Premio Orio Vergani al Gvci di Mario Caramella

I principali piatti italiani più imitati all’Estero

18/10/2012

Premio Orio Vergani al Gvci di Mario Caramella

Milano 10 ottobre 2012. Lo consegna al presidente del Gruppo Mario Caramella, il presidente dell'Accademia Italiana della Cucina, Giovanni Ballarini. "Il premio", si legge nella motivazione ufficiale, "è per aver contribuito a diffondere e a promuovere in tutto il mondo i valori della cucina tradizionale italiana"

Mentre i mercati internazionali sono sempre più invasi da falso Parmigiano Reggiano o Grana Padano, da altrettanti falsi Prosciutti di Parma o di San Daniele sale alla ribalta una nuova forma di imitazione del made in Italy alimentare: il tradimento della ricetta originale. Emerge da un’indagine dell’Accademia Italiana della Cucina, tra le 74 delegazioni estere da quasi sessant’anni impegnate in 40 Paesi stranieri, nella lotta al falso alimentare che colpisce, oltre ai prodotti, anche e soprattutto le ricette, molto spesso ben diverse rispetto alle “originali” italiane. La ricerca lascia poco spazio al dubbio: nel 60% dei casi la cucina italiana, all’estero, è realizzata in modo “non molto corretto” o addirittura “maldestro”. E solo nel 40% dei casi risulta “ben interpretata”.

Questo accade anche perché quasi la metà (47%) dei cuochi che operano nei ristoranti italiani all’estero non sono italiani (scopriamo che sono in maggioranza australiani e messicani) e solo una piccola parte (9%) di questi ha seguito scuole, stage o tirocini nel nostro Paese.


Il piatto della tradizione italiana maggiormente tradito nei ristoranti italiani all’estero?

Al primo posto c’è la pizza e, a seguire il tiramisù, le lasagne, le scaloppine di vitello e la pasta al ragù. Tra le ricette più “abusate” spiccano numerosi piatti tipici regionali, in primis gli spaghetti alla bolognese, i ravioli, gli spaghetti alle vongole, l’ossobuco e i saltimbocca alla romana. Ma il rovescio positivo della medaglia è che la cucina italiana è la più imitata e “tradita” anche perché è la preferita per il 68% dei Paesi stranieri monitorati, seguita, a sorpresa, dalla cucina cinese (40%), dalla francese (38%) e dalla giapponese (17%). Un vero e proprio smacco per i cugini d’oltralpe. E la gastronomia italiana viene apprezzata all’estero in primo luogo perché considerata una cucina dai sapori eccellenti (85%); poi perché capace di trasformare il pasto in un vero e proprio rito collettivo (34%); infine per il suo aspetto salutistico, legato al suo essere cucina mediterranea e quindi sana (31%). Con un’immagine molto migliorata negli ultimi anni: “ottima” nel 57% e “buona” nel 43% dei casi. Le città con più ristoranti italiani? Melbourne con più di 1.000, seguita da Sidney, New York e Montreal con 500.

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