La Food Innovation Global Mission (FIGM) - Viaggio intorno al mondo di 15 ragazzi di talento

01/02/2017

La Food Innovation Global Mission (FIGM) - Viaggio intorno al mondo di 15 ragazzi di talento
Febbraio 2017. Partita dalla food valley emiliana in giro per tre continenti per conoscere i protagonisti dell'innovazione gastronomica, quelli che stanno scrivendo il futuro del cibo.
Prima tappa Olanda e in particolare Amsterdam e Maastricht, la Food Innovation Global Mission (FIGM) sbarca sulla East Coast americana tra Boston e New York.
 
Ad aprire le porte di un affascinante percorso tra cibo e innovazione negli Stati Uniti, la città di Boston e in particolare il prestigioso ateneo Massachusetts Institute of Technology (MIT), centro di eccellenza riconosciuto a livello mondiale. Un’occasione unica per approfondire i filoni di ricerca che guidano il tour tra cui food heroes, food icons e food rituals. La delegazione è stata ricevuta anche in visita ufficiale dal console italiano Nicola De Santis, dove si è brindato naturalmente con vini made in Italy di Cantine Riunite, tra i partner che hanno sostenuto la missione e a cui è legato uno dei progetti di ricerca relativo ai futuri trend del vino. In questa sede gli studenti hanno incontrato Kristen Mobillia, che ha illustrato il suo progetto di startup per giardini urbani e Randy Bailey reclutatore da Wall-Mart.

In viaggio per scoprire il futuro del cibo

BOSTON - Alcune tra le migliori università del mondo, Harvard e il MIT, ma anche  una golosa gastronomia di mare a base di aragoste e ostriche, con un’incursione pugliese a base di taralli. 
 
Boston, la prima città della east coast che ha ospitato gli studenti, si è mostrata alla delegazione come terra dedicata alla contaminazione di sapori e tradizioni. Tra le icone del cibo bostoniano la celebre aragosta, da gustare con il burro fuso o nel panino, ma anche le ostriche, specialità gourmet che gli studenti del FIP hanno imparato ad aprire e a giudicare per varietà e qualità all’interno di una dimostrazione fatta da Eataly, punto di riferimento per il buon mangiare italiano all’estero, grazie  alla guida di Serena Bronda, responsabile comunicazione del colosso made in Italy.  E non sono mancate le sorprese come i taralli fatti a mano talmente buoni da passare anche l’esame di un pugliese DOC, Nicola Difino, ambassador del Future Food Institute e chef professionista.  Il primo giorno si è concluso con un’imperdibile cena al Legal Sea Foods dove è stata servita la squisita e celeberrima zuppa di granchio del New England che viene usualmente proposta alle cerimonie presidenziali a partire da Ronald Reagan.
 
Il cibo, motore principale di condivisione di tradizioni e culture, è stato quindi protagonista assoluto delle prime giornate nella metropoli. Una città elegante e affascinante con alcune fermate “obbligatorie” particolarmente iconiche, dal  campus di Harvard alla splendida Biblioteca pubblica, al porto, alla zona della Back al Fenway Park Stadium con un giardino sul tetto alla passeggiata sulle rive del fiume Charles.
 
Non solo degustazioni e prodotti tipici locali, ma anche incontri con realtà innovative e di successo dal Crema Caffè, meta degli studenti di Harvard, al Barrington Coffee Roasting Co, che cerca le migliori miscele in tutto il mondo, serve caffè biologici e supporta progetti di agricoltori locali in India, Bali e in Africa. E ancora il Clover Food Lab, la catena di food truck fondata da Ayr Muir, laureato in Material Science a Harvard e in Business Administration al Massachusetts Institute of Technology (MIT), che offre un menù semplice che cambia di giorno in giorno in base ai prodotti di stagione e alla loro disponibilità tra i coltivatori locali. 
 
