La smoderatezza dei Romani - punto II°

Petronio nel Satyricon ci descrive un banchetto che durò dal tramonto al canto del gallo

08/01/2014

La smoderatezza  dei  Romani - punto II°
di Pier Luigi Nanni
Gennaio 2014. Le posate erano costituite da una sorte di cucchiaio e dal coltello che si usava raramente, poiché il cibo era servito già tagliato in bocconi, ed al posto della forchetta, una specie di grosso spillone il quale, sulle mense patrizie, era d’argento o d’oro.
Una singolarità: ciascun convitato si portava il proprio tovagliolo da casa!

Anche se non possedeva cinque tonnellate di vasellame d’argento per la mensa, come pare avesse il tribuno Livio Druso nel 122 a. C., tuttavia il più famoso anfitrione fu certamente Trimalcione, personaggio letterario passato alla storia della gastronomia per il fasto smodato e straripante dei suoi banchetti.

Petronio, il suo creatore, nel Satyricon ci descrive appunto un banchetto che durò dal tramonto al canto del gallo. Fu una cena colossale che vide sfilare una serie innumerevole di portate e una, nello specifico, era rappresentata da ben dodici pietanze l’una diversa dall’altra e ciascuna di esse, per forma e natura degli ingredienti, si riferiva ad un segno zodiacale.

Come poi facessero i convitati a trangugiare tanta roba, lo spiega Cicerone in una lettera.
Riferendosi all’eterno nemico Giulio Cesare, si riporta che, come molti insigni personaggi del loro tempo “agèbat emotekèm”: vale a dire, che durante il banchetto si procurava più volte il vomito, in modo tale da poter mangiare la portata seguente. Alla faccia del ‘bon ton’!!!

L’enormità degli sprechi alimentari indusse sovente i legislatori a promulgare leggi che limitavano la moltitudine delle persone che era lecito invitare ad un banchetto, nonché il numero, la quantità e la qualità delle portate stesse che potevano costituire il menù.
Non mancavano altresì i doni munifici che l’anfitrione offriva al termine del convivio, a coloro che vi avevano partecipato in qualità di ospiti: Alessandro Magno il Macedone, in occasione di uno dei suoi vari banchetti nuziali, - 323 a. C. - aveva donato una tazza d’oro ad ognuno dei novemila invitati.
( 4 - continua )
 
IL GOURMET CONSIGLIA …
MEZZEPENNE IN CREMA DI ZUCCA CON LENTICCHIE
Dosi per quattro persone.
- Ingredienti: 300 g di mezzepenne di grano duro oppure sedanini o di altra pasta con formato similare; 300 g di polpa di zucca già pulita; 250 g di lenticchie in scatola; 50 g di misto per soffritto surgelato o meglio, se fatto al momento è decisamente più appetitoso; 100 g di latte; 250 cl. di olio d’oliva extravergine; 1 ciuffetto di prezzemolo; parmigiano reggiano grattugiato; sale/pepe bianco s. q.
Tempo di preparazione e cottura: 30 minuti.

- Cuocere, bollendo, la polpa di zucca e successivamente frullarla col latte, sale e 2 cucchiai di parmigiano: il tutto deve risultare una crema liscia. In abbondante acqua salata, cuocere al dente la pasta prescelta, mentre nel frattempo in una casseruola scaldare 3-4 cucchiai di olio: fare appassire il soffritto per alcuni minuti e successivamente aggiungere le lenticchie scolate dal liquido di conservazione e salare. Lasciare insaporire il tutto per alcuni minuti e mettere la pasta in una terrina mescolando con la crema di zucca, irrorare con un filo d’olio ed unire le lenticchie col soffritto: cospargere di parmigiano, prezzemolo tritato ed una macinata di pepe.

- La naturale tendenza dolce del sugo e l’altrettanta delicatezza dei legumi, impongono un vino parimenti sottile e raffinato nelle sensazioni organolettiche: PINOT BIANCO COLLI BOLOGNESI DOC, secco ed evoluto di due anni. Gradevole nota di freschezza e giusta sapidità, fragranti aromi di frutta bianca matura e finale di fiori campestri appassiti, nota aromatica ben appropriata con la crema di zucca.
Stappare al momento servendo a 10-12°C in stretti calici.
Volendo indirizzarsi verso la Romagna, un ottimo ALBANA DI ROMAGNA DOCG, è gradevolmente abbinabile, poiché secco e l’elevato carattere e ricchezza di preziosi sentori evoluti di frutta bianca e nota floreale, ne fanno un “mariàge” altrettanto perfetto.

A cura di Gian Luigi Nanni
 

Tag: vino

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