Presentato il Padiglione Usa per Expo 2015: una "piattaforma aperta al business"

La gestione del padiglione Usa è in mano a Friends of the Us Pavillion Milano

13/11/2013

Presentato il Padiglione Usa per Expo 2015:  una "piattaforma aperta al business"

Milano 13 novembre 2013. Questa mattina nella sede della società Expo 2015 di via Rovello a Milano, alla presenza, tra gli altri, del commissario unico Giuseppe Sala, dell'ambasciatore americano John Phillips e del Friends of the Us Pavillion, Simone Crolla è stato presentato il disegno di una delle piu' importanti strutture che occuperà il sito dell'Esposizione Universale: il padiglione statunitense da 45 milioni di dollari.
Un tassello importante di valorizzazione dell'Expo che come aveva annunciato nelle scorse settimane da Washington il premier Enrico Letta, dopo aver incontrato il presidente americano Barack Obama alla Casa Bianca. "Esprimo molta soddisfazione per il fatto che l'amministrazione Usa ha fatto il passo decisivo per la partecipazione degli Usa all'Expo. Per noi che siamo impegnati allo spasimo per il successo di Expo 2015 questa è un'ottima notizia", aveva sottolineato Letta.
Cosa che aveva scatenato una polemica da parte dal bioetico Gilberto Corbellini (dal titolo: “Expo no-ogm, grave errore” apparso su Il Sole 24 Ore del 28 ottobre 2013) che chiedeva di aprire l’Expo 2015 agli Ogm, altrimenti, secondo Corbellini (da sempre fautore degli Ogm in agricoltura) le aziende americane avrebbero boicottato l'Expo.

La presentazione di stamane del padiglione americano è una secca smentita agli auspici catastrofici di Corbellini e una conferma che gli Usa avranno un ruolo importante nell'Esposizione milanese, anche se, come aveva già chiarito il premier Letta "gli Stati Uniti hanno regole diverse, non è una partecipazione pubblica, ma di privati guidati da un percorso che il Dipartimento di Stato ha formalmente già avviato”.
La food security, feeding the planet, sono i temi sui quali si basa la partecipazione Usa e cari al Presidente Obama.
A prendere in mano la gestione del padiglione Usa è Friends of the Us Pavillion Milano (leggere questo l'articolo di Marco Valsecchi). Un’organizzazione non profit fondata apposta per progettare, costruire, finanziare e gestire la struttura statunitense che coinvolge una serie di soggetti tra cui la Camera di Commercio Americana in Italia. Il padiglione americano è intitolato "Cibo Americano 2.0: sostenibile, innovativo, salutare, imprenditoriale e delizioso".

La dichiarazione di Giuseppe Sala
"Gli americani sono arrivati. Ovviamente sappiamo tutti che l'adesione formale non c'è, ma mi pare un passo irreversibile. Supponiamo che l’adesione formale arrivi entro il mese di dicembre - ha commentato il commissario unico di Expo Giuseppe Sala -. Il finanziamento per l’Expo nel loro caso è fatto solo di soldi privati, ma in realtà chiedono aiuto ai privati anche altri Stati e questo è positivo per noi perchè significa che ci saranno ulteriori ricadute sul territorio. Continuiamo a dire che l'investimento complessivo dei paesi è pari a un miliardo, ma in realtà sto capendo che è molto di più. Siamo vicini alle 140 adesioni, penso che ci arriveremo entro la prossima settimana".

Come sarà il Padiglione Usa?
L'idea, illustrata stamane, e' quella di un gigantesco granaio a piu' piani, con una parete interamente coperta da vegetazione, con piante provenienti da tutti i 50 Stati, e un'altra da una grande installazione video. Poi un tetto giardino, un auditorium, una corte, spazi per gli incontri, un outlet e un ristorante da 100 posti dedicato a James Beard, mostro sacro della cucina a stelle e strisce, chef, autore di libri di ricette ed eroe televisivo delle massaie americane degli anni '50.

La Fondazione a lui dedicata, insieme con l'International culinary Center e la Camera di commercio americana in Italia, e' tra i protagonisti di "Friends of the Us pavilion", l'organizzazione no profit che secondo le norme degli Stati Uniti si occupa della ricerca fondi per la realizzazione del padiglione.
Per promuovere l' "American food 2.0" nelle sue definizioni di "sostenibile, innovativo, salutare, imprenditoriale e delizioso" (questo il tema del padiglione), un percorso "dalla fattoria alla tavola" per spiegare che il futuro dell'alimentazione e' fondato "sui valori del passato sposati con le innovazioni tecnologiche".

EXPO rilancerà l'Italia in crisi”, questa la frese utilizzata oggi dal quotidiano Italia Oggi nel titolare una intervista al Sottosegretario all'Esposizione Universale 2015. Maurizio Martina.
Nell'intervista si parla di bandi e incentivi che stanno arrivando e si dà anche notizia che ad organizzare il Padiglione del Vino forse non sarà solo Vinitaly e cioè VeronaFiere. Alla domanda di Luigi Chiarello Martina “Chi organizzerà il padiglione del vino?”, Martina risponde: “Nelle prossime settimane, anche su questo fronte, verrà messo a punto lo strumento. C'è un impegno in tal senso del ministro dell'agricoltura Nunzia De Girolamo. Padiglione Italia, Expo spa e ministero delle politiche agricole troveranno lo strumento giusto. La questione è importantissima -aggiunge Martina- la filiera vinicola è strategica e ha dimostrato di saper generare valore in questi anni”.
 
Riprendiamo, per la sua importanza,  una nota diffusa da Barilla Center for Food&Nutrition, nelle scorse settimane,  dopo l’incontro tra il premier Enrico Letta e il presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, che mette in primo piano i temi della sostenibilità.
La nota del Barilla Center for food&nutrition: ''Ispirandosi all'esempio del Protocollo di Kyoto, lanciato nel 1997 per salvaguardare l'ambiente - si leggeva nella nota del Barilla Center for Food & Nutrition - l'Expo italiano può essere l'occasione per sottoscrivere un trattato che ponga le basi per un futuro sostenibile in cui le persone e il pianeta vivano in armonia. Un ipotetico Protocollo di potrebbe partire dalle considerazioni sui paradossi del cibo che affliggono il mondo''. Paradossi come l'''accesso ed eccesso di cibo'' con ''quasi un miliardo di persone che non ha accesso al cibo e un numero equivalente di persone che mangia troppo e spesso male''; come il ''nutrire la gente, gli animali e le auto'' con un ''terzo della produzione di cibo nel mondo destinato all'alimentazione del bestiame e una quota crescente dei terreni agricoli dedicata alla produzione di biocarburante'' e come lo ''spreco alimentare'' visto che ''ogni anno 1,3 miliardi di tonnellate di cibo ancora commestibile sono sprecate''.
A tale riguardo, proseguiva la nota Barilla Center for Food & Nutrition, l'auspicio ''è che si possa giungere ad un accordo mondiale sul cibo, sottoscrivendo degli impegni precisi per combattere tali paradossi''. Impegno come ''educazione alimentare e a stili di vita sani; riforme agrarie e lotta alla speculazione finanziaria e lotta allo spreco alimentare: le Parti - precisa la nota - dovrebbero fissare l'obiettivo di ridurre del 50% lo spreco alimentare entro il 2020, tramite campagne mirate ad accrescere la consapevolezza del fenomeno e accordi di lungo termine sulle filiere agricole volti a migliorare la pianificazione alimentare''.
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