Boston, come città universitaria di rilievo mondiale, può contare su un numero sempre maggiore di food heroes che ne fanno un polo di eccellenza nella ricerca e nell’innovazione. Proprio come i giovani, ma già famosi personaggi che gli studenti hanno potuto incontrare durante la loro visita al MIT Medialab La mia ricerca è incentrata sullo sviluppo del creative learning per i più piccoli, quindi incentivare l’apprendimento attraverso il fare - racconta il foggiano di nascita, bolognese per formazione, e americano di adozione Carmelo Presicce ricercatore al Lifelong Kindergarten del Massachusetts Institute of Technology - Come adattare questo nuovo modo di insegnare al mondo del cibo? grazie alla sperimentazione. La cucina deve essere un posto dove imparare dai propri errori, perché se seguiamo le ricette già fatte da qualcun altro non assaggeremo mai qualcosa di veramente nuovo”. Chi di sicuro sta cercando di capire come imparare dagli errori del passato per costruire le città del futuro è Erin Baumgartner, giovane ricercatrice al Senseable City il centro di studi fondato da Carlo Ratti con il MIT. 
 
Infine, collaborazione e innovazione sono al centro di un altro progetto, il Food + Future coLAB, uno spazio dove aziende diverse tra loro come Ideo e Target specializzate nel design e nella shopping experience lavorano insieme al MIT per dare gli strumenti adatti alle imprese per affrontare le grandi sfide del futuro del cibo. Proprio in questo spazio si è tenuto  il discorso di presentazione del master Food Innovation Program del direttore scientifico Matteo Vignoli, a seguire dell’intervento di  Connor Russo di Kitchin, app che incoraggia chiunque a cucinare. La sera parte del team ha partecipato al panel "Il potere del cibo come strumento educativo" nello spazio artistico - Le Laboratoire con oratori Ioannis Miaoulis dal Museo della Scienza, Emma Boast del Museum of Food and Drink NY, Molly Birnbaum di America's Test Kitchen e Ben Leddy.
NEW YORK - Selfie commestibili su base biscotto, cibo sano ma anche cool, grandi mercati di prodotti locali e network di startup in costante fermento. La città che non dorme mai, anche nella sperimentazione del cibo. Vertical farming, programmi olistici di food education, in particolare per bambini e un approccio multietnico e globale all’alimentazione i focus della tappa. 
 
A New York sembra sempre di essere dentro a un film, sotto certi punti di vista. E così è stato per l’inizio della tappa newyorkese della FIGM17 partita nella Grande Mela con un pasto a base di pastrami proprio dal ristorante dove è stata girata la famosa scena del film “Harry ti Presento Sally”. Tra i food rituals degli amanti di cibo e innovazione il Food + Tech Meetup, organizzato da Danielle Gould, founder della piattaforma Food + Tech Connect, format nato a Brooklyn che crea un momento di networking informale per avvicinare il mondo delle Food Startup agli operatori specializzati. Durante l’appuntamento newyorkese i talents del Food Innovation Program hanno avuto la possibilità di assistere alla brillante testimonianza degli agricoltori di Young Farmers, che stanno cercando di percorrere ogni strada possibile per rendere l’agricoltura americana sempre più sostenibile, ma anche dei creatori di Edible Selfiee, startup che permette di stampare gli autoscatti delle persone sul cibo in tempo reale. Di grande ispirazione per tutti gli studenti le testimonianze degli imprenditori in particolare quella di Mona Safabakhsh, di Dig In che ha parlato di come portare gli ortaggi dai produttori locali alla ristorazione. Kerry Sesil di Grey Bakery ha invece spiegato la mission di Open Hiring e Seth Syberg, di Cocoburg, ha parlato della creazione di un nuovo gustoso snack vegano a base di cocco.  Dopo il dovere il piacere, con l’aperitivo con networking organizzato dall’imprenditore italiano ed esperto di startup Paolo Privitera al quindicesimo piano di Mr. Purple, locale con splendida vista su Manhattan. 
 
