Milano - Expo 2015 – Eurochocolate - Il Cluster del cacao

Cioccolato e pasticcerie: Melzo città golosa: “ Turta de San Lisander”

13/10/2014

Milano - Expo 2015 – Eurochocolate  - Il Cluster del cacao
Il Cluster del Cacao sarà uno dei nove padiglioni dedicati al tema “Nutrire il pianeta energia per la vita”. Il compito sarà quello di rendere protagoniste le più importanti firme italiane del cioccolato,  enfatizzare sia la progettazione che la gestione commerciale del prodotto, tanto  da  creare un dialogo ed uno scambio di idee con i  paesi produttori di cacao, una trentina di paesi  in via di sviluppo per i quali il  cacao, il più delle volte, è la risorsa principale. Il padiglione sarà anche il luogo dove scoprire ogni fase della filiera del cioccolato,  in modo da offrire ai visitatori una esperienza educativa attraverso lo  svago.  Sarà un entusiasmante viaggio che partirà dalla piantagione di cacao per arrivare ai prodotti di cioccolato finito e confezionato.
Prima di essere una golosità il cioccolato è una passione, dove si fondono antichi saperi e gustose novità. La pianta del cacao nasceva spontanea nei bacini dell’Orinoco e del Rio delle Amazzoni fin dal 4000 a.C.  Furono dapprima gli Olmechi, antico popolo che abitava il Golfo del Messico, ad iniziarne la coltivazione verso il 1500 a.C., continuata poi dai Maya che, nel corso delle migrazioni lo introdussero nello Yucatan. Furono questi popoli a scoprire, nel 600 a.C.,  la bontà dei semi di cacao. Ritenevano che il seme della pianta del cacao fosse un dono  del paradiso e che la saggezza e la potenza provenisse dall’uso di questa bevanda. I semi di cacao erano considerati una “moneta” e con essi si potevano comperare o barattare i prodotti della terra, animali e quant’altro.

Entriamo nella leggenda. Pare che il loro re Quetzaicoatl, dopo aver bevuto una pozione magica, impazzì e fuggì nel mare lontano dalle sue terre, promettendo che avrebbe fatto ritorno per riprendersi il suo regno e riportare il suo popolo allo splendore di un  tempo.  Passarono secoli e secoli.  Nel 1519 l’imperatore Montezuma, all’arrivo proprio dal mare di Hernàn Cortez  e dei suoi uomini, credette alla profezia ed accolse pacificamente il conquistatore spagnolo, rendendogli omaggio con oro, argento, pietre preziose, ceste ricolme di semi di cacao ed una bevanda scura e speziata, molto rinvigorente, lo xocolat.  La storia insegna che, purtroppo, l’impero Azteco fu distrutto dagli spagnoli.   Hernàn Cortez portò il cacao in Europa  e da qui partì la diffusione del cacao in tutti i continenti.

La data ufficiale del suo ingresso nel nostro continente fu il 1528 e il prodotto ottenne uno strepitoso successo. La cioccolata veniva consumata dapprima con l’aggiunta di spezie e peperoncino, poi di zucchero, cannella e vaniglia:  le nuove esperienze gustative, le sfumature dei sapori, crearono un enorme entusiasmo e furono aperte numerosissime cioccolaterie. Nel 1615 la cioccolata arrivò in Francia  in occasione delle nozze fra la principessa spagnola Anna (figlia del re Filippo III) e il re di Francia Luigi XIII. Ormai era rinomata come “ bevanda di corte” e in breve divenne di gran moda in tutta la nazione. Nel 1657 approdò a Londra. Gli olandesi conquistarono il controllo del prodotto sul mercato mondiale. Nel 1678 il Governo Sabaudo emise una speciale patente per il prodotto. Il successo fu imponente, ma nessuno avrebbe potuto immaginarne il futuro sviluppo: dalla cioccolata al cioccolato. “Teobroma cacao” (cibo degli dei) è il nome attribuito al nostro prodotto nel 1753 dal naturalista Carl Von Linnè.

