Roccamontepiano: piccoli grandi produttori di Vino Cotto d'Abruzzo

Seconda puntata: #scoprilabruzzo “lungo le vie della transumanza”

18/04/2016

Roccamontepiano: piccoli grandi produttori di Vino Cotto d'Abruzzo
di Giuseppe Simigliani

Siamo andati ai piedi della Maiella, in Abruzzo, alla scoperta delle origini del Vino Cotto di Roccamontepiano, una reliquia della nostra cultura. Abbiamo visitato il centro di produzione dell’associazione dei produttori di Vino Cotto d’Abruzzo, che aprirà i battenti in occasione della prossima vendemmia. Siamo stati accolti in una delle cantine centenarie della zona e abbiamo degustato un vino cotto invecchiato oltre 40 anni.

Il Press Tour #scoprilabruzzo “lungo le vie della transumanza”, che ha coinvolto diversi giornalisti in un percorso nella provincia di Chieti, ci ha portati a Roccamontepiano, paese situato a circa 500 metri s.l.m., ai piedi della Maiella e non lontano dal mare Adriatico. Ad accoglierci nella sede dell’Associazione dei Produttori di Vino Cotto di Roccamontepiano, l’arch. Camillo Conti, Presidente dell’associazione, il sindaco dott. Orlando Donatucci e Massimo Donatucci, produttore di vino cotto, che ci guideranno alla scoperta della storia e delle tecniche di produzione nella tradizione di Roccamontepiano. Qui si stanno creando le condizioni per commercializzare un prodotto di qualità della tradizione abruzzese.

Lo scrittore romano Plinio secondo, circa duemila anni fa nel libro Historie Naturale scriveva: “i cotti hanno il sapor loro e non quello del vino e rappresentano il frutto dell’ingegno dell’uomo”; nei secoli il processo di produzione è cambiato ben poco. Il vino cotto è un prodotto diffuso sia nelle Marche sia in Abruzzo, in entrambe le regioni adriatiche abbiamo due prodotti di alta qualità, ma con caratteristiche differenti, che derivano dal diverso tempo di cottura e la conseguente riduzione di volume del mosto. Il vino cotto di Roccamontepiano infatti si caratterizza per una lenta cottura del mosto, che dura diverse ore e, a volte, un'intera giornata. In questo modo il volume iniziale del mosto viene ridotto ad un 20-30%, sarà poi l’aggiunta di mosto fresco a riportarlo al volume iniziale.
A Roccamontepiano e nei paesi limitrofi, la produzione di vino cotto vanta una tradizione secolare, basta pensare che in occasione della nascita di un figlio, la tradizione popolare, tuttora rispettata, vuole che i genitori preparino una botticella di vino cotto, che verrà aperta il giorno del matrimonio del nascituro. L'invenzione del vino cotto deriva dall'altitudine di questi luoghi pedemontani, dove non si rinunciava alla coltivazione della vite, tuttavia a queste altezze le uve spesso non godevano di un contenuto zuccherino adeguato, l'ingegno dell'uomo ha così pensato bene di concentrare i mosti attraverso la cottura, e di utilizzare questo mosto cotto per sostenere la fermentazione del mosto fresco. Il prodotto finale è il risultato della fermentazione di mosto fresco e mosto cotto, la gradazione alcolica sviluppata si aggira intorno ai 15 gradi.

Accompagnati da numerosi cittadini di Roccamontepiano, che ringraziamo per la calorosa accoglienza, visitiamo la cantina privata del sig. Giovanni, che ci mostra fieramente le sue botti, lasciate invecchiare in una sorta di grotta in pietra. È presumibile che l'età delle botti sia la stessa del sig. Giovanni. Il vino cotto che degustiamo ha un bel colore ambrato e un gusto memorabile, ogni sorso racconta una storia di caramello e miele, aromi fruttati di prugna, fico e note speziate di liquirizia. Il vino cotto di Roccamontepiano possiamo abbinarlo con della pasticceria secca, ma molti abruzzesi preferiscono considerarlo un vino da fine pasto e soprattutto da meditazione.
Così come il sig. Giovanni, sono numerosi i piccoli produttori di vino cotto nella zona, ogni famiglia, ogni anno, sceglie le migliori uve e rispolvera il pentolone di rame, dove inizia la cottura del mosto, che dura un'intera giornata. La tradizione e le leggi della chimica impongono di inserire all'interno del pentolone un pezzo di ferro e un piatto rotto, il primo pare che funga da anodo per attrarre il rame, il secondo regolarizza l'ebollizione grazie alla porosità della terracotta. Si prediligono i vitigni autoctoni, a bacca bianca e/o a bacca rossa, quali Trebbiano e Montepulciano d'Abruzzo, le ricette giocano sulla varietà delle uve, che possono differire tra le uve del mosto in cottura e le uve del mosto fresco che viene aggiunto successivamente. Il cosiddetto mosto cotto verrà successivamente travasato in delle botti, dove si aggiungerà del mosto fresco, favorendo la fermentazione. In seguito inizierà il lungo invecchiamento. Alcuni ingredienti segreti sono tramandati di padre in figlio e sono custoditi gelosamente, c'è chi consiglia di inserire una mela cotogna nel mosto in cottura, chi un melograno, chi invece preferisce non aggiungere nulla.

Grazie ad un progetto promosso dal GAL Maiella Verde, questa tradizione potrà emergere dalle cantine private e il vino cotto di Roccamontepiano potrà finalmente affacciarsi sul mercato. L’associazione dei produttori di Vino Cotto di Roccamontepiano ha costituito un laboratorio artigianale, un centro collettivo con delle attrezzature all’avanguardia, dove i piccoli produttori della zona potranno recarsi con le proprie uve e preparare il vino cotto. Ci sono ancora diversi dettagli da approfondire, ma alcune prove di cottura del mosto sono state effettuate con successo e c'è grande attesa.
Non ci resta che trovare un pezzo di ferro, un piatto rotto e aspettare la prossima vendemmia.
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