Napoli e il “suo” romantico Natale

16/12/2017

Le botteghe artigianali di via S.Gregorio Armeno

I festeggiamenti partono da novembre per terminare a gennaio. Nulla è lasciato al caso e l’atmosfera che si respira è tale da coinvolgere emotivamente.

di Ines Roscio Pavia
 
Via San Gregorio Armeno si snoda nel centro di Napoli ed è conosciuta in tutto il mondo per le botteghe artigianali di presepi. Ha una lunga storia che ci porta a quando i napoletani offrivano a Cerere, dea della fertilità, statuine in terracotta per propiziarsene i favori. Nei secoli subì infinite trasformazioni fino a consolidarsi, nel 1700, nella manifestazione della nascita di Gesù. Storici presepi napoletani sono esposti al Museo di San Martino ed alla Cappella Palatina di Palazzo Reale.
I festeggiamenti partono da novembre per terminare a gennaio. Nulla è lasciato al caso e l’atmosfera che si respira è tale da coinvolgere emotivamente.

Un piatto di pasta a Napoli è un piatto da intenditori, popolare, ma anche ricercato sempre più ricco di forme e qualità: a tavola troviamo zite, spaghetti, paccheri, vermicelli, linguine, fusilli, pappardelle, garganelli, penne, rigatoni, mafalde e altro. I tempi di cottura sono un rito in quanto la pasta deve risultare “al dente”, per essere poi mantecata in padella e riuscire a trattenere il condimento. Ogni tipo di pasta necessita di una diversa salsa, ma la preferita è sempre a base di pomodoro dove, insieme al basilare ingrediente, troviamo i sapori di olio, aglio, origano, basilico.

Le pizze sono l’evoluzione delle antiche focacce che, dapprincipio si sono tinte di rosso ed in seguito arricchite di ogni leccornia. Cronologicamente, la prima pizza napoletana fu la “mastunicola” (1660) con strutto e basilico, seguita dalla “marinara” (1800) a base di pomodoro, aglio, origano e olio, per arrivare alla “margherita” e proseguire in grande inventiva fra innumerevoli appetitose varianti. Nel 1820 nelle trattorie napoletane nacque la “ristorazione con un solo piatto”: la pizza.

I menù natalizi sono all’altezza di una così importante gastronomia, esuberanti, arricchiti con ogni risorsa del mare: aragoste, ostriche, carpioni, cefali, stelle marine e conchiglie. Una cosa non può assolutamente mancare: il capitone. Degustarlo è un atto simbolico, un po’ superstizioso, in ogni caso di buon auspicio. La grande abbuffata inizia alla vigilia per arrivare al pranzo del 25 dicembre.

I dolci sono una tentazione: dalle vetrine dei maestri pasticceri fanno capolino babà, zeppole, sfogliatelle, struffoli ricoperti di miele e confettini, mustaccioli ornati di glassa al cioccolato, susamielli alla pasta di mandorle.

La pastiera, tipica del periodo pasquale, a Napoli è una delizia da gustare tutto l’anno ed ha ottenuto il riconoscimento di prodotto agroalimentare tradizionale campano. E’ una pasta frolla farcita con un impasto di ricotta, frutta candita, farina, uova, acqua di arancio e rose, grano tenero, spezie e zucchero, croccante all’esterno, ma dal ripieno morbido: una goduria imperdibile.

A Napoli na tazzulella e cafè è un rito. Un caffè nero, ristretto, aromatico, alto di schiuma, dal gusto forte. Non si nega a nessuno, tanto che nei bar viene offerta a chi non se la può permettere, cortesemente pagata da un cliente precedente, il “sospeso”, cioè un caffè a disposizione. E’ il piacere di offrire un caffè ad uno sconosciuto, un gesto gentile.

Vivere il Natale a Napoli è coinvolgente e romantico : mercatini, luminarie, nenie magiche, stelle filanti. Una maniera avvolgente e scaramantica di buon auspicio per l’anno nuovo. I napoletani lo vivono col cuore, positivamente, poi con lo scorrere dei giorni si vedrà.

L’anima di questa ineguagliabile città si scopre accanto all’ albero dei desideri. Enormi abeti dove appendere biglietti scritti con l’anima dove è espresso tutto quanto corre nella la mente delle persone. In una atmosfera magica di luci, vischio, addobbi, ghirlande festose, palline colorate e fiocchi fluorescenti spuntano, appesi ai rami, centinaia e centinaia di biglietti di auguri, letterine a Babbo Natale, richieste, preghiere, la voce di grandi e piccini. Una voce rimbombante, vivace costituita da una miriade di pensieri, speranze e desideri scritti in tutte le lingue: ringraziamenti per una storia d’amore ricuperata, per un posto di lavoro trovato, il desiderio di un particolare rossetto, di un paio di guanti, di un abito nuovo, necessità, commenti ironici, frasi umane, divertenti, insomma una emozione, una partenopea “magia”. 
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