L’attenzione rivolta all’educazione e agli istituti di ricerca, focalizzata principalmente sulle università per la precedente tappa di Boston, si è estesa qui ad ogni livello di formazione. Ed è proprio nella sede di Philips Academy Charters School - scuola primaria e secondaria visitata lo scorso anno dall’ormai ex first lady Michelle Obama da sempre molto attenta alle tematiche della sana alimentazione - che gli studenti del FIP hanno scoperto tra le altre cose come si riesce a insegnare a far crescere sul tetto della scuola verdure in modo sostenibile senza concimi nocivi grazie al programma educativo Eco Spaces, caratterizzato da un approccio olistico che mette in connessione gli aspetti sociali, psicologici ambientali e nutrizionali del mangiare. Lo chef, direttore del progetto e food hero Robert Wallauer ha personalmente incontrato la delegazione, insieme al direttore Frank Mentesana, per raccontare come viene costruito e preparato il menù dei piccoli studenti utilizzando i prodotti coltivati da loro stessi. La Philips Academy Charters School è considerato un istituto pilota che prima di tutti ha creduto in questo programma, ora replicato in molte altre scuole nei dintorni di New York e nel New Jersey. Come ha spiegato il direttore Mentesana l’obiettivo principale è quello di promuovere una food literacy education, un’educazione alimentare che crei connessioni virtuose tra i bambini e il cibo a vari livelli a partire dalla provenienza dei singoli alimenti, come coltivarli e come prepararli. Il programma è inoltre legato in parte alla campagna Let’s Move di Michelle Obama, pur rimanendo un progetto indipendente. Ma come si riesce a far crescere le verdure su un tetto di un palazzo in pieno centro abitato? Grazie all’unione di ricerca all’avanguardia e nuove tecniche di coltivazione verticale indoor sviluppate da uno dei leader del settore che sta veramente rivoluzionando il modo di fare agricoltura come AeroFarms Technology, di cui gli studenti hanno potuto visitare la sede a Newark. Di grande impatto il progetto di food education ideato da Stephen Ritz Green Bronx Machine, per garantire una vita più sana e felice ai bambini del Bronx. Un approccio a tutto tondo che ha dato risultati importanti, segnando un generale  incremento della scolarizzazione e risultati positivi per i bambini coinvolti e le loro famiglie. 
 
New York, città cosmopolita per eccellenza, ha mostrato alla delegazione come riesce ad ospitare tutte le etnie e le cucine del mondo. Infatti in concomitanza con il capodanno cinese che ha dato il benvenuto all’anno del Gallo, lo scorso 28 gennaio, la delegazione ha visitato la mostra intitolata “Chow” al The Museum of Food and Drink (MOFAD) dove “si celebra la storia e la reciproca contaminazione tra la cucina cinese e quella americana”. Lo racconta il direttore esecutivo e curatore Peter J Kim mentre mostra agli studenti alcuni menù del 1910, sottolineando la peculiarità della tradizione gastronomica cino-americana da non considerarsi come un fake di quella cinese originaria, ma piuttosto una sua rielaborazione autonoma. Altra curiosità la macchina per fare i famosi biscotti della fortuna con all’interno messaggi di auguri inviati tramite internet da persone di tutto il mondo, situata nella cucina installata all’interno del museo, e infine li introduce all’interno dell’enorme tenda costruita a partire dalle confezioni take away rese celebri da molti film americani. 
 
Altra visita importante per rendersi conto della varietà dei prodotti utili a realizzare le ricette delle cucine di tutto il mondo, quella al Mercato di Union Square, situato nell’omonima piazza al centro di Manhattan, dove ogni domenica convergono le migliori produzioni locali. In questo viaggio attorno al mondo alla scoperta delle città più calde per quanto riguarda il rapporto tra cibo e innovazione ogni occasione è buona per fare nuove scoperte, e così che anche una ”semplice” pizza come quella del ristorante Ribalta dello chef napoletano Pasquale Cozzolino diventa modo per approfondire la stampa di cibo 3D attraverso BeeHex e per chi invece è più interessato al tema healthy food è stato piacevole perdersi all’interno di Whole Foods Market, uno degli store di cibo sano più grandi della città.
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