Prodotti tipici, come cambiano le regole con il TTIP

Martedì 14 e mercoledì 15 aprile presso la Facoltà di economia dell’Università di Parma

03/04/2015

Prodotti tipici, come cambiano le regole con il TTIP
Parma 3 aprile 2015. Un dialogo aperto tra le due sponde dell’Atlantico che porterà novità sulle tavole di tutti, a partire dall’apertura delle barriere dello scambio commerciale in una vasta gamma di settori. Una discussione sulle possibili scelte nell’interesse di cittadini e imprese che trova il suo nodo principale nel connubio tra informazione e sicurezza. Parte da Parma la prima proposta di discussione a livello europeo sul TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) e agroalimentare di qualità, con il convegno “Prodotti tipici e proprietà intellettuale: gli scenari degli accordi commerciali tra Europa e Usa”, organizzato dall’Associazione degli economisti agrari europei, in collaborazione con la Facoltà di economia dell’Università degli studi di Parma, martedì 14 e mercoledì 15 aprile, presso il Dipartimento di economia, in via Kennedy 6 a Parma.

Obiettivo è offrire una riflessione che, a partire da esperti internazionali e politici del settore, coinvolga imprese e società civile, grazie all’opportunità di valutare la sostenibilità ambientale e sociale delle possibili scelte, in particolare, sul commercio dei beni alimentari di qualità, sull’alimentazione e sulla sostenibilità delle aree rurali. I temi in programma spaziano dalla protezione legale e istituzionale per i marchi di indicazione geografica, alla prospettiva di commercio di questi prodotti in Europa e fuori di essa, fino ad arrivare a toccare le esigenze dei consumatori – soprattutto informazione, qualità e salubrità –, senza trascurare la sostenibilità delle realtà locali. Tutto alla luce del tema più ampio del cibo come opportunità di vita, promosso da EXPO 2015.
Oltre ai circa 50 contributi di studiosi di diverse università e centri di ricerca internazionali, il convegno propone contributi di relatori che rappresentano, a livello mondiale, le istituzioni che seguono da vicino l’evoluzione dei negoziati, tra cui:
  • Raimondo Serra, direzione generale Agricoltura e Sviluppo Rurale e Relazioni Internazionali Bilaterali con le Americhe della Commissione europea: The Protection of Geographical Indications in TTIP: a Mission Possible
  • Riccardo Deserti, vice presidente Organizzazione per una Rete internazionale delle Indicazioni geografiche (oriGIn): A fresh look at Gis in the TTIP. A tremendous opportunity in terms of sustainable development for farmers on both sides of the Atlantic
  • Bruce A. Babcock, docente della Iowa State University (USA): Common Names or Protected Property? A US Perspective on Strengthening GI Protection
  • Emilie Vandecandelaere, FAO: Geographical Indications as a Tool for Supporting Sustainable Food Systems
La conclusione dei lavori sarà dedicata a una tavola rotonda, presieduta e coordinata da Giovanni Anania, presidente dell’Associazione degli economisti agrari europei (EAAE), sul tema ”Questioni aperte per le indicazioni geografiche nell’ambito del TTIP”. I contributi giungono da: Paolo De Castro, della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Giuseppe Romanini, Commissione agricoltura Parlamento, Simona Caselli, assessore regionale all’agricoltura e allo sviluppo rurale, Riccardo Deserti, direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Simone Calzi, dell’ufficio legale del Consorzio del prosciutto di Parma e Federico Desimoni, direttore del Consorzio dell’aceto balsamico di Modena.
“Il rischio, nel trascurare il dibattito – afferma Filippo Arfini, docente di Economia agroalimentare della Università di Parma e promotore del seminario – è ritrovarsi con scelte fatte a favore della quantità e a discapito della qualità, con l’evidente conseguenza di danneggiare la comunità rurale che, nel nostro paese e in Europa, raccoglie attorno a sé garanzie di tradizione e salubrità, fornendo prospettive di cultura e di sostenibilità economica”.
Il desiderio di far ripartire l’economia con accordi commerciali di ridotta protezione, in un contesto di crisi viva, potrebbe spingere i governi ad abbassare la guardia su principi che tutelano le produzioni di origine pur di tornare a crescere? Questa è la preoccupazione che animerà la discussione sul negoziato a fronte di un’opportunità unica per migliorare l’accesso delle produzioni agroalimentare europee di qualità negli Stati Uniti di America.
L’Unione europea infatti è il più importante esportatore di cibo nel mondo – 120 miliardi di euro nel 2013 – e registra una bilancia commerciale agricola in avanzo di 18,6 miliardi di euro. I prodotti alimentari e agricoli oggi costituiscono il 7% dell’export europeo. Gli accordi commerciali, sempre meno multi-laterali (stagnazione dei negoziati del WTO) e sempre più intra-regionali tra l’Europa e altri importanti attori globali (ne sono un recente esempio gli accordi CETA con il Canada), forniscono significative opportunità di crescita all’occupazione e più in generale all’economia, ma occorre comprenderne le implicazioni per le imprese e per la società europea.

Sul sito http://www.145eaae2015.unipr.it/ è possibile consultare il programma dettagliato del seminario che ha un indirizzo di posta elettronica dedicato alla sua segreteria organizzativa: 145EAAE2015@unipr.it. La lingua di lavoro del seminario è l’inglese.
 
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