Milano Expo 2015 - effetto commerciale

Un milione di passi lungo il Cardo e il Decumano curiosando all’interno ed all’esterno di impensabili, interessanti padiglioni.

08/07/2015

Milano Expo 2015 - effetto commerciale
Milano Expo 2015. Tanto tuonò che piovve. Tanto feci che mi trovai alla Expo.

Ovviamente la curiosità mi portò a contemplare l’albero della vita. E’ una realizzazione geniale del veneziano Marco Balich, simbolo del Padiglione Italia. Alla sera è magnificamente illuminato con realizzazioni  speciali e altissimi zampilli a fontana. Sul fondo del bacino un manto di ciottoli scuri crea un effetto a specchio. E’ una struttura alta 35 metri in legno e acciaio intrecciati in modo da raffigurare il mosaico rinascimentale del pavimento del cortile del Campidoglio a Roma, opera di Michelangelo.

Si trova al centro del Lake Arena accanto a Palazzo Italia. L’acqua è strettamente legata al tema “Nutrire il Pianeta – energia per la vita” in quanto elemento indispensabile alla produzione del cibo. Non sprecare cibo significa anche non sprecare acqua. Il dispendio di acqua, che proviene dal canale Villoresi,  vuol rievocare i canali che un tempo scorrevano in Milano
L’albero della vita ha radici differenti, molto lontane ed è simbolo della totalità del cosmo, dalle sue origini al suo divenire. E’citato anche nella Bibbia, l’albero dell’Eden menzionato nella Genesi, considerato l’albero della conoscenza del bene e del male. E’ da sempre stato evocato, suscitando curiosità ed interesse, adattato alle religioni con significati diversi, spesso simili. Possiamo risalire ai persiani, agli egizi, ai greci; in India se ne trova  uno in pietra, uno splendido ricamo adattato a finestra nella moschea di Ahmedabab.
Nel medioevo, epoca in cui regnava l’analfabetismo, si narrava per immagini. Ci sono state tramandate molte simbologie riguardanti l’albero della vita. Fra questi un dipinto a tempera e oro su tavola (248x151) di Pacino di Buonaguida databile intorno al 1305/1310 conservato nella Galleria dell’Accademia di Firenze. Anche il pavimento  del Duomo di Otranto raffigura l’albero della vita, arricchito magistralmente con dovizia di particolari biblici. Secolo dopo secolo, possiamo arrivare al pannello di Gustav Klimt che descrive la nascita, la rigenerazione e l’energia vitale.

Ovviamente sono andata allo spazio Eatily. Qui ho scoperto un secondo albero della vita che è normalmente ospitato dal museo di Lucignano (Arezzo),  ma che fino al 31 ottobre sarà esposto in bacheca all’ingresso della mostra “I tesori d’Italia”. E’ un capolavoro di oreficeria alto due metri e sessanta la cui realizzazione è databile dal 1350 al 1471, un importante lavoro, intarsiato con corallo rosso, arricchito da placche rappresentanti scene religiose. 

Sempre affollato il Padiglione Italia.  Mostra le eccellenze delle nostre tradizioni legate all’alimentazione ed al cibo, ma anche la valorizzazione di un futuro sostenibile, la potenza del saper fare, della nostra creatività e delle future eccellenze produttive, tecnologiche e scientifiche. Il plastico della cartina del mondo in cui manca l’Italia è una provocazione, come dire “ecco come sarebbe il mondo senza di noi”.  
Accattivante il vivaio a forma di penisola che va dalle piante che crescono nelle zone più settentrionali del nostro paese, come melo e gelso, a quelle tipiche del centro sud quali lo zafferano abruzzese, i legumi, gli agrumi e il fico d’India, l’albero che canta. Il tutto amplifica la bellezza e gli ambienti più suggestivi del nostro paese, paesaggi naturali e meraviglie architettoniche. Un inno al cibo è l’esposizione del quadro di Renato Guttuso “La Vucciria”.
Si parla di futuro, ovvero di progetti alimentari anche rivoluzionari e, siccome il nostro prossimo futuro sono i bimbi del giorno d’oggi, ecco per loro  una sala giochi dove toccare la terra e sentirne il profumo.   
Sempre pensando al cibo eccomi alla Cascina Triulza, antica costruzione rurale, già localmente presente, restaurata proprio per l’esposizione. E’ uno spazio in cui aziende, istituzioni pubbliche ed organizzazioni internazionali possono mettersi in mostra e dare valore alle proprie attività.
Per non parlare del fascino dei padiglioni stranieri, tutti coinvolgenti e così dissimili fra loro in quanto  mettono in evidenza le attrattive del loro territorio, la loro specifica funzionalità, le loro coltivazioni e i relativi prodotti. Ne ho visitati molti, tutti in una sola volta è impossibile. Le code maggiori le ho riscontrate ai padiglioni degli Emirati Arabi, del Brasile e del Giappone, un po’ meno gravose Cina, Germania, Kuwait e Austria.

La vastità dell’esposizione è di 1.200.000 metri quadrati, area tanto grande da potervi inserire 189-190 campi di calcio di serie A. In questa immensità  hanno lavorato 1350 imprese; dal 2010 ai primi mesi del 2014 circa 5000 operai al giorno, che poi sono diventati 9000. Il responsabile di tutto questo lavoro? Il geom.  Romano Bignozzi – orgoglioso nonno -  che, dall’alto della sua ben guadagnata esperienza,  ha saputo coordinare l’enorme cantiere, pianificando i lavori, ascoltando le esigenze di tutti, seguendo la costruzione dei  padiglioni di ben 145 paesi diversi adattando le sue capacità alle loro esigenze.    
Nasce spontanea la domanda: che  sarà di tutto questo dopo il 31 ottobre?
L’80% dei Paesi si porterà via i padiglioni per montarseli a “casa” o  per esporli in una futura Expo. Il Nepal è stato acquistato da un tedesco. Sette/otto paesi hanno chiesto all’Italia se è disposta ad acquistarli: si vedrà.  Dato che la zona è urbanizzata, quindi completa di strade, fogne, edifici, potrebbe essere aggregata alla Fiera di Milano Rho. Si potrebbe pensare di trasformare le aree ristoranti in padiglioni per le Università. Per ora, chi vivrà vedrà, con l’auspicio che il tutto non sia abbandonato  al degrado.
Che destinazione dare all’albero della vita? In questo sono estremamente campanilista: Milano, Parco Sempione.

Dimenticavo di dire che all’ingresso di Expo mi sono trovata coinvolta da grandi statue rappresentanti alcuni mestieri, l’ortolano col suo cesto di frutta, il pasticcere con una torta in testa, il fornaio col sacchetto di farina, il macellaio con salamelle appese alla cintura, il vinaio con uva, bottiglie e fiaschi, tutti addobbati alla “arcimboldo”. Enormi, tanto da farmi sentire lillipuziana. 


“Aquae Venezia 2015” è il distaccamento di Expo a Venezia, città lagunare che con l’acqua ha un rapporto connaturato. L’evento è  patrocinato da Expo Milano per mettere in evidenza il valore dell’acqua nell’ambito dell’alimentazione. Tratta i temi: Pianeta Acqua – L’Acqua è vita – Vivere sull’Acqua – L’Acqua e il Lavoro – Sorella Acqua – Casa Pulita.
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