La vendemmia dell'ottimismo sbarca in prima pagina sui quotidiani

Il vino in primo piano sul Corriere della Sera, Sole 24Ore e in un editoriale del direttore de “il Centro”

02/09/2013

La vendemmia dell'ottimismo sbarca in prima pagina sui quotidiani

Parma 2 Settembre 2013. ''Sta andando veramente bene fino ad oggi. Il condizionale è d'obbligo ma, se continua così, mi sento di essere ottimista, potrebbe essere una bellissima annata, sia per i bianchi che per i rossi''.

Con una dichiarazione rilasciata all'Ansa il 16 agosto, il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, aveva così delineato la vendemmia 2013.

Una vendemmia che molti stanno definendo storica:  crescita media dell'8% rispetto al 2012 per un totale di 44,5 milioni di ettolitri di buona qualità. Tra le regioni maggiormente in crescita: Abruzzo (+ 20%), Trentino (+ 15%) e Sicilia (+ 10%).

Ma la notizia di questa annata è un'altra. Insieme a questa bella notizia per la prima volta i quotidiani italiani mettono in prima pagina il Vino. Un fatto importante e quasi senza precedenti.

Il 19 agosto scorso il maggiore quotidiano italiano, Il Corriere della Sera, pubblica in prima pagina un servizio, “L'anno della vendemmia perfetta”, di Luciano Ferraro. Domenica 1 settembre anche il quotidiano della Confindustria, Il Sole 24 Ore, con la firma di Giorgio dell'Orefice, mette il vino in prima pagina con l'articolo "Brindisi a doppia cifra con la vendemmia 2013".

Sempre ieri sul quotidiano più letto in Abruzzo, “il Centro, il direttore del giornale Mauro Tedeschini firma addirittura l'editoriale, “Che bel segnale, una buona vendemmia”.

Tutto ciò dimostra, come scrive Tedeschini, “che la crisi …...(sta) costringendo tutti a ritornare con i piedi per terra, a un mondo fatto di meno carta e di più concretezza. Sono finiti i tempi della finanaza facile, dell'illusione di moltiplicare i soldi all'infinito....”. E i giornali registrano questo clima che cambia.

Perchè, nella bottiglia del vino, e in tutto l'agroalimentare e i suoi territori aggiungiamo, c'è l'Italia che va. La strada che ha imboccato il vino e tutto l'alimentare italiano è quella giusta: protagonismo economico da una parte e rivalutazione del suo valore culturale dall'altro, un patrimonio che può produrre una nuova economia: non delocalizzabile e non attaccabile dalla globalizzazione ed è bene che anche i quotidiani diano il massimo risalto a questa nuova stagione.

Qui sotto l'editoriale di Mauro Tedeschini apparso su il Centro di domenica 1 settembre 2013.


CHE BEL SEGNALE UNA BUONA VENDEMMIA

di MAURO TEDESCHINI

Poche storie: se c'è una cosa che gli abruzzesi sanno far bene, è il vino. Montepulciano, trebbiano, pecorino, cococciola, cerasuolo... c'è da sbizzarrirsi tra le etichette che questa terra riesce a mettere in tavola e gli enormi progressi degli ultimi anni lasciano a bocca aperta anche il più esigente dei sommelier.

Naturalmente non è solo una questione di orgoglio regionale: ormai si esportano milioni di bottiglie, facendo della produzione del vino una delle poche realtà economiche in crescita. Qualche giorno fa un noto impresario edile mi faceva notare che la sua cantina non è più il simpatico hobby di un tempo, ma un business centrale nella sua attività: «Ero un costruttore, a tempo perso titolare anche di un'impresa agricola. Oggi sono un vignaiolo, titolare anche di un'impresa di costruzioni», mi ha detto sospirando.

Con queste premesse, la vendemmia che sta entrando nel vivo un po' in tutto l'Abruzzo non è più il rituale bucolico che ci eravamo abituati a pensare, ma un momento simbolico di un'economia che la crisi ha ridisegnato in modo indelebile, costringendo tutti a ritornare con i piedi per terra, a un mondo fatto di meno carta e di più concretezza. Sono finiti i tempi della finanza facile, dell'illusione di moltiplicare i soldi all'infinito, muovendoli in Borsa o chiedendoli in banca. Ed è finita anche l'epoca del consumo inarrestabile del territorio. Si torna a produrre, a creare. E ci si rende conto che ci sono lavorazioni meravigliose, come quelle della vite, che possono dare risultati più che dignitosi, senza l'assillo della concorrenza sui prezzi dei soliti cinesi. Già, perché la storia del vino abruzzese è un po' un apologo di come si è evoluta l'economia di questa regione e, in un certo senso, dell'Italia intera. Per decenni si è lavorato come portatori d'acqua, vendendo enormi quantità di Montepulciano sfuso a prezzi ridicoli. Poi ci si è resi conto che sulle tavole le abitudini stavano cambiando in modo radicale: si apriva un mercato sempre più importante, anche all'esportazione, per vini di qualità.

Piemonte e Toscana, sulla scia della Francia, sono state le prime regioni a capirlo, ma anche l'Abruzzo ha fatto la sua parte, scoprendo di avere nella sua storia tecniche e tradizione per creare grandi etichette e splendidi vini. Il tutto mantenendo un ottimo rapporto tra qualità e prezzo.

Ecco spiegato perché il fatto che la vendemmia si annunci ottima diventa una buonissima notizia per una regione che sta cercando in tutti i modi di agganciare una ripresa di cui tutti parlano, ma che nessuno ha ancora afferrato.

Abbiamo bisogno di pensare positivo, di credere che forse il peggio è alle spalle, che finalmente le imprese saranno pagate, che le banche riapriranno i cordoni della borsa... Se tutto questo avverrà, di certo non mancherà il buon vino con cui brindare.

Buona domenica a tutti. E buona vendemmia, se la fate.

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