Sassari, comunità in cammino verso una nuova identità tra turismo, agricoltura e cultura

16/06/2017

Presentato venerdì a Sassari lo studio “Fare Comunità nella Comunità di Sassari”, dell’istituto di ricerca Aaster diretto da Aldo Bonomi. Un’indagine sulle dinamiche che attraversano la città e i suoi cittadini in questo momento di profondo cambiamento.

Sassari, città terziaria e “capitale ombra” della Sardegna senza portafoglio, capoluogo dal retroterra agricolo e pastorale, luogo di commercio e centro finanziario dell’isola. Un microcosmo che riproduce i tratti distintivi della Sardegna, ma che dopo una crisi più che decennale si rimette lentamente in cammino costruendo una nuova identità.

Di questa comunità sfaccettata e a tratti ancora incerta racconta lo studio dell’istituto di ricerca Aaster, incaricato da Conad di condurre una ricerca sulla comunità locale sassarese per comprendere i fenomeni che la attraversano in questi tempi di profondo cambiamento sociale, culturale ed economico.

Lo studio è stato presentato nel corso del dibattito “Fare Comunità nella Comunità di Sassari”, nella Sala convegni ex Infermeria San Pietro, evento che si inserisce nell’ambito dell’iniziativa Conad Il Grande Viaggio Insieme. (QUI lo SPECIALE di INformaCIBO by Saporie dedicato all'evento Conad)

Con Aldo Bonomi, direttore del Consorzio Aaster e coordinati dalla giornalista di Oggi Marianna Aprile hanno partecipato alla presentazione e al  dibattito, il sindaco di Sassari Nicola Sanna, il dirigente scolastico dell’Istituto Tecnico Agrario “Pellegrini” Paolo Acone, l’imprenditrice Silvia Loriga, titolare Eles Italia, Augusto Navone, direttore dell’Area Marina Protetta di Tavolara, Mario Podda, consigliere Consorzio Industriale Provinciale Sassari. Con loro sul palco Gianfranco Addis, vice direttore Caritas Turritana e Francesco Pugliese, Amministratore delegato Conad.

Un momento della presentazione della ricerca Aaster

Come emerge dall’indagine Aaster, la morfologia economico sociale del sassarese è stata segnata nel recente passato da quattro grandi fenomeni, primo tra tutti la chiusura dello stabilimento petrolchimico di Porto Torres, che a partire dalla metà degli anni ’70 aveva dato vita a una vera e propria comunità industriale e stravolto paesaggio e vocazione dell’intero territorio.

Parallelamente allo sgretolarsi dell’identità legata al polo produttivo, Sassari ha assistito al dissolversi della filiera dell’edilizia, fino a un decennio fa altro asse portante dell’economia del territorio, e il progressivo svuotamento dei centri abitati da parte della popolazione più giovane e scolarizzata. Lo scenario economico veniva completato dal “crollo” di alcune filiere economiche dell’interno, come quella legata all’artigianato o al comparto lattiero-caseario.

Questi processi, com’è naturale, hanno aggravato gli effetti della dura recessione economica che ha colpito l’Italia intera. La provincia sassarese è in Sardegna quella che ha registrato il più forte calo del valore aggiunto pro capite dal 2011, con tassi di disoccupazione giovanile che ancora oggi superano il 60%.

Da dove ripartire? Se lo chiede la comunità guardando agli eventi degli ultimi anni. Ma, come sottolinea lo studio Aaster, la popolazione ha già avviato una metamorfosi socio-economica che la sta proiettando verso il domani, e da dove emergono elementi di rottura positivi. Si intravede la nascita di una nuova generazione di giovani imprenditori agricoli orientati alla qualità e alla valorizzazione delle tipicità, mentre – denota Aaster - la presenza della facoltà di Agraria e di istituti tecnici come l’IIS Pellegrini di Sassari stanno dando impulso a una nuova forma di agricoltura che punta all’innovazione alla ricerca.

Anche il settore del food, con l’affermazione e il consolidamento di imprese di eccellenza come Cantine Sella e Mosca o Santa Maria la Palma per il comparto vinicolo, Domenico Manca per l’oleario, Fratelli Pinna per il lattiero-caseario, lascia intravedere la via verso la ripresa, mentre sul mercato si affacciano le nuove generazioni di produttori artigianali, che irrompono nel settore con la loro portata innovativa e le loro trovate di marketing (una su tutte, il pecorino di Osilo, presidio Slow Food e padre dello slogan “adotta una pecora a distanza”).

La Sassari di oggi sa che può puntare anche sul turismo, un driver che fino a ieri è stato trascurato se paragonato a quanto accaduto in altre aree della Sardegna. La comunità non si sta limitando a valorizzare le località balneari già note e attrattive – Alghero, Stintino, Castelsardo - ma sta diversificando l’offerta modulandola sulle nuove sensibilità turistiche. Una scelta “moderna” che favorisce la valorizzazione di altri importanti patrimoni locali, da quello naturalistico a quello archeologico, da quello storico-culturale a quello enogastronomico. La cultura sta giocando un ruolo di primo piano in questa partita: progetti di innovazione culturale, Festival e iniziative stanno caratterizzando, da qualche anno a questa parte, le attività e i calendari dei comuni della provincia.

Un altro fattore che caratterizza la comunità locale – denota infine Aaster - è la vivacità del tessuto associativo e la tendenza naturale alla cooperazione. Ne sono un esempio le esperienze dei lavoratori di Osolex e Turris Slives, che hanno rilevato le aziende in disfacimento unendosi in cooperativa, o le nuove realtà cooperative che stanno sorgendo in settori di nicchia come il turismo solidale e l’agricoltura sociale.

Accanto a loro si fa strada, anche se lentamente e in misura non paragonabile a ciò che accade a Cagliari, un terziario avanzato, che trova la sua espressione in aziende come Abinsula, la start up pluripremiata specializzata in software per automotive.

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