Nel XVIII secolo la lavorazione del cioccolato si affermò in tutta Europa, si esportava  il nostro cioccolato  in Francia, Svizzera, Austria e Germania. L’ entusiasmo e l’economia fiorente portava a migliorare le fasi di lavorazione del prodotto e si studiava come riuscire a solidificare il cioccolato fino ad arrivare ad ottenere  le prime tavolette. Il cioccolato era considerato  un alimento energetico, ma ancora non era alla portata di tutti. Gabriele D’Annunzio ne faceva uso prima di incontrare le sue maliarde.  Napoleone per ritemprarsi l’anima e il corpo. Comunque alla metà del novecento i cioccolatini erano ancora considerati un segno di lusso che pochi potevano permettersi.


 “I dolci della memoria”.  Non intendo  i dolci delle nostre nonne, ma quelle rare bontà il cui delizioso gusto  resta impresso nella nostra memoria.   Sono quei dolci che ci arricchiscono il pranzo domenicale. Spesso mi reco  in una cittadina nell’ interland di Milano e mi stupisco sempre nel vedere, la domenica mattina tanti “papà” (in genere sono uomini) tornare a casa con un elegante  pacchetto di dolciumi.
Qui le pasticcerie sono “golose”, ognuna con la propria specialità. Botteghe incantate, silenziose, con boiserie e specchi alle pareti dove, all’ingresso, si è inondati da profumi inebrianti e, in alcune di esse,  si percepisce il calore del forno in retrobottega; sugli scaffali una profusione di vasi di cristallo stracolmi di caramelle e cioccolatini dai mille sapori che avvincono ed attirano. A richiesta sono pesati  con  garbo ed attenzione, togliendo o aggiungendo quel pezzo che fa il peso giusto. Sul bancone  vassoi di meringhe, paste alla crema, torte  e  tartufate di cioccolato nero. Alle pareti vetrinette con dolciumi d’altri tempi,  esposti e venduti, si direbbe, con parsimonia.

Ne frequento una di lodevole esperienza:  Il 1° ottobre 1988 il Maestro Pasticcere Valter Vighi, - giramondo infaticabile - decise di porre l’esperienza acquisita negli anni a disposizione dei clienti aprendo un proprio laboratorio di produzione artigianale a Melzo al numero 9 di via Sant’Ambrogio (tel- 02 5711707) .   Le specialità tantissime e  provengono da una grande creatività dimostrata nel soddisfare le richieste dei clienti: torte a soggetto adatte  a quella particolare ricorrenza,  di stile in cui riconoscere i propri desideri e le proprie attitudini,  “cioccolato puro” e la produzione di cioccolato artistico. In belle confezioni vengono presentati  cioccolatini ripieni dal gusto intrigante: all’olio extra vergine d’oliva, all’aceto balsamico di Modena,  al peperoncino.   Fra tanti dolciumi primeggiano le “praline” profumata leccornia a base di cioccolato,  mandorle e zucchero, famose da sempre.  
L’entusiasmo porta il Maestro a guardare sempre più al futuro e si  associa  alla scuola di cucina   “ Paprica e Zenzero” dove  tiene corsi base per temperare il cioccolato, insegna a creare cioccolatini, a decorare le torte.     Qualche tempo dopo  il Maestro Vighi  apre i  propri laboratori a scolaresche incuriosite ed i bimbi – sui loro quaderni– descrivono con ingenuità, ma con grande attenzione le fasi di lavorazione delle uova pasquali, di torte e  colombe, di pasticcini a forma di cigno riempiti di panna, così ben rappresentati da far venire l’acquolina in bocca.  Per la Festa di Melzo di quest’anno è stato incaricato  di preparare un dolce particolare, la  “Turta de San Lisander”.  E’ un dolce delizioso a base di farina di mais che  lascia asciutta la bocca quel tanto da poter rilevare un  importante retrogusto di uvetta macerata nel Fragolino. Un retrogusto così accattivante da farti desiderare la seconda, la terza fetta del dolce.  Tanto gustosa da far ricordare – dopo l’ennesima fetta – che la gola è un peccato capitale!

L’8 e 9 Novembre in occasione della manifestazione “La fabbrica del cioccolato” il Maestro Vighi darà dimostrazione dal vivo in piazza a Melzo dell’arte della lavorazione del cioccolato.
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