Si chiama Prosciutto di Parma anche in Canada. Firmato l’accordo di libero scambio UE Canada

15/02/2017

Si chiama Prosciutto di Parma anche in Canada. Firmato l’accordo di libero scambio UE Canada

Parma, 15  febbraio 2017 - Risultato storico per il Prosciutto di Parma che prende possesso del proprio nome in Canada a seguito dell’accordo di libero scambio. CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) � tra Unione Europea e il Canada approvato oggi dal Parlamento europeo.

Il CETA infatti introduce, tra le altre cose, un quadro di riferimento per la disciplina delle Indicazioni Geografiche a cui sono riconosciuti uno status speciale e una maggiore protezione sul mercato canadese.
Nello specifico, l’intesa prevede la coesistenza della denominazione “Prosciutto di Parma” e del marchio “Parma” attualmente detenuto dalla società canadese Maple Leaf.

"E’ un traguardo tanto atteso - ha dichiarato Vittorio Capanna, presidente del Consorzio del Prosciutto di Parma -che premia la tenacia dei nostri produttori che finalmente potranno vendere il nostro Prosciutto sul mercato canadese con la corretta denominazione «Prosciutto di Parma». Avremmo preferito indubbiamente una tutela assoluta del Prosciutto di Parma con la cancellazione del marchio concorrente, ma ci rendiamo conto che il compromesso raggiunto è l’unico possibile e assicura comunque una protezione legale al nostro prodotto".

Da oltre 20 anni, il Prosciutto di Parma era infatti venduto in Canada come “The Original Prosciutto/Le Jambon Original”, mentre esiste un prosciutto crudo canadese venduto regolarmente con il marchio registrato “Parma”. Negli anni il Consorzio del Prosciutto di Parma ha promosso diverse azioni legali chiedendo la cancellazione del marchio, ma con esito negativo. 

"Vivevamo una situazione molto singolare -ha continuato Stefano Fanti, direttore del Consorzio. -A causa di tale registrazione e non potendo quindi utilizzare il nostro nome, ci era anche preclusa qualsiasi attività promozionale a favore del nostro prodotto. Tutto questo a danno anche del consumatore canadese che, senza un’adeguata informazione, poteva essere facilmente ingannato da un prosciutto spacciato come Parma che con il Parma non ha nulla a che vedere".

"Ora, grazie all’intensa tra Unione Europea e Canada, potremo utilizzare legittimamente la denominazione «Prosciutto di Parma» e investire sulla nostra marca per sviluppare le nostre esportazioni che attualmente si attestano intorno ai 70.000 prosciutti all’anno. E’ un risultato concreto e positivo del quale ci sentiamo di ringraziare il Governo italiano, la Commissione Europea e i parlamentari italiani a Bruxelles per l’impegno profuso in tutti questi anni". 

Agricoltura e Indicazioni di origine

Con il Ceta il Canada si è impegnato a aprire il suo mercato a formaggi, vini e bevande alcoliche, prodotti ortofrutticoli e trasformati. Tutte i prodotti importanti dovranno essere conformi alle disposizioni dell'Ue, per esempio sulla carne agli ormoni. Il Canada ha accettato di proteggere 143 prodotti tipici che beneficiano dell'indicazione di origine, come il formaggio francese Roquefort.

Per l'Italia, il Ceta prevede la protezione di 41 prodotti di denominazione di origine: dalla bresaola della Valtellina all'aceto Balsamico di Modena, passando per la Mozzarella di Bufala Campana e il Prosciutto di Parma. I prodotti europei godranno di una protezione dalle imitazioni analoga a quella offerta dal diritto dell'Unione e non correranno più il rischio di essere considerati prodotti generici in Canada.

La dichiarazione del presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Alessandro Bezzi

Soddisfazione, da parte del Consorzio del Parmigiano Reggiano, per l'approvazione del trattato commerciale tra Unione Europea e Canada (Ceta).

