La grande distribuzione moderna e la politica sullo stesso “carrello”?

23/11/2017

Si avvicinano le elezioni e anche la distribuzione moderna organizzata si fa sentire con una proposta in 5 punti indirizzata alla politica e in particolare al futuro governo.

Proprio alla vigilia di un stagione elettorale particolarmente difficile e complicata la Grande distribuzione serra i ranghi e per la prima volta, come scrive Rita Querzè sul Corriere della Sera, elabora una proposta unitaria: “i vertici di Federdistribuzione (in rappresentanza dei grandi gruppi da Esselunga a Carrefour) insieme con Ancc-Coop (l’associazione delle cooperative di consumatori) e Ancd-Conad (le cooperative dei dettaglianti) hanno presentato una paginetta di istanze ai partiti e al governo che verrà. È la prima volta che tre mondi tra loro concorrenti si mettono insieme per dire qualcosa alla politica, sotto il cappello di Admassociazione distribuzione moderna presieduta da Giorgio Santambrogio di VéGé retail”.

Per dire cosa? Gli strali della DM sono diretti contro i privilegi fiscali di quel mondo variegato degli operatori online, Amazon & C in prima fila.
La grande distribuzione moderna e la politica sullo stesso “carrello”?
Sempre il Corriere della Sera, riportando il dibattito di un incontro svoltosi a Milano, sottolinea alcuni aspetti: “La grande distribuzione si sente «discriminata» su tre fronti. Il primo è quello fiscale: «Vogliamo lo stesso regime applicato a chi fa commercio online», dice Francesco Pugliese, ceo di Conad. Poi c’è la questione orari di apertura e sconti: «Non si capisce perché noi dobbiamo sottostare a regole sui saldi quando c’è chi può tagliare i prezzi quando vuole», va al punto Giovanni Cobolli Gigli, a capo di Federdistribuzione. Poi c’è il tema dell’illegalità come concorrenza sleale: «Al Sud troppo spesso non si pagano tasse e dipendenti», dice Albino Russo, direttore generale di Ancc-Coop. Morale: il settore si pone come paladino di una crescita positivista, fatta di concorrenza e legalità”.

Ma è Emanuele Scarci sul Sole 24Ore a sottolineare le posizioni dei dirigenti della distribuzione moderna organizzata, riportando in dettaglio le loro richieste che si possono così sintetizzare:Concorrenza, legalità, rilancio dei consumi, incentivi per gli investimenti, semplificazione del quadro normativo.

«Non partecipare all’imposizione fiscale – ha rincarato la dose Francesco Pugliese, ad di Conad – è un elemento di discriminazione e differenziazione. Le imposte vanno pagate equamente da tutti i player. E nei Paese dove si ha una stabile organizzazione».

La digitalized economy è un matassa aggrovigliata in mano all’Ocse: l’obiettivo è un’armonizzazione globale. Ma le raccomandazioni finali sono attese solo per il 2020. Non potendo aspettare i tempi della concertazione internazionale, alcuni grandi Paesi europei (Italia, Germania, Francia e Spagna) stanno cercando di mettere a punto norme fiscali generali minime per l’economia digitale.

Ma l’asimmetria competitiva, secondo i distributori, si estende anche alle regole che garantiscono la centralità della concorrenza. «Oggi le piattaforme di e-commerce sono attive tutto il giorno per 364 giorni l’anno – ha sottolineato Santambrogio – mentre ai retailer fisici vengono imposti limiti di ogni genere da Regioni e Comuni nonostante il “Salva Italia” e il “Cresci Italia”: ogni Regione ha le sue regole e l’imprenditore è costretto a calibrare l’offerta a seconda del territorio. Non vogliamo le aperture senza limiti, ma la possibilità di poterlo fare; i limiti alle promozioni e i saldi sono ferrivecchi da eliminare, ma oggi le regole del sottocosto e delle promozioni per il non food riguardano solo i negozi fisici e non gli e-retailer».


Via monopoli e rendite
«Vanno eliminati anche tutti i monopoli e le rendite – aggiunge Pugliese – per esempio nei settori dei farmaci e dei carburanti. C’è un deputato del Pd che vorrebbe bloccare le nuove licenze nelle parafarmacie: cioè equivale a salvaguardare vecchie posizione di rendita e penalizzare i consumatori».
Il secondo punto del Manifesto della distribuzione moderna riguarda il rispetto della legalità e della certezza del diritto, contro la contraffazione e l’abusivismo. «In alcuni Comuni – ha detto il presidente di Federdistribuzione Giovanni Cobolli Gigli – la polizia locale non è abbastanza determinata nel reprimere l’abusivismo». Mentre Albino Russo, dg di Coop Italia, ha osservato che alcuni operatori «al Sud non pagano correttamente i dipendenti e si evade il fisco. Inoltre si dà accesso a investimenti che non avrebbero senso».
Gli altri tre punti del Manifesto si soffermano sulla politica di rilancio dei consumi, sugli incentivi per gli investimenti nel rinnovo dei negozi e sulla necessità di avere regole semplici e chiare, coordinando i controlli di diversi organismi.

I politici italiani saliranno sul “carrello” ascoltando le proposte della DM per dare le risposte concrete al rilancio dei consumi?

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