Per l’export agroalimentare italiano sfuma l'obiettivo dei 50 miliardi di euro entro il 2020?

13/07/2016

Per l’export agroalimentare italiano sfuma l'obiettivo dei 50 miliardi di euro entro il 2020?

Bologna 13 luglio 2016. Agrifood Monitor, la nuova piattaforma informativa realizzata in partnership da Nomisma e CRIF, sull’obiettivo del governo (leggere l'annuncio del premier Renzi e del ministro Martina al Vinitaly su INformaCIBO) di raggiungere i 50 miliardi di export agroalimentare entro il 2020 dopo Brexit e turbolenze politiche in giro per il mondo, è scettico.

La piattaforma Agrifood Monitor, presentata ieri a Palazzo di Varignana (Bologna), ha l’obiettivo di offrire alle imprese italiane una bussola completa e aggiornata oltre a benchmark di immediata comprensione a supporto dello sviluppo di efficaci strategie di internazionalizzazione e di marketing.

E allora chi meglio di questa neonata lente sui mercati può dirci come vanno le cose?

Andrea Goldstein, managing director di Nomisma: “rischiamo di raggiungere l’obiettivo solo nel 2024”

“Se vogliamo arrivare al traguardo dei 50 miliardi di export agroalimentare entro il 2020 dobbiamo affrettare il passo, investendo maggiormente su mercati a più alto tasso di crescita economica come quelli asiatici: le nostre stime ci dicono infatti che, con lo scenario economico attuale, rischiamo di raggiungere l’obiettivo solo nel 2024 - afferma Andrea Goldstein, managing director di Nomisma.
Sebbene nell’ultimo decennio l’incidenza si sia ridotta per le nostre esportazioni, il mercato europeo continua a pesare per il 63% nel caso dei prodotti alimentari, per il 57% per le macchine agricole e per il 35% in riferimento ai macchinari per il Food&Beverage. “Dobbiamo aumentare la nostra presenza nei mercati extra-europei, dove oggi il nostro export alimentare pesa per meno della metà di quello francese o addirittura di un ottavo di quello statunitense” ribadisce Goldstein. “Possiamo farcela se riusciamo a combinare la buona reputazione che i nostri prodotti vantano in giro per il mondo con strutture aziendali che promuovano la crescita accelerata”.
 

Il Food&Beverage: i dati fotografati da Agrifood Monitor

Con 2 milioni di imprese, 3,8 milioni di addetti, 130 miliardi di euro di valore aggiunto e 47 miliardi di export, la filiera agroindustriale italiana – dai campi agli scaffali considerando anche la meccanica per il Food&Beverage – è un settore chiave per l’economia nazionale, con potenzialità competitive ancora inespresse. La concorrenza estera sempre più agguerrita e organizzata sta però erodendo quote sui mercati globali alle nostre imprese, che scontano la microdimensione e strategie di internazionalizzazione spesso frammentate. L’appeal del Made in Italy agroalimentare sulle tavole straniere è ancora intatto ma la crescita dell’export sta rallentando (+1,7% nel primo trimestre 2016) e questo sposta al 2024 il traguardo dei 50 miliardi di euro di vendite oltreconfine.

Per l’export agroalimentare italiano sfuma l'obiettivo dei 50 miliardi di euro entro il 2020?

La piattaforma di Nomisma e CRIF condensa in un unico strumento dinamico dati di fonti diverse per delineare un quadro di analisi completo, dalla struttura del settore in Italia ai trend sui mercati internazionali, (partendo da due focus sul dairy in Gran Bretagna e sulle tendenze d’acquisto negli Emirati Arabi Uniti).

Non c’è solo Brexit a turbare il sonno degli imprenditori agroindustriali italiani, in particolare di quelli che oggi esportano circa 3,6 miliardi di euro di prodotti finiti e macchine per il food nel mercato britannico. I negoziati per gli accordi di libero scambio (Ceta, TTIP) sono al palo, il commercio internazionale sta rallentando, mentre sale la pressione concorrenziale da parte di competitor globali e cambiano radicalmente le abitudini e gli stili di consumo dei consumatori occidentali.

In effetti, dopo il piccolo recupero dei consumi alimentari sul mercato interno (+1,1%) avvenuto nel 2015, i primi 5 mesi del 2016 evidenziano – secondo dati Nielsen - un nuovo stallo (-0,2%). Ed anche sul mercato internazionale il primo trimestre mostra una crescita del nostro export agroalimentare di appena l’1,7%, troppo poco se si vuole arrivare al fatidico traguardo dei 50 miliardi di euro entro il 2020. Senza contare, infine, le problematiche strutturali che connotano il nostro sistema agroindustriale (dal nanismo delle imprese ai gap infrastrutturali del Paese o alla mancanza di catene della Grande distribuzione italiana all’estero) e che in parte spiegano perché la propensione all’export delle aziende alimentari tedesche è pari al 33% contro il 23% delle nostre.


L’approccio di Agrifood Monitor è nuovo, perché mette a fattor comune dati di fonti diverse per una lettura sistemica e dinamica delle informazioni in ottica di filiera e perché è aperto a costanti arricchimenti nel tempo sia di contenuti trasversali sia di focus specifici su settori e mercati.

Durante l'incontro di ieri si è svolta anche una Tavola rotonda moderata da Dario Di Vico, del Corriere della Sera a cui hanno partecipato il Presidente di Nomisma,  Piero Gnudi,  Carlo Gherardi, Presidente di Ceo Crif, Andrea Goldstein, Manager Director di Nomisma, Denis Pantini, Responsabile Area Agroalimentare Nomisma, Andrea Bedosti, Senior Vice President Lovol Arbos Group, Gianpiero Calzolari, Presidente Granarolo, Paolo De Castro, della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale Parlamento Europeo, Daniele Vacchi, Direttore Corporate Communications Ima, Paolo Zanetti, Vice Presidente Federalimentare con delega per il Made in Italy.

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