Personal chef: il Cyrano della cucina

Una nuova figura professionale in cerca di omologazione

05/11/2013

Personal chef: il Cyrano della cucina

di Gianluigi Pagano

Come abbiamo sostenuto in un recente articolo, il cuoco nella sua attività elabora una comunicazione, un discorso con il commensale, servendosi come “parole” degli ingredienti alimentari, opportunamente elaborati ed in riferimento ad una specifica cultura gastronomica (che può essere comune al commensale oppure no, come nel caso delle cucine etniche).
Ora questo discorso (gastronomico, non meno che verbale) può avvenire a livello familiare, come nel caso della madre di famiglia, o pubblico, come avviene per il ristoratore. In quest’ultimo caso, negli esempi migliori si ha un discorso che aspira alla poesia, cioè a toccare, grazie alla propria bellezza, la sensibilità di tutti, o almeno dei più. Quanto al ricevente, cioè il pubblico, questo con il suo gradimento (o meno) manifesta un feedback.
Vi è poi un caso più specifico: la figura emergente del Personal Chef (P.C.), cioè del professionista che mette la sua opera a disposizione di un committente (privato o azienda che sia) per un evento o una cerimonia.
In questo caso lo Chef deve, non solo elaborare un discorso “poetico” in senso gastronomico, nonché scenografico ed organizzativo, che “commuova” i suoi ospiti, ma deve anche saper interpretare i desideri e la personalità del committente.

La sua opera è, infatti, ben diversa da quella di un qualsiasi catering che propone una produzione alimentare magari di qualità, ma comunque standard; l’opera del P.C. è semmai simile a quella del sarto che sceglie le stoffe in accordo con il cliente e poi gli confeziona un abito su misura.
E dunque una situazione simile a quella di Cyrano che scriveva lettere e poesie a Rossana, esprimendo l’amore di Cristiano (ma anche i propri sentimenti).

Nello stesso modo, infatti, il P.C. mette la sua sensibilità e la sua arte al servizio del Committente, cercando di interpretarne i desiderata, ma nello stesso tempo esprimendo la propria sensibilità, per comporre un discorso gastronomico che, come detto, aspira alla poesia.
Ecco perché al P.C., oltre che una perfetta tecnica culinaria, occorre anche una capacità di organizzare l’evento in tutti i suoi aspetti, ma soprattutto serve una grande sensibilità per cogliere i desideri, anche non espressi, del committente (e spesso soprattutto di sua moglie!).

Naturalmente questo è solo un discorso ideale; che poi tutti coloro che si professano Personal Chef siano veramente dotati di queste qualità è un altro discorso!
Anzi, proprio questo è il problema: poiché questa figura professionale oggi è di moda, tutti ritengono di potersi improvvisare Personal Chef per il solo fatto che hanno avuto un certo successo spadellando per gli amici.
E’ proprio per questo che in Italia è recentemente sorta la Federazione Professional Personal Chef: per dare una certificazione delle qualità professionali dei Personal Chef di chiara fama già operanti e per curare un’adeguata formazione delle nuove leve, in grado di svolgere con serietà e competenza questo delicato ruolo professionale.
Una delle caratteristiche più interessanti di questa organizzazione è proprio il codice deontologico, ben evidente nel suo sito: http://www.fippc.it/.

Va ricordato infatti che lo Chef che si appresta a svolgere la sua opera nella casa di un committente ne è il primo ospite.
Per questo è necessario, non solo che possegga le doti professionali che abbiamo indicato, ma anche e soprattutto che manifesti sempre il rispetto e la correttezza necessari in una situazione così intima.

Sempre dello stesso autore: Il Personal chef
http://www.informacibo.it/Sommario/Focus/un-regista-di-eventi-gastronomici-il-personal-chef

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