"Non spetta a noi entrare nel merito complessivo dell'intesa Il vantaggio per i nostri produttori - sottolinea il presidente del Consorzio, Alessandro Bezzi - ma il buon esito per i nostri produttori si riscontra su due fattori, ovvero sul raddoppio della quota dei formaggi comunitari esportabilii e, a maggior ragione, sull'avvio di nuovi meccanismi di protezione rispetto alle imitazioni e alle contraffazioni".

"Se si considera il fatto che il Canada sta già facendo segnare costanti e rilevanti aumenti delle importazioni di Parmigiano Reggiano (oltre il 12% nel 2016), è evidente - spiega Bezzi - che con la firma del trattato si potranno cogliere al meglio le opportunità commerciali che nel Paese nordamericano abbiamo costruito con forti azioni di comunicazione e, soprattutto, con accordi che hanno interessato le maggiori catene distributive canadesi".
"Il trattato commerciale
- osserva Bezzi - non interviene in modo del tutto restrittivo sulle produzioni canadesi che si ispirano alla Dop originale (con l'uso, ad esempio, della denominazione "parmesan"), ma vieta di associarle ad elementi di "italian sounding" (il tricolore, città o monumenti italiani, ecc.) che risultano ingannevoli per i consumatori".

"Questo passaggio - sottolinea il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano - assume una straordinaria rilevanza anche come precedente in vista dell'auspicabile ripresa dei negoziati Ttip con gli Stati Uniti, dove questi fenomeni sono diffusissimi (ben più che in Canada) e, ingannando i consumatori, danneggiano i nostri produttori".

"In questa fase - conclude Bezzi - era comunque assai improbabile ottenere di più, e in attesa di sviluppi degli accordi che incidano maggiormente sulla tutela delle denominazioni, grazie al lavoro impostato con gli esportatori e con le catene distributive riteniamo si aprano comunque migliori spazi per l'affermazione del Parmigiano Reggiano sul mercato canadese".

Soddisfazione è stata espressa anche da Paolo De Castro, primo vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo: “Con il Ceta l’Unione europea fa un accordo con una potenza economica atlantica, mantenendo i suoi standard sanitari e ambientali e compiendo un primo e concreto passo avanti nella lotta all’italian sounding. A beneficiare dell’accordo saranno anche i produttori di vino, di olio extravergine e di prodotti lattiero caseari con risparmi pari a 500 milioni di euro l’anno per l’abbattimento dei dazi doganali”.

“La sfida attuale – ha aggiunto De Castro – è siglare accordi con altri Paesi con l’obiettivo di agevolare gli scambi commerciali, garantendo al contempo gli alti standard qualitativi con i quali sono tutelati i cittadini europei”.

Positivo l’accordo anche per Agrinsieme. “L’apertura di nuovi mercati rappresenta una priorità imprescindibile per l’agroalimentare italiano, specie se si tratta di mercati in Paesi con una ricchezza pro-capite alta, con standard simili a quelli europei. Per questo, l’accordo commerciale di libero scambio con il Canada rappresenta una risorsa e un’opportunità importante per il sistema agroalimentare Made in Italy”: così Giorgio Mercuri, coordinatore di Agrinsieme, il coordinamento tra Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Cia, Confagricoltura e Copagri, commenta la notizia del voto favorevole del Parlamento europeo all’accordo Ue-Canada sul Ceta.

Fuori dal coro di consensi Slow Food che ha evidenziato come il Ceta tutelerebbe solo una piccolissima parte dei 1.300 prodotti alimentari a indicazione geografica, 2.800 vini e 330 distillati prodotti in Europa.

Ma la logica della scelta, come precisa Denis Pantini, direttore dell’Area Agroalimentare di Nomisma, sta però nel fatto che le prime 10 Dop/Igp italiane valgono oltre l’80% di tutto il paniere (oltre 290 prodotti), il che significa che più di 250 Dop/Igp sono vendute al massimo nel mercato locale/regionale e non vengono quindi esportate. Di conseguenza, chi si metterebbe a copiare un prodotto che non ha mercato? Che senso ha tutelare una Dop/Igp che non conoscono nemmeno gli italiani, figurarsi i canadesi?
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