENNALE LUIGI VERONELLI
Gian Arturo Rota, Alberto Dragone, Aldo Colonetti, Ludovica Amat, Claudio Visentin.
Ad Alberto Capatti l’incarico di storicizzare l’opera di Veronelli.


Il Comitato decennale Luigi Veronelli è stato costituito in accordo con la famiglia del grande intellettuale, da cinque personalità attive in diversi ambiti del sapere e legate da rapporti di stima e di amicizia con Veronelli. Il Comitato ha la finalità di promuovere e favorire, in occasione dei dieci anni dalla scomparsa che ricorrerà il 29 novembre 2014, un programma di iniziative qualificate, volte alla valorizzazione del pensiero e dell’opera - potentemente attuali – di Luigi Veronelli.

Relazioni con la stampa
COMITATO DECENNALE LUIGI VERONELLI

Sara Vitali
t. 335 6347230
press@itacacomunicazione.it
ITACA COMUNICAZIONE
viale Montesanto 12 . Milano

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