L'assemblea dei caseifici aderenti al Consorzio del Parmigiano Reggiano ha deciso di ridurre per il 2015 la produzione di formaggio del 5%

800.000 quintali di latte in meno con la produzione che passa a 3.150.000 forme

19/11/2014

L'assemblea dei caseifici aderenti al Consorzio del Parmigiano Reggiano ha deciso di ridurre per il 2015 la produzione di formaggio del 5%
Reggio Emilia, 19 novembre 2014. Scenderà del 5%, nel 2015, la quota di latte destinato alla trasformazione in Parmigiano Reggiano. Circa 800.000 quintali in meno, in sostanza, che porteranno la produzione di formaggio a 3.150.000 forme rispetto ai 3,3 milioni con i quali si chiuderà il 2014.

E' stata quindi scelta oggi, dall’assemblea dei caseifici aderenti al Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano(poco meno di 370), la strada di una modulazione produttiva in grado di riequilibrare il mercato, come già anticipato dal presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai, ieri a Noceto (Parma) durante un incontro con allevatori e caseifici del parmense, promosso dal centro di consulenze Agriverde.

“Una rimodulazione dei piani di regolazione dell’offerta – ha detto il presidente del Consorzio Giuseppe Alai, nell’ambito dell’assemblea di questa mattina– che non rappresenta soltanto una misura di carattere congiunturale”.

“Il riequilibrare l’offerta rispetto alla domanda per ridare fiato ai redditi dei produttori a fronte di quotazioni che hanno pesantemente risentito di un aumento produttivo che in tre anni è stato pari al 9,5%, oggi è una delle misure di carattere strutturale che debbono essere messe in atto per rispondere a cambiamenti di analoga natura avvenuti sui mercati mondiali del latte e dei formaggi e a ciò che la crisi economica ha generato a carico delle famiglie”.

“Dall’inizio della crisi economica – ha proseguito Alai – il reddito disponibile delle famiglie è diminuito del 13,1% e i consumi di formaggi sono scesi del 6,3%. Ciò nonostante, i consumi interni di Parmigiano Reggiano, apparsi in calo all’inizio del 2014, negli ultimi tre mesi sono aumentati del 4%; contemporaneamente, però, le quotazioni all’origine sono apparse i continua discesa (-14% in un anno) e proprio questi dati dimostrano che a prezzi bassi si può vendere di più (tanto che da due anni sono in sensibile diminuzione anche le importazioni di similgrana) e che la produzione tende naturalmente a diminuire, ma siamo ben lontani da elementi strutturali che possano garantire quel reddito ai produttori che sta invece diminuendo”.

“A fronte dell’ormai imminente termine del regime delle quote latte in Europa – ha aggiunto il presidente del Consorzio - si profila un mercato in cui la produzione aumenterà mentre non cresceranno i consumi: a questo scenario ancora più complesso e competitivo, o si risponde come sistema, regolando i flussi, o il rischio è quello di non essere piloti, ma passeggeri del mercato, e quindi trasportati da eventi ingovernabili”.

Dopo gli aumenti del 2011 (+174.000 forme), del 2012 (+225.000 forme) e del 2013 (173.000 forme) e il +0,7% che si registra a novembre 2014, per il 2015 l’Assemblea dei caseifici aderenti al Consorzio del Parmigiano Reggiano ha dunque deciso il taglio del 5% della produzione 2015, ma anche una “spending review”, proposta dal Consiglio, che porterà ad un taglio, sulle sole spese di struttura, di 700.000 euro e ad un calo complessivo del bilancio per 3,5 milioni, mentre nessun aumento è previsto sui contributi versati dai caseifici, fermi dal 2003.

Al taglio della produzione, ora, i singoli allevatori saranno chiamati ad aderire individualmente in quanto possessori delle quote latte trasformabile, assumendo così l’impegno a riorganizzare un sistema il cui obiettivo è quello di raggiungere un equilibrio di mercato che non si limiti a non generare scorte, ma che garantisca reddito ai produttori. Un sistema, peraltro, alle prese con una situazione del comparto che si inserisce in un contesto nazionale ed internazionale senza precedenti e che vede altre prestigiose Dop italiane alle prese con gli stessi problemi di governo della produzione.

 
La platea dell'Assemblea dei consorziati a Reggio Emilia
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