Le polemiche e le vendite in calo dell'Asti Spumante alla vigilia di Vinitaly

Sulla crisi delle vendite ha influito anche il blocco delle importazioni dalla Russia

07/04/2016

Le polemiche e le vendite in calo dell'Asti Spumante alla vigilia di Vinitaly
di Luciano Scarzello

Siamo alla vigilia del Vinitaly e quest’anno, più ancora che negli anni scorsi, il mondo del Moscato ci andrà con le ali ancora più basse.
I tempi son sempre difficili, in particolare, per l’ Asti spumante docg prodotto con uve moscato bianco del basso Piemonte e considerato dal secolo scorso, insieme al moscato docg a tappo raso, il vino dolce italiano per eccellenza.

“Unico al mondo” recitava una celebre pubblicità televisiva e unico al mondo è stato fino a quando la qualità e i prezzi han mantenuto un giusto rapporto facendolo conoscere ed apprezzare non solo in Italia ma in tutto il mondo. Poi, già diversi anni fa, è iniziata la parabola discendente, i prezzi hanno cominciato a calare in molti casi e pure la qualità. Gli agricoltori del moscato (sparsi su 52 comuni delle tre province di Cuneo, Asti e Alessandria, forse uno dei territori più grandi in Italia per una docg) han cominciato ad indicare l’industria come responsabile di questo cambiamento e della conseguente rovina dell’immagine dell’Asti.

La polemica va avanti da anni e non ha portato finora a nessuna soluzione. Anzi, la situazione è peggiorata a quanto pare.
Lo scorso anno c’è stato un mezzo tracollo nelle vendite dello spumante. Le bottiglie vendute sono scese di 20 milioni riferiscono i dati ufficiali mentre c’è stato un notevole successo della vendita del Moscato docg tappo raso arrivato a 30 milioni di bottiglie (erano circa la metà fino ad alcuni anni or sono) la cui qualità è certamente non da mettere a confronto con l’Asti e anche i prezzi sono superiori.

Ma quando un Moscato è buono accompagnarlo dopo aver mangiato un dolce o un dessert è l’ideale nonostante i vini dolci siano passati, almeno in Italia, un po’ di moda e molti consumatori si indirizzano verso vini bianchi secchi come il Prosecco o il Franciacorta. Anche negli abbinamenti di fine pasto come nel caso indicato poco fa. Ma il mercato italiano è stato abbastanza trascurato, si è fatta scarsa promozione. Non è facile trovare in un ristorante, che non sia del basso Piemonte, una bottiglia di Asti o moscato.

Nel mondo dell’Asti sono in corso, in questi giorni, altre polemiche.

La parte agricola, cioè coloro che coltivano i vigneti , accusano queste ultime di continuare a confezionare un prodotto che non trova mercato e la prova sono i dati delle vendite. Al Consorzio di Tutela, che in questi anni ha investito molte risorse anche con missioni all’estero per promuovere l’immagine dei due vini dolci ma con risultati non certo entusiasmanti, han chiesto di contare di più rispetto all’industria ma non hanno, al momento, ottenuto risultati confortanti.

Sulla crisi delle vendite han influito certamente altri fattori tra cui il blocco delle importazioni dalla Russia conseguente alla crisi Ucraina ma la causa principale rimarrebbe, comunque, principalmente dell’industria. “Gli industriali del vino sono in mano alle multinazionali – spiega Giovanni Satragno, presidente della Produttori Moscato d’Asti Associati che raccoglie alcune migliaia di agricoltori – ed essi non si fanno molti scrupoli nel produrre un vino che possa attirare il gusto e l’apprezzamento di coloro che hanno buoni palati. I prezzi sono in genere bassi ma loro guadagnano soprattutto grazie ai vermouth e altri spiriti”.

La situazione e’ di impasse quindi e neppure si intravedono speranze per il futuro. Anzi. Sempre secondo la “Produttori” ora l’industria cerca di mettere le mani anche sul Moscato a tappo raso con il rischio che a medio-lungo termine succeda quello che sta succedendo con l’Asti.

Tag: Vinitaly

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