Intervista a Gaetano Palombella, eletto responsabile dell'Associazione Italiana Sommelier di Reggio Emilia

“La passione per il vino è arrivata verso i vent'anni”

11/09/2014

Intervista a Gaetano Palombella, eletto responsabile dell'Associazione Italiana Sommelier  di Reggio Emilia
Reggio Emilia estate 2014. L'Associazione italiana sommelier (AIS) svolge prevalentemente attività di carattere didattico ed editoriale per diffondere la conoscenza e l'apprezzamento delle bevande alcoliche, dei prodotti alimentari tradizionali e tipici e della tecnica di abbinamento cibo-vino.

Ma la forza di questa associazione è quella di qualificare al massimo la figura professionale del Sommelier e di valorizzare la cultura del vino.

Un giovane sommelier che risponde in pieno a queste caratteristiche è Gaetano Palombella.

Classe 1983, Gaetano è uno dei più giovani delegati dell’AIS dell'Emilia Romagna, eletto recentemente responsabile Ais di Reggio Emilia.

A lui abbiamo rivolto alcune domande.


 

Francesco Maria De Franco, produttore di vino Cirò A' Vita e Gaetano Palombella 

Domanda di Raffaele D'Angelo: Come è quando è iniziata questa passione per il vino?
Risposta di Gaetano Palombella: Fin da bambino sono sempre stato attratto dal cibo e dalle sue sfumature, uno dei primi ricordi che ho, mi vede sotto il tavolo della cucina mentre mia nonna fa i tortelli, ed io allungo la mano e ne assaggiò uno crudo. Le sensazioni che cominciavano a trasmettermi la cucina e le materie che la compongono, si sono fatte strada nel tempo fino a diventare ricerca e studio. La passione per il vino è arrivata verso i vent'anni, inizialmente con qualche titubanza, ma appena ho avuto gli strumenti per capire in maniera profonda il vino è iniziata questa incredibile avventura, da allora ogni calice, per me è sempre scoperta ed una sensazione nuova. Nel tempo la curiosità si è trasforma in una passione, la passione è diventata cultura, la cultura una professione. E nonostante siano passati tanti anni per me ad ogni assaggio è come se tornassi bambino sotto il tavolo della cucina.

D. Come è lo stato di “salute dell’AIS” dopo la recente uscita di Franco Maria Ricci? Quali sono le prospettive dell’AIS nazionale.
R. Penso che l'A.I.S abbia raggiunto grandi risultati in termini di competenze, professionalità e prestigio, grazie ai sommelier che ogni giorno lavorano e si impegnano in un unica direzione, quella di rendere autorevole e sempre migliore un'associazione in cui credono profondamente. Credo che l'A.I.S sia pronta e matura per affrontare con esperienza le sfide, editoriali e non, che il futuro riserva, camminando da sola ed ottimizzando le tante figure professionali preparate che la compongono per far fronte ad ogni tipo di esigenza, senza vincoli, veti o restrizioni di carattere editoriale e commerciale.

D. A Reggio Emilia l’AIS è ben strutturato sul territorio, quali sono i programmi e le linee guida che vuoi mettere in pratica?
R. Chiaramente, quando si subentra al timone di una nave prestigiosa e che viaggia a pieno ritmo, se ne si assume gli onori ma anche gli oneri. L'onore di guidare una prestigiosa delegazione affermata e riconosciuta a livello nazionale. L'onere di non tradire le aspettative di chi ha creduto nelle tue capacità ed ha permesso che diventassi delegato A.I.S. Reggio Emilia. Cercherò di coinvolgere tutta la delegazione per quanto riguarda l'orientamento ed i temi dei nostri eventi e delle scelte di delegazione. Mi piacerebbe far crescere e coadiuvare i sommelier che intendono intraprendere percorsi da degustatori e relatori. La cultura, la preparazione, e la professionalità unita ad una comunicazione efficace, sono le linee guida sul quale mi piacerebbe incentrare il mio mandato.

D. Che suggerimenti daresti ad un giovane che si vuole avvicinare al vino, perché dovrebbe iscriversi all’AIS?
R. Il mondo del vino è straordinario, è il filo rosso che unisce storia, cultura ed evoluzione umana. L'A.I.S. è uno strumento incredibile capace di trasmettere e catalizzare tutto questo attraverso i corsi di formazione, gli eventi e le attività. Frequentando i corsi A.I.S. si acquisisce un punto di vista più ampio e privilegiato sul panorama enogastronomico e non solo, si accresce una sensibilità speifica per ogni vino o materia prima di cui si approfondisce lo studio. Diventare sommelier significa anche, aprirsi strade professionali nuove ed interessanti poiché il mondo dell'enogastronomia è in continua evoluzione ed innovazione, inoltre alla continua ricerca di figure professionali preparate.

D. Ci sono vini buoni, vini mediocri e vini che sfiorano la sufficienza, oggi quale è il canale distributivo a cui rivolgersi per avere qualità al giusto prezzo?
R. Difficilmente esprimo pareri così drastici e classisti, chiaramente il compito di noi sommelier è quello di comunicare senza condizionamenti il vino, per come lo percepiamo in quel momento nel modo più oggettivo possibile. Comunicare grandi vini, a volte, è molto più semplice che degustare vini di qualità inferiore, anche se però penso che parlare di qualità inferiore non sia del tutto corretto, mi spiego meglio: ci sono vitigni che interpretano al meglio terroir e terroir che riescono a tirar fuori il meglio dai vitigni, unito ad una viticoltura ragionata e ad una vinificazione attenta, si arriva alle sinergie che danno origine alla qualità di un vino, molte volte se qualcosa "non va" nel bicchiere la ragione è da ricercare in uno di questi passaggi. Nell'ultimo decennio i canali di vendita si sono largamente diversificati ed oltre alle classiche enoteche, bar o winebar che dir si voglia e ristoranti, la grande distribuzione grazie anche all'allestimenti di scaffali adibiti a vere e proprie enoteche è riuscita ad arrivare a conquistare numeri importanti proponendo prodotti di fascia medio alta a prezzi contenuti, probabilmente il vero segreto commerciale dei vini italiani sta nel rapporto qualità/prezzo poiché nella fascia 8-20€ si collocano la maggior parte dei prodotti di qualità.

D. Quale vini preferisci? Area? Vitigno? Italia Estero? Autoctoni o internazionali?
R. Questa è una domanda che spesso ricevo, forse perché la gente è curiosa di sapere con quale calice di vino si "allieta" un sommelier quando non degusta. Io apprezzo i vini "sinceri" che nel bicchieri mi parlino delle loro origini e mi riconducano nel posto in cui sono nati. Credo che il futuro del vino stia nella "ricerca del passato" con un ritorno alle origini, ai vitigni autoctoni nei loro terroir storici, chiaramente usando le conoscenze e gli strumenti che oggi abbiamo la fortuna di avere. Non ho un vino del cuore, vivo molto le stagioni ed in base a questo ho delle preferenze, nell'ultimo periodo confesso, soprattutto, in questi mesi estivi mi sono riavvicinato alla Loira (valle della Loira, Francia) ed in particolare allo chenin blanc, molto sottovalutato in passato, ma che grazie ad alcuni produttori in sottozone molto vocate, sta dando origine a grandi risultati. Anche se molto spesso "torno" in Emilia, una costante sono per me i rosati, i Sorbara. È qualche anno che penso che i vini rosati, non di una particolare zona, ma la tipologia, siano i vini del futuro per la loro duttilità e l'ampiezza di impiego.
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